DerbyDerbyDerby Editoriali Mondiali 1966, Portogallo-Corea del Nord 5-3: il poker di Eusebio, cosmonauta come Ulisse

Mondiali 1966, Portogallo-Corea del Nord 5-3: il poker di Eusebio, cosmonauta come Ulisse

Pietro Rusconi
La sfida inedita e inaspettata fra portoghesi e coreani ha dato luogo ad una delle prestazioni individuali più dominanti di sempre: la consacrazione del bomber del Benfica

"Nacque destinato a lustrare scarpe, vendere noccioline o borseggiare la gente distratta. Da bambino lo chiamavano Ninguém (niente, nessuno). Figlio di madre vedova, giocava a pallone coi suoi molti fratelli negli spiazzi di periferia, dalla mattina alla sera. Fece il suo ingresso sui campi correndo come può correre solo chi fugge dalla polizia o dalla miseria che gli morde i talloni. E così, tirando e zigzagando, divenne Campione d'Europa a vent'anni. Allora lo chiamarono la Pantera [...]".

Eduardo Galeano, nel suo celebre "Splendori e miserie del gioco del calcio", descrive così quell'iradiddio di Eusebio. Il fenomeno portoghese arriva al Mondiale del 1966 con un Pallone d'oro, innumerevoli riconoscimenti individuali e una Coppa dei Campioni sulle spalle. Eppure, per affermarsi e consacrarsi eternamente nel calcio gli manca compiere un'impresa storica con la sua nazionale. Perciò, qualcuno dall'alto decide di aiutarlo e gli mette in scena l'opera adatta, creata su misura per lui: Portogallo-Corea del Nord .

La Coppa del Mondo 1966

Eusebio, al centro, festeggia il secondo gol del Portogallo nella partita del Gruppo C contro il Brasile a Goodison Park durante i Mondiali del 1966 in Inghilterra, il 19 luglio 1966. Il Portogallo vinse la partita per 3-1. (Foto di Central Press/Hulton Archive/Getty Images)

Nel pieno del fervore degli anni '60, con tutte le trame geopolitiche e rivoluzionarie del tempo, l'Inghilterra prende l'onore e l'onere di ospitare la competizione sportiva più importante dell'intero mondo. Per un momento, non si parla più della sanguinosa guerra in Vietnam o dei libretti rossi di Mao. È l'ultimo Mondiale di Garrincha, uno dei pionieri del calcio bailado brasiliano e autentico giocoliere col pallone. Tuttavia, è anche il primo interamente tramesso in diretta via satellite.

La Corea Del Nord, qualificata a sorpresa alla sua prima competizione intercontinentale, si trova in un girone di ferro con URSS, Italia e Cile. Inaspettatamente, i coreani vincono contro gli azzurri e Pier Paolo Pasolini dirà: "Mazzola e Rivera giocano un calcio di buona prosa interrotta da versi folgoranti, ma il dentista (riferimento a Pak, l'autore dell'1-0 asiatico) li lasciò muti". La Corea del Nord termina così al secondo posto con 3 punti, superando l'Italia a 2, ma venendo preceduta dall'Unione Sovietica a 6.

Il Portogallo, anch'esso alla sua prima partecipazione mondiale, affronta con grande esuberanza, data anche dalla giovanissima età, un girone tosto con Ungheria, Brasile e Bulgaria. I verdeoro arrivano da due successi di fila (1958 e 1962), ovviamente grazie al genio brasiliano di O'Rei, Pelé. Eppure qualcosa va storto e nel Mondiale inglese arrivano solo terzi con 2 punti. Eusebio fa fuoco e fiamme e conduce ai quarti il Portogallo. Doppietta al Brasile degli extraterrestri e passaggio del girone come primi, imbattuti.

Il traumatico inizio di Portogallo-Corea del Nord

La selezione dei cinque giunge così alla fase finale della competizione con una certa autorevolezza: anche loro possono intervenire contro il dominio di Unione Sovietica e Germania Ovest. Avere Eusebio cambia tutte le carte in tavola e i coreani lo sanno fin troppo bene. Il 23 luglio 1966, al Goodison Park di Liverpool, 30 mila spettatori sono pronti a gustarsi un inedito quarto di finale. Otto Glória schiera un Portogallo spregiudicato e iper offensivo, puntando sempre sulle tre punte. Tuttavia, questo approccio gli si rivela fatale per la prima parte di gara. Dopo 1 solo minuto ecco che i coreani imbucano subito l'1-0.

Il dentista Pak spara un mancino da fuori area che apre le danze nello stadio dell'Everton. "Corea Cha Cha Cha", al ritmo delle musiche intonate sugli spalti ecco che la nazionale sorpresa parte in ripartenze fulminee, approfittando delle rischiose avanzate portoghesi. Al 22' e al 25', Li Dong-woo e Yang Seung-kook fissano il risultato sul 3-0 ed è notte fonda per la nazionale di Otto Glória. A sembrare gli underdog ora sono proprio loro e forse questa Corea potrebbe diventare una vera e propria pretender per il titolo. Tuttavia, questi pensieri svolazzati nelle menti dei tifosi inglesi presenti allo stadio, dei calciatori in campo e degli appassionati incollati alla tv, non hanno preso in considerazione la variabile Eusebio.

"Nemo (nessuno) mi chiamo, Nemo mi chiamano madre e padre..."

L'attaccante portoghese Eusebio in lacrime dopo la sconfitta del Portogallo contro l'Inghilterra nella semifinale dei Mondiali del 1966 allo stadio di Wembley, il 26 luglio 1966. (Foto di Central Press/Hulton Archive/Getty Images)

Così Ulisse rispondeva astutamente al ciclope Polifemo, sfuggendo dalla sua imponente marcatura. I Wu Ming parlano di Ulisse come il primo cosmonauta della storia e questo piccolo dettaglio era già stato notato dallo scrittore francese Jules Verne. Il capitano Nemo è colui che per la prima volta ha sondato l'oscuro mondo degli abissi. È paradossale che Nessuno sia sempre la forma più adatta alla figura dell'esploratore di mondi ignoti, nascosti e tenebrosi. L'esistenza di Nemo si valuta per il coraggio che ha nell'oltrepassare i limiti umani: solo non potendo essere può assumere il gravoso compito della sperimentazione dis-umana. Chissà se Galeano, quando parla delle origini umili di Eusebio, ninguém, pensava in piccola parte ad un suo ruolo mitico.

La Pantera nera, in quella giornata inglese, decide di diventare il cosmonauta degli immaginari collettivi dei calciofili e non. Due minuti dopo la rete del 3-0, inizia il viaggio del nostro esploratore. Un tocco estremamente rapido, di puro istinto, permette al bomber portoghese di anticipare difensore e portiere per siglare il 3-1. Dopodiché, giunge immediata la doppietta grazie ad un calcio di rigore. A fine primo tempo il risultato è già differente, lo shock è parzialmente riassorbito.

Il gol del pareggio è un altro movimento da pantera. Qualsiasi individuo provi a intervenire ha già fallito, è già troppo in ritardo rispetto all'agilità felina di Eusebio. Un semplice tocco preciso e potente che va a finire dritto nella rete. Non servono voli pindarici per essere un cosmonauta, a volte, basta solo un po' di sagacia. Una tripletta sembrerebbe già essere sufficiente per "nessuno", ma le colonne di Ercole non sono ancora state varcate. Così, Eusebio raccoglie palla a centrocampo e senza alcuna fatica si trasporta nell'area coreana. Lui, extra-terrestre del campo con il dono dell'ubiquità.

Portogallo-Corea del Nord 5-3, il viaggio mitologico di Eusebio

Il nordcoreano Lim Zoong-Sun affronta Eusebio nei quarti di finale della Coppa del Mondo contro il Portogallo a Goodison Park. Il Portogallo vinse la partita per 5-2, il 23 luglio 1966. (Foto di Central Press/Hulton Archive/Getty Images)

La pantera sta per attaccare la sua ultima preda ma all'ultimo ecco che interviene a gamba tesa un centrale coreano. L'imprevisto nel viaggio esiste è inevitabile e non sempre porta eventi funesti. Eusebio zoppica, ma ormai il rigore è stato assegnato. Neanche a dirlo, l'orizzonte viene raggiunto e superato. Nonostante la ferita, il trauma iniziale e la solitudine, Nemo ha portato una grande quantità di persone in spazi e luoghi mai visti e/o immaginati. Movimenti felini che ricordano territori caldi e misteriosi, mentre adesso sono i coreani ad essere increduli dinanzi a quanto accaduto.

Eusebio segna il rigore del 4-3 e assisterà la testa di José Augusto per il 5-3 finale. L'(in)umano capace di rompere i catenacci tanto in voga nella competizione. Alla fine del torneo, concluso al terzo posto per il Portogallo, saranno 9 le reti del calciatore originario del Mozambico. Nessuno rimane disperso per sempre. Ulisse torna a casa, il capitano del Nautilus troverà nascondiglio su un'isola misteriosa ed Eusebio...

"Nel Mondiale del 1966, le sue zampate lasciarono un mucchio di avversari a terra e i suoi gol da angolazioni impossibili suscitarono ovazioni che sembravano non finire mai. Fu un africano del Mozambico il miglior giocatore di tutta la storia del Portogallo: Eusebio, gambe lunghe, braccia cadenti, sguardo triste".