Mondiali 2010, Uruguay-Ghana 1-1 (4-2 d.c.r): la mano di Luis Suarez, deus ex machina dell'epica Celeste
Le mani. Non esiste nulla di più dato per scontato delle mani. Ci si stropiccia gli occhi la mattina appena svegli, si tira la carta igienica, si prepara il caffè, si prende lo spazzolino... Alla fine della giornata si apre la birra, si accende la sigaretta, si apre il libro... Ogni azione è coordinata sin dal suo principio con queste parti del corpo. Procedono automatiche e ci si dimentica della loro esistenza. Sono dei potenti comunicatori, narrano molto della situazione e della persona che le utilizza. Tagliano lo spazio, lo attraversano e producono nuove dimensioni nella realtà. Ci sono mani che cambiano traiettorie biografiche e storie di nazioni. Storia e micro-storia. Lucio Fontana, attraverso i suoi due estremi arti superiori, era capace di creare la prima dimensione nel vuoto. Così, Luis Suarez e le sue mani hanno squarciato il campo in Uruguay-Ghana a Johannesburg.
Il cammino delle due squadre alla Coppa del Mondo 2010
Il 2 luglio 2010 vanno in scena i quarti di finale del Mondiale sudafricano. Al City Stadium di Johannesburg si sfidano due squadre arrivate alla competizione con obiettivi e storie differenti. L'Uruguay, campione nel '30 e nel '50, pensa al 2010 come un torneo in cui poter sognare di tornare ai vecchi fasti. L'attacco stellare composto da Diego Forlan, Luis Suarez ed Edinson Cavani permette alla celeste di sognare in grande, avendo vinto il Girone A e avendo passato gli ottavi con la Corea del Sud.
Il Ghana non teme gli uruguagi. Le black star hanno superato un girone complesso, perdendo solo con la Germania e agli ottavi di finale hanno sconfitto gli USA. Il trascinatore è quell'Asamoah Gyan passato per l'Italia con Modena e Udinese. Inoltre, la nazionale africana presenta nomi di rilievo come Kevin-Prince Boateng, i fratelli Ayew e Kwadwo Asamoah. Il Ghana non è favorito alla vigilia ma ha tutte le carte per sorprendere e arrivare ad una semifinale storica per le selezioni africane.
Uruguay-Ghana, l'equilibrio dell'epica
Nel filone letterario del poema epico, si tramandavano le gesta degli eroi e le leggende popolari per evidenziare i sistemi simbolico-valoriali della società. Le narrazioni delle battaglie presupponevano dei momenti di equilibrio. Il pathos deve poter attraversare i corpi dei lettori e degli ascoltatori, non può liquidare subito i vincenti e i perdenti. La tensione si insinua sotto pelle e cresce finché le viscere si contorcono, la pelle inizia a sudare e il cervello vola in tempi rapidissimi da un'immagine all'altra, da uno scenario ad un altro.Così, Uruguay-Ghana non fa emergere immediatamente il risultato. Fa crescere questo miscuglio nevrotico e ossessivo durante il match, concedendo e negando occasioni e possibilità ad entrambe le squadre. Il Ghana non ha timore, non abbassa lo sguardo dinanzi ai riccioli d'oro di Forlan e Sulley Muntari trova lo spiraglio giusto per portare avanti le black star. Un gollonzo a dire il vero, Muslera è fuori posizione quando l'ex Inter e Milan scarica una saetta da lontanissimo, che si insacca nell'angolino. Inizia il 2T e la tensione aumenta ancora di più. Proprio il numero 10 uruguagio, un uomo in missione in Sudafrica, mette a segno il pareggio su una punizione a dir poco velenosa. Saette, serpenti, capelli dorati ed errori umani. Ci sono tutti i presupposti per una cornice divina. Del resto, siamo nel campo dell'epica e si prepara il terreno per l'intervento diretto di Dio, o del Demonio. La moralità è messa a dura prova nella serata sudafricana.
L'intervento del deus ex machina
La partita prosegue, c'è qualche occasione per Suarez e Boateng, ma nessuno trova lo spunto giusto. Qualcuno ha deciso che si dovrà andare ai rigori. Una lotteria dove tutto quello che conta è la fortuna, avere la sorte dalla propria parte e farla sorridere. Tuttavia, nei minuti finali dei tempi supplementari entra in gioco la mano che squarcia l'Africa. Il Ghana attacca da una punizione laterale, Muslera buca l'uscita e Appiah prova ad approfittarne. Nulla, Luis Suarez si trova imperterrito sulla linea e blocca con le gambe. Il pallone però ribatte sulla testa di Dominic Adiyiah che a botta sicura è certo di portare il Ghana in semifinale per la prima volta nella sua storia.
Eppure, arriva l'intervento di una volontà esterna che blocca il pallone. Modifica le sinapsi di Luis Suarez che momentaneamente e assurdamente si trasforma in portiere. Il numero 9 che para con le mani ad un Mondiale di calcio. L'assurdo che si incarna nello Jabulani. Come i deus ex machina antichi, il pistolero viene calato dall'alto per intercettare questo pallone con le mani. Arti che irrompono nella quotidianità e la ribaltano e rigirano. Ma inaspettatamente, il risultato verrà capovolto ancora una volta...
Asamoah Gyan e il peso enorme di una nazione
È la fine per l'Uruguay. Certo, Suarez ha parato quel pallone ma ora ci sarà un rigore per il Ghana e uno dei suoi migliori rigoristi, nella lontana eventualità, non sarà disponibile. Luis però sembrerebbe aver capito come stanno le cose. Lo sguardo da provocatore, arrogante e saccente. Un piccolo Lucifero pronto a rovinarti il momento più bello della tua vita. Non lo fa con violenza, peggio. Il suo è uno scherzo beffardo, ti dona un attimo di immensa gioia e paradisi artificiali. Poi, il secondo successivo, la testa si fa pesante e il cuore cede alla realtà. Tutto torna grigio e lui, sorridendo passa alla prossima vittima.Asamoah Gyan ha trascinato la sua nazionale fino a quel momento. Tuttavia, la pressione non è misurabile. Nessuno potrà mai capire i macigni portati dal numero 3 sul dischetto del rigore. La mente si liquefà mentre il pallone pesa 800 kg. Vuvuzelas in sottofondo e una preghiera che questo pallone entri, la Storia deve essere fatta. Tutti si affidano a te, tu sei colui che salverà il calcio africano dalle potenze coloniali europee. In gioco c'è un riscatto storico sociale per un continente che non può competere per questioni strutturali-storiche.
Uruguay-Ghana, non c'è pace all'inferno per i giusti
Nessuno se l'è dimenticato quel rigore. Non parato, non uscito. La modalità più ingiusta del calcio: la traversa. Asamoah Gyan non ce l'ha fatta. È sul punto di crollare, sembra piangere. Suarez, fuori dal campo, invece usa ancora le mani. Le stringe a pugno ed esulta, ormai il passaggio è una formalità. Infatti, arriva la lotteria dei rigori. Una situazione che di meritocratico ha ben poco e la bravura è necessaria, ma mai quanto avere la mano giusta...
Rimane tutto amaro da qui in poi. Adesso, Gyan segna il suo rigore ma non basta più. È fuori dal tempo, è fuori dalla Storia. Arrivano gli errori di Mensah e Adiyiah per gli africani. Infine, un'altra beffa. El Loco Abreu butta fuori il Ghana nel modo più irriverente possibile. Non è bastato il ghigno di Suarez, le sue mani sante e la traversa di Gyan. No, Abreu prende il pallone e fa lo scavetto. 4-2 Uruguay e l'inferno attende i ghanesi, ancora attoniti dall'accaduto. L'uso delle mani e lo scherno: all'improvviso, il City Stadium di Johannesburg diventa un teatro greco. Satiri danzanti ballano, mentre maschere invocano pietà e giustizia dall'aldilà.
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