Paris Saint-Germain, da Dembélé a Kvaratskhelia per la nuova aristocrazia parigina
Sin dall'arrivo del presidente qatariota Nasser Al-Khelaïfi, il Paris Saint-Germain è stato il club delle grandi stelle: prima Beckham e Ibrahimović, poi Neymar, Mbappé e Messi. Questi sono solo alcuni dei grandi nomi passati per la capitale francese, una collezione di individualità che spesso risultavano superiori al sistema che le conteneva.
Oggi il club parigino sembra aver cambiato pelle: meno "galácticos" da copertina e più nobiltà tecnica distribuita. Si tratta di un'aristocrazia più meritocratica e costruita sul rendimento effettivo e non solo sul grande nome.
Il club prima dell'ego: il capolavoro di Luis Enrique
Il vero artefice della trasformazione del PSG è sicuramente Luis Enrique. L'allenatore spagnolo ha imposto il principio semplice e rivoluzionario che vede il club sopra ogni singolo. Il risultato di tale filosofia è una squadra feroce senza palla ma armonica in fase di possesso. Secondo i dati raccolti da The Guardian, il PSG è la seconda squadra per recuperi palla in Champions League, secondo solo all'Atlético Madrid. I parigini risultano così tra le migliori squadre europee per recuperi offensivi e pressing alto.
Dove una volta si amministrava il talento, oggi si aggredisce l'avversario a prescindere dal blasone che può avere un singolo. L'esempio pragmatico è quello di Ousmane Dembélé: spesso e volentieri il Pallone d'Oro francese ha adottato il compito di dover rientrare in difesa o di pressare in modo asfissiante e costante l'avversario.
Il cambio di rotta è stato positivo, non solo a livello tecnico-tattico, ma soprattutto a livello incisivo. I risultati lo dimostrano: Dembélé e compagni sono riusciti ad ottenere la loro prima vittoria della Champions League nella scorsa stagione, in finale nel clamoroso 5-0 contro l'Inter, e il 30 maggio avranno la possibilità di salire a quota 2, dopo solo un anno, vincendo la finale di Budapest contro l'Arsenal.
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Dembélé, finalmente adulto e decisivo
Per anni il talento di Ousmane Dembélé è stato oggetto di grande dibattito. Il suo dribbling devastante e le sue accelerazioni irreali si sono dovute scontrare con la sua fragile continuità. Il trasferimento al Barcellona per ben 150 milioni di euro ha sicuramente impedito al francese di esprimere le proprie capacità a causa della grande pressione mediatica e non solo.
Approdato al PSG nel 2023, oggi l'attaccante francese è nel pieno della sua maturazione, o come si dice oggi, sta vivendo il suo "prime". Nella semifinale di ritorno contro il Bayern Monaco per esempio, ha segnato dopo appena 3 minuti di gioco su assist di Kvaratskhelia, indirizzando la qualificazione verso la finale. Il dettaglio incisivo però non è il gol, bensì il lavoro senza palla. Si deve assolutamente sottolineare come Dembélé, come detto prima, sia determinate anche nel pressing e nei ripiegamenti difensivi. Con 18 gol e 9 assist stagionali, tra campionato e coppe, il francese non è solo un esterno d'attacco imprevedibile sotto porta, ma anche un vero leader tattico che Luis Enrique può vantare.
Kvaratskhelia, il principe georgiano
Se Dembélé è il talento rifiorito, Khvicha Kvaratskhelia è il volto nuovo del potere parigino. Arrivato dal Napoli con l'etichetta di talento raffinato, si è dimostrato brutale e incisivo pur mantenendo la sua eleganza calcistica che lo contraddistingue.
Nella stessa semifinale citata prima, il georgiano ha vinto 11 duelli su 15, completando ben 6 dribbling su 7 e servendo l'assist del vantaggio. Il dato che racconta la sua stagione è però un altro: 10 gol e 6 assist in Champions, con partecipazione diretta a 1 rete in 7 gare consecutive nella fase a eliminazione diretta della competizione. Numeri da assoluto fuoriclasse che, uniti alle doti tecniche e fisiche, rendono il talento georgiano un vero "principe" del club parigino.
Una rosa giovane e moderna
La nuova aristocrazia parigina non si limita alla "sola" presenza di Dembélé e Kvaratskhelia. Attorno a questi due colossi ruota una corte tecnica, giovane e funzionale. Alcuni dei nomi principali sono sicuramente quelli dei portoghesi Vitinha e Nuno Mendes: il primo un regista di ritmo e geometrie sensazionali, il secondo un terzino dotato di progressione devastante.Decisiva è sicuramente l'esperienza in difesa di uno come Marquinhos, che garantisce l'equilibrio dietro e che aiuta i giovani compagni di reparto nella crescita, e quella di Achraf Hakimi, esterno totale dotato di ottima copertura difensiva e di grande spinta in fase d'attacco. Infine è presente una nuova generazione di enormi talenti francesi composta principalmente da Désiré Doué e Bradley Barcola: entrambi dotati di una grande capacità nell'uno contro uno e di una grande rapidità.
Dal lusso sterile al potere vincente
Per anni il Paris Saint-Germain ha inseguito il prestigio europeo attraverso il mercato e i grandi nomi del calcio mondiale. Oggi la storia è cambiata, e con essa è cambiata anche la capacità del club di imporsi in Europa.
Dembélé, Kvaratskhelia e tutti i nomi precedentemente citati, sono il manifesto di un club ormai adulto che costruisce il suo potere attraverso il gioco e la coltivazione del talento senza basarsi solamente sul nome più blasonato. Se il passato parigino era visto come una monarchia assoluta composta da singoli, il presente assomiglia ad una repubblica costituita da grande talento ben organizzato. È proprio per questo che l'Europa, oggi, teme davvero Parigi.
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