La FIFA trema, Cordeiro sbatte la porta: "Vendere i Mondiali è un errore, mi dimetto"
Il grande calcio internazionale, a seguito dei Mondiali 2026, vive uno dei periodi più controversi della sua intera storia. Dopo tutte le polemiche scatenate dalla rassegna iridata americana, a causa della forte presenza politica di Trump, Gianni Infantino decide di crearsi ancora più terra bruciata attorno. Il presidente della FIFA mette agli atti l'idea di una clamorosa vendita delle quote commerciali dell'organizzazione. A seguito di questa decisione, Carlos Cordeiro, consigliere senior dello stesso Infantino ed ex numero uno della federazione statunitense, si dimette dalla sua carica in aperta polemica. Il dirigente sbatte la porta con parole durissime: "In qualità di consigliere senior del presidente della FIFA, ex banchiere e appassionato di calcio da tutta la vita, non posso restare a guardare mentre la FIFA prende in considerazione la possibilità di vendere una partecipazione nella Coppa del Mondo".
L'allarme finanziario e le dimissioni immediate
Forte della sua grandissima esperienza di 35 anni nel settore bancario, Cordeiro sottolinea l'estrema gravità di cedere un simile patrimonio calcistico internazionale senza avere risposte chiare su governance, controlli e beneficiari reali. L'esperto di finanza tempesta i vertici di interrogativi pesanti e boccia senza appello l'operazione. Subito dopo, ufficializza la rottura irrevocabile del rapporto lavorativo: "Non posso più continuare a svolgere il ruolo di consigliere principale del presidente della FIFA. Per questo motivo ho rassegnato le dimissioni con effetto immediato".
68th FIFA Congress
L'isolamento di Infantino e il fronte del "no"
Il clamoroso passo indietro del dirigente statunitense certifica una spaccatura profondissima all'interno del sistema e isola ulteriormente il vertice svizzero. Le dimissioni colpiscono Infantino nel suo momento di massima debolezza politica, proprio mentre il presidente tenta di difendere un progetto commerciale rivoluzionario che prevede la cessione di quote di minoranza a investitori esterni. Le principali confederazioni mondiali, tra cui UEFA, CONCACAF e AFC, osteggiano già apertamente questo controverso piano d'azione.
Il numero uno del calcio prova a spegnere l'incendio e ribadisce a gran voce che nessuno sta vendendo il calcio, giustificando la manovra come una necessità per aumentare le opportunità economiche delle federazioni affiliate. Il fronte del dissenso, tuttavia, cresce vertiginosamente e l'addio del suo fedelissimo consigliere dimostra come la spaccatura abbia ormai infettato anche la stessa leadership ristretta della FIFA.
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