DerbyDerbyDerby Rubriche Quando la romanità incontra lo stile toscano: alla scoperta del Roma Club San Romano
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Quando la romanità incontra lo stile toscano: alla scoperta del Roma Club San Romano

Luca Gilardi
Un viaggio alla scoperta di una piccola realtà locale, ben radicata sul territorio e con un forte legame con Gianluca Mancini

Nato sull'onda di una notte europea destinata a restare nella storia romanista, il Roma Club San Romano è molto più di un semplice ritrovo di tifosi: è una piccola comunità che pulsa all'interno del Comune di Montopoli in Val d'Arno. Oggi, con i suoi 50 soci, il club rappresenta una realtà radicata nel territorio, capace di trasformare ogni partita in un rito collettivo. Una passione che traspare dalle parole di Luca, admin della pagina Instagram.

"Siamo una frazione di un piccolo Comune, ma vogliamo crescere"

Quando è nato e quanti soci conta il vostro club?

"Il nostro club é nato il 7 settembre 2022 e conta 50 soci, siamo una realtà di paese. Può sembrare un numero piccolo, ma facciamo parte di una frazione di un piccolo Comune, che si chiama Montopoli in Val d'Arno. Mi capita di parlare con dei romanisti qui in zona, ma é difficile convincere le persone a entrare nel nostro club. C'è una certa diffidenza".

Com'è nato?

"L'idea é venuta dopo la vittoria della Conference League, quando il presidente era a vedere la partita con alcuni amici. In quel momento lui ha pronunciato queste esatte parole: "E se si fondasse un club?". Da quel momento hanno preparato lo statuto e creato un gruppetto da cui partire. La cosa bella é che da noi ci sono tante famiglie, c'è chi viene con la moglie, chi porta i figli. In molti casi il presidente, che é anche un cuoco, organizza delle cene che sono un'ulteriore scusa per stare insieme".

La grande famiglia del Roma Club San Romano

Se una persona volesse entrare nel vostro club, che ambiente troverebbe?

"L'ambiente é sicuramente familiare. Ci può essere chi parla di meno e chi parla di più, ma siamo a tutti gli effetti una grande famiglia. Abbiamo una sede tutta nostra, uno spazio che viene dedicato interamente alla nostra comunità. Rientrano nel nostro gruppo anche persone che non sono tesserate ufficialmente. Ad esempio, mia moglie non é socia, ma fa parte a tutti gli effetti del nostro gruppo. In alcune occasione è venuta addirittura la sindaca di Montopoli. Si é creata una bella unione. Poi ci sono persone di tutte le età, si passa dai bambini di dieci anni a persone di ottanta anni".

Una pezza come striscione a Budapest

Che ruolo svolgono i Roma Club?

"Creare un punto di ritrovo per chi non ha la possibilità di andare allo stadio, un luogo in cui poter condividere la propria passione. In più, se il club è radicato sul territorio si cerca di promuovere anche alcune iniziative sociali. Poi abbiamo una sorta di rito: in occasione delle partite, il presidente è il primo ad arrivare e l'ultimo ad andare via. La partita si guarda rigorosamente al buio e poi ci sono vari momenti di condivisione, sia prima che durante l'intervallo che dopo. Il presidente considera la sede come un'estensione di casa sua, c'è sempre".

Vi capita di organizzare trasferte?

"Siamo in pochi quindi é chiaro che si riduce la possibilità di avere un buon numero di persone che vogliono andare allo stadio. Per altri club magari è più facile. Per chi vuole andare a vedere la partita, il presidente fa in modo di trovare il biglietto. Non capita così spesso, perché ormai l'abitudine è di trovarsi al club e vedere la partita tutti insieme in quel contesto".

I tifosi presenti a Budapest

Qual è stata la partita più bella tra quelle vissute insieme?

"Più bella, non per il risultato, la finale di Budapest contro il Siviglia. La sala era colma e al gol c'era stata una vera e propria esplosione. Non ho mai visto il club pieno come in quella occasione. Poi purtroppo non è andata a finire bene. Però vivere una finale, vivere quelle emozioni, a prescindere dal risultato é un qualcosa di impagabile. Tra l'altro é stata la prima partita in assoluto che ho visto al club. Aggiungo che tre nostri soci erano a Budapest. Ai tempi non avevamo neanche un nostro striscione, perché eravamo nati da poco, quindi si erano presentati con una pezza con la scritta Roma Club San Romano".

Il legame speciale con Mancini

C'è un giocatore, attuale o del passato, in cui vi identificate?"Più che altro ti direi un giocatore per cui nutriamo un certo valore affettivo. Tra i nostri soci ci sono degli amici di Gianluca Mancini, che è originario proprio del Comune di Montopoli, anche se di un'altra frazione. Infatti, i suoi genitori sono nostri soci onorari".

Se aveste la possibilità di invitare qualcuno del mondo Roma, chi sarebbe?

"Sicuramente lui. Da parte nostra c'è davvero un valore affettivo. Infatti, ogni anno preparo un video ad hoc, particolarmente sentito. Quest'anno, per i suoi trent'anni, ho chiesto a tutti i soci di registrare un videomessaggio di auguri, per poi montarli in un unico contenuto. E lui lo ha ricondiviso sulla propria pagina, é stata una bella soddisfazione".

Avete provato a invitarlo?

"Non c'è mai stato un invito ufficiale, ma tramite i suoi amici gli abbiamo fatto sapere che da noi è sempre il benvenuto. Chiaramente non é facile, considerando i suoi impegni. Per me, sapere che ci conosce e talvolta vede i nostri contenuti è già motivo di orgoglio. Poi spero che in futuro riesca a venire da noi, chiaramente".

Qual è il sogno per il futuro del vostro club?

"Quello che dice sempre Roberto Stefanelli, il nostro presidente, é che sarebbe bello avere la sala sempre più piena. Anche perché non siamo quasi mai tutti e cinquanta presenti, quindi ci piacerebbe aumentare l'affluenza. Cerchiamo sempre di migliorare sotto questo punto di vista, al netto delle partite di cartello che hanno sempre un'attrattiva maggiore".