Un club dal cuore giallorosso oltre la Manica: alla scoperta dei Lupi di Londra
A migliaia di chilometri dall'Olimpico, nel cuore dell'Inghilterra, c'è un angolo della capitale che ogni settimana si riempie di sciarpe giallorosse, accenti romani e cori che sfidano il rumore della metropoli. È la casa dei Lupi di Londra, uno dei Roma Club più longevi e attivi all'estero, nato nel 2003 dall'intuizione di Roberto Marroni e Andrea Vitale, per ricreare quel senso di appartenenza che solo il calcio sa regalare.
Oggi conta circa 150 iscritti e rappresenta molto più di un semplice ritrovo per vedere le partite: è una comunità che accoglie studenti, lavoratori e famiglie, trasformando la passione per la Roma in un punto di riferimento per chi vive lontano da casa. Tra trasferte europee e amicizie nate davanti a uno schermo, il club continua a tenere vivo il legame con la Capitale.
Uniti sotto il segno della Roma
Quando è nato e quanti soci conta il vostro club?"Il club è nato da un'idea di Roberto Marroni e Andrea Vitale nel 2003. A livello di iscritti siamo intorno alle 150 persone, anche se il numero varia ogni anno. Più che il numero di iscritti, quello che fa la differenza è il numero delle visite. Siamo a Londra, che è una meta molto turistica, e qui vengono tante famiglie romane".
Com'è nato il club e quanti siete alle partite?
"Roberto era alla ricerca di quel senso di comunità, di gruppo, come quando si è allo stadio. Quindi ha deciso di creare questo ambiente, un passo alla volta, partendo da un piccolo gruppo di persone. Chiaramente è stato molto difficile trovare un posto in cui facessero vedere le partite della Roma con l'audio, soprattutto considerando il numero di squadre che sono presenti qui a Londra. A livello di numeri, siamo 12-13 all'interno del direttivo, ognuno con la propria mansione. Mentre parlando delle presenze oscilliamo tra i 30 e i 40 in condizioni normali, mentre nei big match il pub va sold out".
Se qualcuno volesse avvicinarsi al vostro club, che tipo di ambiente troverebbe?
"Vedere la partita al club ha un effetto diverso a seconda della persona: c'è chi viene perché ha il piacere di vedere la partita in compagnia, chi invece lo fa perché vivendo all'estero sta tanto a contatto con persone di altre nazionalità e sente il bisogno di parlare la propria lingua. Questo è un po' il mio caso, un ottimo modo per tornare alle proprio origini. Poi c'è chi è qui per studio o per un internship e ha l'occasione per creare le prime amicizie. Da noi ci sono persone di tutte l'età e anche tante ragazze. Chi fa parte del gruppo storico cerca di organizzare anche le trasferte. Le persone che sono presenti da più tempo, cercando sempre di creare quell'ambiente familiare, nel tentativo di far sentire tutti a casa. Abbiamo anche alcuni tifosi stranieri, in particolar modo inglesi, che per qualche strano motivo tifano Roma. Il tifo è motivo di unione, un modo per abbattere le barriere".
Il Roma Club come punto di riferimento
Che ruolo svolgono i Club?"La Roma è spesso legata a varie attività con scopi benefici e i fan club le fanno seguito. Almeno una volta l'anno organizziamo delle iniziative di fundraising per bambini e persone in difficoltà. Abbiamo fatto l'amatriciana day in occasione del terremoto, per dare il nostro contributo alla comunità che era stata colpita. E ancora, abbiamo partecipato alla Sunday League contro altre tifoserie".
E ancora: "Ci tengo ad aggiungere una cosa: qui ognuno fa un lavoro diverso, quindi il club diventa anche un ottimo network. Quando arriva qualcuno che ha bisogno di un lavoro, riusciamo a metterlo in contatto con persone dell'ambito di riferimento. Anche qui emerge quel forte senso di comunità, che andando all'estero è fondamentale. La funzione del club è proprio questa".
Riuscite ad organizzare qualche trasferta?
"C'è chi si organizza insieme agli altri e chi preferisce fare qualche giorno da solo e si incontra il resto del club solo il giorno della partita. Il senso di comunità poi si estende anche tra club e club, perché nelle trasferte si sta tutti insieme e ci si aiuta in caso di bisogno. In occasione della partita contro il Tottenham, abbiamo fatto un corteo dal pub fino alla metropolitana e poi allo stadio. È stato un momento incredibile".
Poi aggiunge: "Il discorso della trasferta ognuno lo vive diversamente. Molti tifosi arrivano e vanno via il giorno stesso. Mentre le coppie e chi va da solo magari sfruttano l'occasione per farsi un viaggetto di qualche giorno. Per questo motivo, spesso preferisco farmi le trasferte che viaggiare per andare all'Olimpico, per quanto vedere le partite in casa sia bellissimo e rimanga una sensazione unica".
Qual è stata la partita più emozionante?
"La trasferta di Conference League vinta contro il Leicester. In quel caso abbiamo fatto dei pullman per arrivare sul posto. Come club posso dire anche la partita contro il Manchester City, quella del famoso gol di Totti a pallonetto. Ovviamente la finale di Tirana, anche in quel caso siamo riusciti a presenziare. Infine, la finale di Budapest c'è rimasta nel cuore, nonostante la delusione per il risultato finale. Eravamo riusciti ad andare in grande numero e quella sofferenza condivisa ci è rimasta nel cuore".
Il mito di Totti e De Rossi
C'è un giocatore in cui ci identificate come Club?"Non abbiamo scelto nessun nome specifico. Sicuramente Totti identifica tutti, così come De Rossi. Mente per le generazioni un po' più grandi, direi anche Agostino Di Bartolomei. Tra l'altro quando De Rossi allenava la Roma, la figlia guardava le partite qui al club con noi. Veniva un po' in incognito, senza farlo sapere. Poi quando ci fu Brighton-Roma, De Zerbi se lo lasciò scappare in conferenza stampa e vennero tutto qui".
"I giocatori che ho detto prima e aggiungo Bruno Conti. Poi anche alcuni cantanti che si esibiscono qui a Londra, sarebbe bello averli con noi. Mi vengono in mente Damiano David e Ultimo, entrambi grandi tifosi giallorossi. Noi ci proviamo, ma non è semplice convincerli. Da questo punto di vista il Roma Club New York è un po' più fortunato. Faremo dei nuovi tentativi in futuro".
Qual è il sogno per il futuro del vostro club?
"Riuscire a portare più membri possibili a una finale di Champions League e magari vincerla. Quello sarebbe il sogno nel sogno, perché ne racchiude tanti. Siamo contenti e speriamo di offrire la miglior esperienza possibile a chi viene da noi. Ringraziamo il pub che ci ospita che è estremamente disponibile nei nostri confronti, si chiama Fitzrovia, gestito da un ragazzo di Salerno che tifa Roma. Grazie a lui siamo riusciti ad avere una sede con una forte identità, perché ci sono le nostre foto e vari elementi di richiamo alla Roma. Un modo per marcare il territorio in terra inglese".
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