DerbyDerbyDerby Calcio Estero Arthur Desmas costretto al ritiro a 32 anni: "Le commozioni cerebrali hanno cambiato la mia vita"

Arthur Desmas costretto al ritiro a 32 anni: "Le commozioni cerebrali hanno cambiato la mia vita"

Danilo Loda
L'ex portiere di Le Havre e Clermont chiude la carriera per i problemi legati alle commozioni cerebrali e chiede più attenzione nel calcio.

Lasciare il calcio a 32 anni non era nei suoi piani. Eppure, per Arthur Desmas, continuare a giocare è diventato troppo rischioso. L'ex portiere di Le Havre e Clermont, premiato nel 2023 come miglior numero uno della Ligue 2, ha dovuto fermarsi per le conseguenze delle ripetute commozioni cerebrali subite durante la carriera.

La decisione è arrivata dopo il parere dei medici, come ha spiegato a Canal+: "Non è stata una mia decisione; è stato il neurochirurgo a dirmi che se le cose non fossero migliorate, avrei dovuto porre fine alla mia carriera".

I problemi, però, non si sono limitati al campo. Desmas ha dovuto fare i conti con mal di testa continui, dolori al collo e disturbi alla vista, oltre a difficoltà di memoria e concentrazione. A fargli capire quanto fosse seria la situazione è stato un episodio apparentemente banale, accaduto in casa con suo figlio. Come ha raccontato nell'interevista, il bambino gli ha lanciato una palla e lui ha avuto la sensazione di non riuscire a prenderla. "Ho dovuto andare a letto. Ed è stato allora che ho capito che c'era un vero problema". Un momento che gli ha mostrato quanto quei disturbi stessero incidendo anche sulla vita lontano dal calcio.

Il richiamo Arthur Desmas: "Bisogna parlarne di più"

Nel corso della sua carriera, Desmas ha difeso le porte di Clermont, Le Havre, Niort e Rodez, prima di una parentesi in Qatar con l'Al-Duhail. Il suo bilancio comprende 66 presenze in Ligue 1 e 96 in Ligue 2. Ora, dopo lo stop, vuole contribuire a portare l'attenzione su un problema che, secondo lui, nel calcio non riceve ancora abbastanza spazio.
In altri sport, come il rugby e la boxe, i rischi legati ai traumi alla testa sono da tempo al centro del dibattito. Nel calcio, invece, il tema resta spesso in secondo piano, nonostante le conseguenze possano essere pesanti. Desmas lo sottolinea senza giri di parole: "Nel calcio non si parla molto di commozioni cerebrali. Non è come negli sport di contatto come il rugby o la boxe. È un aspetto che, a mio parere, oggi andrebbe messo maggiormente in evidenza".

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Il suo addio racconta il lato più difficile dello sport professionistico: quello in cui la salute impone di fermarsi, anche quando si vorrebbe continuare. E il suo appello è rivolto a tutto il mondo del calcio, affinché i traumi cranici vengano riconosciuti e affrontati con maggiore attenzione.

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