Da Calhanoglu a Kenan Yildiz: la Turchia parla sempre più italiano
La prima curiosità è che, il 28 settembre a Bursa, Hakan Çalhanoğlu e Kenan Yildiz non ci saranno. Il capitano della Turchia è fermo per un problema all’adduttore, il numero 10 della Juventus è a sua volta indisponibile. Nella lista dei 29 convocati di Vincenzo Montella per questa finestra di Nations League, l’unico calciatore proveniente dalla Serie A è Zeki Çelik, passato in estate dalla Roma alla Juventus. Eppure poche sfide raccontano il rapporto tra Turchia e calcio italiano meglio di quella contro gli Azzurri.
Il paradosso sta proprio qui. Il legame con l’Italia non si misura più soltanto contando quanti giocatori turchi siano presenti in un determinato raduno. È diventato qualcosa di più lungo e meno occasionale. Çalhanoğlu vive la Serie A dal 2017 e ne è diventato uno dei centrocampisti più riconoscibili. Yildiz è arrivato alla Juventus quando non aveva ancora giocato una partita tra i professionisti e a Torino è passato dal settore giovanile alla maglia numero 10. Çelik ha trascorso quattro stagioni alla Roma prima di trasferirsi in bianconero. In panchina, poi, c’è Vincenzo Montella.
Quando la Turchia incontra l’Italia, ormai, una parte della propria storia recente guarda dall’altra parte del campo e riconosce molti dei luoghi nei quali è cresciuta.
Çalhanoğlu, da Milano al centro della Türkiye
Hakan Calhanoglu è il punto da cui partire perché rappresenta il rapporto più lungo e compiuto. Nato in Germania e cresciuto calcisticamente tra Karlsruhe, Amburgo e Bayer Leverkusen, arrivò al Milan nell’estate del 2017. Quattro anni più tardi attraversò Milano e passò all’Inter, dove la sua carriera cambiò ancora: da trequartista e specialista dei calci piazzati diventò progressivamente un regista davanti alla difesa.Il cambiamento di ruolo gli ha dato una centralità che ha finito per riflettersi anche sulla Nazionale turca. Nell’Inter non è semplicemente uno dei giocatori più esperti: durante la stagione 2025-26 è stato ancora uno dei protagonisti della squadra, con il club che lo ha indicato tra gli uomini chiave del proprio centrocampo. La responsabilità di gestire gran parte del gioco nerazzurro ha confermato una trasformazione cominciata diversi anni prima.
Con la Turchia il peso è altrettanto evidente: È il capitano e ha ormai superato quota cento presenze, entrando fra i giocatori più rappresentativi della storia recente della Nazionale. A Euro 2024 era uno dei riferimenti della squadra di Montella: esperienza, qualità sui piazzati e capacità di collegare i reparti. Nel marzo 2026 era ancora lui, con la fascia al braccio, a guidare la Turchia verso il ritorno al Mondiale dopo ventiquattro anni.
Milano, in questo percorso, è stata molto più di una tappa professionale. In Serie A Calhanoglu ha cambiato posizione, responsabilità e modo di gestire le partite. La Türkiye si è ritrovata un capitano cresciuto in Germania e diventato adulto calcisticamente in Italia.
Kenan Yildiz, cresciuto in bianconero
Con Kenan Yildiz il rapporto è diverso. Calhanoglu arrivò in Italia da calciatore già affermato; Kenan è diventato un giocatore di alto livello dentro la Juventus. Nell’estate del 2022 lasciò il settore giovanile del Bayern Monaco per trasferirsi a Torino. Il primo anno lo trascorse con l’Under 19, chiudendo con 37 presenze e 15 gol, mentre già nel dicembre 2022 arrivò l’esordio con la Next Gen. Nel 2023 entrò stabilmente nel giro della prima squadra. Da lì il percorso è stato velocissimo: primo gol in Serie A da titolare contro il Frosinone, maglia numero 10, fascia da capitano e rinnovo fino al 2030. Nel settembre 2025 è diventato anche il più giovane giocatore nella storia della Juventus ad aver indossato la fascia.Quando ha rinnovato nel febbraio 2026, la Juventus lo presentava ormai come uno dei riferimenti del proprio futuro. A quel punto aveva raccolto 115 presenze con la prima squadra, 25 gol e 19 assist. Pochi mesi più tardi avrebbe compiuto appena 21 anni; Anche il rapporto con la Nazionale è cresciuto insieme a quello con il club. Montella lo fece debuttare con la Turchia nell’ottobre 2023, inserendolo negli ultimi minuti della vittoria contro la Croazia nelle qualificazioni europee. Un mese più tardi arrivò la prima partita da titolare e anche il primo gol, segnato a Berlino nel 3-2 contro la Germania. Yildiz aveva appena diciotto anni.
La traiettoria racconta bene cosa significhi, in questo caso, “parlare italiano”. Kenan è nato a Ratisbona, ha madre tedesca e padre turco, è cresciuto nelle giovanili del Bayern e rappresenta la Turchia. Ma il calcio professionistico lo ha imparato soprattutto a Torino. Prima l’Under 19, poi la Serie C con la Next Gen, infine la Juventus e la Nazionale maggiore: il salto da prospetto a simbolo turco è passato quasi interamente dall’Italia.
Anche Çelik ha scelto Torino
Nel luglio 2026 la Juventus ha aggiunto un altro pezzo turco. Zeki Çelik è arrivato dalla Roma firmando fino al 2029, dopo quattro stagioni trascorse nella capitale. Per lui l’Italia non è stata il luogo della formazione come per Yildiz, ma è ormai diventata una parte consistente della carriera.Il suo percorso era cominciato nelle giovanili del Bursaspor e aveva fatto tappa anche all’İstanbulspor prima del trasferimento al Lille nel 2018. In Francia ha disputato quattro stagioni, vincendo Ligue 1 e Supercoppa, poi nel 2022 è arrivato alla Roma. La Serie A lo ha accompagnato mentre consolidava contemporaneamente il proprio ruolo nella Nazionale turca, della quale ha indossato anche la fascia da capitano.
Con Montella è rimasto uno dei giocatori più utilizzati e oggi conta più di sessanta presenze con la Turchia. Il trasferimento alla Juventus ha allungato ulteriormente un rapporto con il calcio italiano che dura ormai da quattro anni e che, rispetto a Calhanoglu e Yildiz, racconta una terza traiettoria: non una trasformazione tattica né una formazione giovanile, ma una maturità costruita stagione dopo stagione nel campionato italiano.
L’infortunio di Yildiz fa sì che, nella lista preparata per affrontare Francia, Italia e Belgio, Çelik sia l’unico tesserato in Serie A. Anche questo dato, isolato, rischia però di ingannare. L’impronta italiana sulla Nazionale di Montella viene da molto più lontano.
Prima di loro: Demiral, Ünder, Müldür e Ayhan
Il rapporto fra il calcio turco e la Serie A non è nato con Calhanoglu e Yildiz, Negli anni precedenti una parte importante della Nazionale è passata proprio dai club italiani: Merih Demiral arrivò al Sassuolo nel 2019, passò alla Juventus e successivamente all’Atalanta. Cengiz Ünder vestì la maglia della Roma dal 2017, mentre Mert Müldür e Kaan Ayhan giocarono entrambi al Sassuolo. Già alla vigilia di Euro 2020 il rapporto tra la Nazionale turca e il campionato italiano era diventato abbastanza evidente da trasformare Italia-Turchia in una partita piena di incroci conosciuti da entrambe le parti.E il filo va ancora più indietro; All’inizio degli anni 2000, Emre Belözoğlu e Okan Buruk arrivarono insieme all’Inter dopo i successi europei con il Galatasaray; prima e durante quegli stessi anni anche Hakan Şükür aveva indossato la maglia nerazzurra, oltre a quelle di Torino e Parma. Nel profilo ufficiale pubblicato per l’arrivo di Çalhanoğlu nel giugno 2021, la stessa Inter ricordò Şükür, Emre e Okan come i tre connazionali che lo avevano preceduto in nerazzurro.
Montella completa il ponte
L’arrivo di Vincenzo Montella sulla panchina turca nel settembre 2023 ha reso il collegamento ancora più evidente. Il commissario tecnico conosceva già il Paese grazie alle due stagioni all’Adana Demirspor e, una volta arrivato in Nazionale, ha trovato alcuni giocatori che parlavano calcisticamente una lingua a lui familiare: Con Calhanoglu poteva affidarsi a un centrocampista formato tatticamente da anni di Serie A. Çelik arrivava dalla Roma. Yildiz stava entrando stabilmente nella Juventus proprio nei mesi in cui Montella cominciava il proprio lavoro da commissario tecnico. L’esordio di Kenan con la Nazionale maggiore arrivò infatti nella prima partita ufficiale del nuovo ct, la vittoria per 1-0 in Croazia del 12 ottobre 2023.Pochi mesi dopo quella squadra avrebbe raggiunto i quarti di Euro 2024. Poi sarebbero arrivati la promozione in Lega A di Nations League e il ritorno al Mondiale dopo ventiquattro anni, prima del difficile torneo nordamericano del 2026. Nel frattempo il rapporto con l’Italia si era fatto ancora più stretto.
Non perché Montella abbia trasformato la Turchia in una squadra “italiana” nel senso tattico più stereotipato del termine. Il gruppo resta il prodotto di una generazione molto internazionale: Arda Güler gioca nel Real Madrid, Ferdi Kadıoğlu in Premier League, e altri protagonisti sono cresciuti tra Germania, Paesi Bassi e Turchia. Il tratto italiano riguarda soprattutto alcuni dei ruoli di maggiore responsabilità.
Contro l’Italia senza Calhanoglu e Kenan
Per questo la partita di Bursa avrà un’ironia particolare. I due volti che meglio raccontano questa storia la guarderanno da fuori. Calhanoglu si è fermato per un risentimento muscolare all’adduttore della coscia destra, certificato dagli esami effettuati dall’Inter il 15 settembre. Kenan Yildiz è a sua volta indisponibile e Montella ha dovuto preparare questa lunga finestra internazionale senza due dei giocatori più importanti della propria squadra.Resta Çelik, oggi juventino. Resta soprattutto Montella, italiano sulla panchina della Turchia, pronto ad affrontare la Nazionale con cui ha giocato venti volte. E resta una storia costruita negli anni, abbastanza lunga da non dipendere dalle presenze di una singola partita.
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