Iran-Egitto, il "Pride Match" del Mondiale: entrambe le nazionali contrarie, proteste alla FIFA
La sfida tra Egitto e Iran, in programma a Seattle nella notte italiana tra venerdì e sabato, si è trasformata in un delicato caso politico e diplomatico. Al centro dell'accesa polemica vi è la concomitanza dell'incontro sportivo con le celebrazioni della comunità LGBTQ+ previste nella metropoli americana. Il comitato organizzatore locale aveva scelto questa data ancor prima che venissero effettuati i sorteggi dei gironi, con il chiaro intento di trasformare la gara del Lumen Field in un vero e proprio "Pride Match".
La protesta di Egitto e Iran
Questa sovrapposizione ha generato un'immediata e durissima reazione da parte delle federazioni calcistiche dei due Paesi coinvolti. Trattandosi di nazioni in cui le relazioni omosessuali costituiscono un reato, Egitto e Iran hanno manifestato il loro totale rifiuto all'idea di essere associati a questo tipo di evento. Secondo le indiscrezioni pubblicate dal New York Times, la federazione iraniana ha formulato una richiesta ufficiale alla FIFA affinché venga vietata categoricamente qualsiasi attività promozionale, cerimonia o esposizione di simboli legati al movimento LGBTQ+ all'interno e sugli spalti dello stadio.Un portavoce della nazionale iraniana ha motivato in modo dettagliato la rigida presa di posizione. È stato evidenziato come Iran ed Egitto siano accomunati dall'essere nazioni di fede musulmana, legate da fortissime affinità dal punto di vista culturale e religioso. La netta opposizione all'esposizione di simboli Pride riflette, secondo il portavoce, le credenze e i valori condivisi dalle popolazioni di entrambi gli Stati. Per questo motivo, le due federazioni ritengono che la FIFA abbia il dovere di tenere in forte considerazione le istanze e le preoccupazioni delle squadre partecipanti, garantendo che il contesto ufficiale della partita sia privo di tali manifestazioni.
La risposta della FIFA
Nonostante le forti pressioni, la linea della FIFA si è rivelata inflessibile. L'organo di governo del calcio mondiale ha ribadito che, in linea con le direttive del torneo, l'ingresso di bandiere arcobaleno e di altri vessilli legati all'identità di genere e all'orientamento sessuale è assolutamente consentito in tutti gli stadi del Mondiale. Secondo i media, Egitto e Iran avrebbero addirittura spinto per ottenere la rimozione di ogni cartellonistica legata al Pride non solo all'interno dell'impianto, ma anche nelle aree circostanti e nei siti cittadini affiliati alla FIFA, incassando però un netto e definitivo rifiuto.
La questione era già emersa lo scorso gennaio, spingendo il presidente della FIFA, Gianni Infantino, a intervenire per cercare di placare gli animi delle due federazioni mediorientali. In un'intervista, Infantino aveva tentato di minimizzare l'impatto della vicenda, smentendo l'esistenza formale di una "Pride Match" all'interno del tabellone dei Mondiali. Il presidente aveva tenuto a precisare che la partita si sarebbe semplicemente svolta in concomitanza con eventi cittadini organizzati in totale autonomia da enti esterni, sottolineando come tali manifestazioni non avessero alcun tipo di legame ufficiale con l'incontro calcistico stesso.
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