DerbyDerbyDerby Calcio Estero Jay Emmanuel-Thomas, l'ex Arsenal racconta il carcere: "Lì dentro è una giungla, succedono cose orribili"

Jay Emmanuel-Thomas, l'ex Arsenal racconta il carcere: "Lì dentro è una giungla, succedono cose orribili"

Luigi Mereu
Le dichiarazioni dell'ex prospetto dell'Arsenal

La carriera di Jay Emmanuel-Thomas ha preso una strada completamente diversa da quella che sembrava attenderlo durante gli anni nelle giovanili dell'Arsenal. L'attaccante, considerato all'epoca uno dei prospetti più interessanti del calcio inglese, è finito al centro di un caso giudiziario legato al traffico di cannabis, che lo ha portato in carcere nel 2025. Due anni dopo i fatti, il 35enne ha raccontato al The Sun la dura esperienza della detenzione, descrivendo condizioni di vita difficili e un periodo che, nonostante sia durato meno di un anno, gli è sembrato interminabile.

Cresciuto nel settore giovanile dei Gunners, aveva esordito in prima squadra nel 2010, collezionando 5 presenze ed esordendo anche in Champions League. Nel corso della sua carriera, tra le altre, ha vestito le maglie di Ipswich Town, Bristol City, Queens Park Rangers e Aberdeen, e Cardiff. Dopo diverse esperienze tra le serie inferiori inglesi e il calcio internazionale, la sua carriera è stata bruscamente interrotta dall'arresto nel settembre 2024, per poi tornare in attività la scorsa stagione con la maglia del AFC Totton prima e del Braitree Town poi.

Jay Emmanuel-Thomas: la dura realtà del carcere e ciò che l'ha portato dentro

Emmanuel-Thomas è stato arrestato nel settembre 2024, dopo che le autorità britanniche avevano sequestrato circa 60 kg di cannabis all'aeroporto di Stansted. La droga, dal valore stimato di 600.000 sterline, era arrivata da Bangkok, in Thailandia, nascosta e divisa in quattro valigie differenti. L'ex attaccante ha successivamente ammesso il proprio coinvolgimento nel traffico e nel giugno 2025 è stato condannato a 4 anni di reclusione.

LIVERPOOL, INGHILTERRA - 26 MAGGIO: L'allenatore delle giovanili dell'Arsenal Steve Bould e il capitano Jay Emmanuel-Thomas festeggiano la vittoria della FA Youth Cup durante la partita di ritorno della finale di FA Youth Cup, sponsorizzata da E.ON, tra Liverpool e Arsenal ad Anfield il 26 maggio 2009 a Liverpool, Inghilterra. (Foto di Jamie McDonald/Getty Images)

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Durante la detenzione, il calciatore ha trascorso circa 8 mesi e mezzo in custodia cautelare, prima di essere condannato. Il periodo dietro le sbarre si è rivelato molto complicato, soprattutto nelle prime settimane, quando trascorreva gran parte della giornata chiuso in cella: "Prima di iniziare a lavorare, trascorrevo 22 ore al giorno chiuso in cella. Potresti anche restare a casa per 22 ore al giorno, ma avresti il tuo soggiorno, la tua cucina, la televisione, la connessione Internet, il telefono e la camera da letto. In carcere, invece, sono 22 ore trascorse in una cella più stretta della tua apertura alare, con un'altra persona che dorme nel letto sotto di te, accanto al gabinetto e al lavandino. La TV dovrebbe avere 32 canali, ma ne ricevi soltanto sette perché non funziona".

Parlando del momento in cui ha capito che sarebbe rimasto in carcere, ha raccontato: "Dopo l'arresto, quando mi hanno comunicato che la prima udienza si sarebbe tenuta a maggio, ho capito che non sarei uscito tanto presto".

Sulla richiesta di libertà su cauzione, ha aggiunto: "Ho chiesto di essere rilasciato su cauzione, ma la mia richiesta è stata respinta. A quel punto, ho capito che non c'era più nulla da fare".

L'ex Arsenal ha poi spiegato quanto sia importante mantenere la lucidità durante la detenzione: "Se non riesci a concentrarti e lasci che i pensieri vadano altrove, la mente inizia a giocarti brutti scherzi e finisci per chiederti continuamente cosa potrebbe succedere".

Infine, descrivendo la realtà del carcere, ha dichiarato: "Lì dentro è una giungla, non è un bel posto. Ogni giorno succedono cose orribili, devi concentrarti su te stesso e fare tutto il possibile per uscirne sano e salvo, senza rischiare di tornarci".

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