Jean-Marc Furlan, la moglie racconta l'addio al calcio: "Più stress provava, più si lasciava andare"
Il suo addio al calcio nel silenzio assoluto aveva lasciato molto mistero: ecco perchè Furlan ha lasciato il ruolo di allenatore
La fine di una carriera arriva quasi sempre con il rumore di un esonero e le inevitabili critiche della piazza. Per Jean-Marc Furlan, figura di spicco del calcio transalpino per quasi cinquanta anni, l'uscita di scena si è invece consumata in un silenzio assordante, dietro al quale si nascondeva un avversario impossibile da battere sul campo. Il tecnico ha lasciato il lavoro di allenatore nel novembre 2023, dopo una serie di risultati negativi alla guida del Caen in Ligue 2. Da allora è scomparso dai radar per combattere contro una malattia neurodegenerativa. Una condizione che, secondo Ouest-France, potrebbe essere legata alle commozioni cerebrali pregresse e all'intensità della sua carriera da allenatore.
La rivelazione e il peso del segreto
A rompere il silenzio è la moglie, Cécile Traverse Furlan, autrice con Clément Commolet del libro "Jean-Marc Furlan, il dono di una vita". Il racconto, con la prefazione di Raphaël Varane, rivela il dramma del tecnico. Cécile ha affidato alle pagine una confessione necessaria: "La malattia spiega la sua scomparsa silenziosa dal mondo del calcio dopo l'esonero dal Caen. Ho la sensazione che si stiano aprendo le cateratte in diversi ambiti, in particolare nella disinibizione e nella mancanza di filtri, in un ambiente in cui tutto ciò è severamente vietato". L'obiettivo del libro è restituire dignità all'uomo, spiegando come le ultime, turbolente apparizioni fossero figlie del decadimento neurologico.
"Jean-Marc ha sempre conquistato tutti con la sua autenticità e la sua schiettezza. Non potete immaginare quante volte i giocatori mi hanno chiamato dopo le sue apparizioni sui media, dicendo: 'Ti arrabbierai, ma è stato esilarante'", ricorda la moglie. La malattia ha esasperato questa genuinità sotto pressione: "Franco è autentico, certo, ma non potevo permettere che la gente mi dicesse che quello che stava succedendo a Caen era tipico di lui. Più stress provava, più si lasciava andare".
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