Mladenov, il boia del Liverpool: la notte in cui il CSKA Sofia fece crollare i campioni d’Europa
A Sofia le rivalità hanno un’eco che arriva lontano. Domenica 8 novembre il Vasil Levski torna a vestirsi a festa per Levski-CSKA, il derby che divide una città e un paese, con il suo carico di orgoglio, memoria e rancore. Sarà una notte di fumogeni, cori e nervi tesi, come da tradizione.
Eppure, tra le curve di quello stesso stadio, i tifosi del CSKA custodiscono il ricordo di una serata che con il derby non ha nulla a che fare. Una sera di marzo del 1982, con il freddo nelle ossa e il Liverpool campione d’Europa davanti, un uomo solo mise la firma su una delle imprese più grandi della storia del club. Si chiamava Stoycho Mladenov.
Dal ko inglese al trionfo europeo: la rimonta del CSKA Sofia
Il quarto di finale di Coppa dei Campioni 1981-82 sembrava nascere con il finale già scritto. Un anno prima il Liverpool aveva travolto il CSKA con un 5-1 ad Anfield e lo aveva battuto anche a Sofia. Ora la storia si riproponeva con gli stessi protagonisti: i Reds erano campioni in carica, con Dalglish e Rush in avanti e una squadra abituata a dominare il continente.
Il 3 marzo 1982, ad Anfield, il CSKA Sofia perse 1-0. Un passivo minimo, ma pesante: contro una squadra così, recuperare sembrava un’impresa da sognatori. Il ritorno, il 17 marzo al Vasil Levski, si giocò in una serata gelida, con circa 70mila spettatori sugli spalti e la neve a rendere tutto più duro. Il Liverpool resisteva, il CSKA spingeva senza trovare la via della rete.
Poi, al 77', arrivò il colpo di testa di Mladenov. Il confronto era pari, lo stadio esplose e la partita cambiò volto. Nei supplementari il CSKA trovò ancora Mladenov, che firmò il 2-0 e il 2-1 complessivo. Al 117' il Liverpool rimase anche in dieci per l’espulsione di Lawrenson: i campioni d’Europa erano usciti di scena, travolti dall’urto di una squadra che non aveva mai smesso di crederci.
Mladenov, da attaccante a eroe nazionale: il volto di un'impresa indimenticabile
Da quella notte Mladenov è "il boia del Liverpool", un soprannome che a Sofia non ha bisogno di spiegazioni. Due gol, entrambi pesantissimi, in una partita che il CSKA poteva anche perdere e che invece ribaltò. Ma ridurlo al giocatore decisivo di una sera sarebbe un errore: la sua doppietta racconta una squadra capace di guardare negli occhi una potenza del calcio internazionale, in un’epoca in cui l’Europa parlava soprattutto inglese e tedesco.
Quel CSKA non si fermò lì. Dopo il Liverpool arrivò una semifinale europea, tra le pagine più alte nella storia del club. Mladenov ne era il volto più riconoscibile: non un’eccezione isolata, ma il simbolo di un gruppo che aveva dimostrato di poter competere senza complessi.
Nei club ci sono prestazioni che finiscono negli almanacchi e altre che entrano nell’identità. Quella di Mladenov appartiene alla seconda categoria. È tornato al CSKA più volte come allenatore e il suo nome è rimasto legato a quella serata, che i tifosi raccontano a chi non c’era come si trasmette un patrimonio di famiglia. Quando il club vuole ricordare a se stesso di che cosa è capace, il suo è tra i primi nomi a tornare.
Il Vasil Levski, il palcoscenico di un'impresa entrata nella storia
Il Vasil Levski è casa di grandi rivalità, ma una parte della sua anima è fatta di serate di segno opposto. Quella del 17 marzo 1982 è una di queste: circa 70mila persone assistettero alla caduta del Liverpool campione d’Europa. Non c’erano due curve che si sfidavano: c’era un’unica voce, rivolta verso un solo obiettivo.
Chi c’era racconta una partecipazione totale: il tifo che spinge nei supplementari, la tensione che sale a ogni minuto, il boato dopo ogni gol. Il freddo e la neve non contarono nulla. In serate così una tifoseria si riconosce e si misura, e l’impresa sul campo diventa un lascito emotivo che prescinde dal risultato.
Con il tempo quella vittoria è diventata una sorta di capitale simbolico del CSKA. Ogni volta che il club affronta una stagione difficile, il ricordo di quella notte funziona da promemoria: si può battere chi sembra più forte, si può essere grandi davanti all’Europa. Per questo uno stadio non vive solo dei suoi derby, ma anche delle notti in cui una squadra porta sulle spalle l’orgoglio di un’intera tifoseria, davanti a un continente che guarda.
Levski Sofia-CSKA Sofia: tra rivalità e memoria
Quando Levski e CSKA scenderanno in campo, il Vasil Levski sarà di nuovo il teatro di una sfida a due. Ognuno giocherà per il proprio colore, per la città, per la classifica. Ma chi tra i tifosi del CSKA alzerà lo sguardo verso le tribune potrebbe ritrovare in quel catino un’eco più antica.
Il derby chiede di vincere adesso, contro un rivale che sta dall’altra parte della stessa città. La notte del Liverpool chiede qualcosa di diverso: di essere all’altezza della propria storia. Ed è forse questo il motivo per cui il CSKA conserva con tanta cura quella sera, che non assegnò un titolo ma insegnò a un’intera tifoseria quanto può essere grande una squadra quando si sente unita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA