Mondiali, il pallone delle polemiche: ben 130 sterline prodotto da operai sottopagati
Il pallone ufficiale del Mondiale, l’Adidas Trionda, è già al centro delle polemiche: il suo prezzo arriva a 130 sterline, mentre in Pakistan gli operai che lo producono guadagnano cifre molto più basse, al punto che per molti è difficile persino sfamare la propria famiglia. Si tratta del pallone più costoso mai realizzato per un torneo ufficiale, un prodotto che garantisce profitti enormi a Fifa e Adidas, ma che solleva interrogativi pesanti sulle condizioni di chi lavora nella filiera. Sul caso si è esposta anche l’attivista Anna Bryher, così come un esponente del mondo Adidas, che ha voluto chiarire la posizione dell’azienda.
Anna Bryher, responsabile delle politiche per il gruppo di pressione britannico Labour Behind the Label, ha denunciato il divario tra il prezzo dei palloni e le condizioni di chi li produce: “Il fatto che questi palloni vengano venduti a oltre 100 sterline mentre i figli delle persone che li producono non possono permettersene uno segnala un evidente fallimento di responsabilità”.
La sua critica mira anche a un punto sulle responsabilità collettive: “Adidas e Fifa devono assumersi la responsabilità delle loro intere catene di fornitura e garantire che tutti i lavoratori che producono i palloni ricevano una paga che consenta loro di vivere con dignità”. Da qui la domanda più critica e che dovrebbe far riflettere tutti: “Cosa significa fair play se il simbolo più iconico del gioco è costruito sullo sfruttamento?”. Adidas, dal canto suo, si difende sostenendo che i palloni sono realizzati in condizioni di lavoro eque e sicure, con salari corretti; un tema che affronteremo meglio nel paragrafo successivo.
Resta il caso di Sialkot, città diventata il cuore mondiale della produzione di palloni, da cui arriva circa il 70% di quelli venduti nel mondo, ma anche un luogo spesso associato ad accuse di sfruttamento, lavoro minorile e condizioni contrattuali precarie.
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