Pochettino sul periodo al PSG: “Messi e Mbappé difficili da far convivere”
Mauricio Pochettino torna sulla sua esperienza al PSG e lo fa in un’intervista rilasciata a TyC Sports, entrando nel merito di uno dei temi più discussi di quel ciclo: la convivenza tra Lionel Messi e Kylian Mbappé. L’ex allenatore spiega il punto senza girarci intorno, chiarendo che il problema non era episodico ma strutturale: “Se giocavamo per uno, penalizzavamo l’altro”. Un equilibrio che non è mai stato trovato davvero e che ha accompagnato tutta la sua gestione.
Poi entra più nel dettaglio: “Se costruivamo il gioco per Messi, Mbappé voleva attaccare la profondità”, mentre al contrario “se cercavamo Mbappé, non riuscivamo a coinvolgere Messi come serviva”. Due interpretazioni del gioco diverse, difficili da far combaciare nello stesso sistema.
Due visioni opposte: possesso contro verticalità
Il nodo principale riguarda proprio il modo di stare in campo. Messi porta un calcio fatto di gestione, letture, tempi e associazioni, mentre Mbappé vive di accelerazioni, spazi e attacco diretto alla profondità. Pochettino lascia intendere che il PSG non sia mai riuscito a trovare una sintesi reale tra queste due anime, perché ogni scelta tattica comportava una rinuncia. Non era una questione di qualità, ma di compatibilità all’interno dello stesso sistema.
In una squadra costruita per dominare, questo tipo di squilibrio diventa ancora più evidente, perché impedisce di avere continuità e controllo nelle partite più importanti.
Non solo tattica: gestione e identità mai trovata
Il discorso però va oltre il campo, perché mettere insieme giocatori di quel livello significa anche gestire equilibri, aspettative e ruoli, elementi che nel PSG non hanno mai trovato una stabilità completa. Pochettino lo lascia intendere chiaramente nell’intervista, spiegando che non era solo una questione di sistema ma di dinamiche interne: “Non era facile trovare l’equilibrio giusto, perché ogni scelta influenzava l’altra”. Poi insiste sul concetto più profondo: “Dovevamo sempre adattarci, ma adattandoci a uno perdevi qualcosa dall’altro lato”, sottolineando come la squadra fosse costretta a cambiare continuamente identità senza riuscire a fissarne una definitiva. E aggiunge implicitamente che non si trattava solo di due giocatori, ma di un contesto complessivo difficile da armonizzare.
Il punto è proprio questo: “Avevamo grandissimi giocatori, ma non sempre riuscivamo a trovare una struttura che li valorizzasse tutti insieme”, un passaggio che riassume il senso di quella esperienza. Il talento non è mai mancato, ma la sintesi sì, e senza quella anche una squadra costruita per dominare può restare incompleta.
Alla fine il problema non era chi giocava meglio o chi doveva essere al centro, ma il fatto che il sistema non riuscisse a contenere entrambe le anime contemporaneamente, e questo ha limitato il rendimento nei momenti decisivi. È lì che il PSG non ha fatto il salto definitivo, ed è lì che Pochettino individua il vero limite di quel progetto.
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