DerbyDerbyDerby Calcio Estero Quindici giocatori rifiutano il Ceuta: il calcio travolto dalla crisi migratoria

Quindici giocatori rifiutano il Ceuta: il calcio travolto dalla crisi migratoria

Alex Bianchi
Il presidente del club Luhay Hamido racconta come la crisi esplosa a Ceuta abbia fatto saltare almeno quindici trattative, ricostruendone le difficoltà

A Ceuta la crisi migratoria non si ferma ai confini, alle strade e ai centri di accoglienza: è arrivata anche nel calcio spagnolo. La paura delle famiglie ha fatto saltare quindici operazioni di mercato, costringendo il club a fare i conti con una città profondamente cambiata.

Quindici 'no' al club: parla il presidente Hamido

A raccontare l'impatto della crisi sul mercato dell'AD Ceuta, squadra spagnola militante nella Liga 2, è stato il presidente del club Luhay Hamido, intervenuto a 'El Larguero' della Cadena SER. Secondo il dirigente, 15 giocatori con i quali il club aveva praticamente raggiunto un accordo hanno deciso di non trasferirsi a Ceuta dopo gli eventi delle ultime settimane: "Quindici giocatori si sono rifiutati di venire. I giocatori e l'allenatore sono persone che hanno famiglia e figli, e vedere una città che non è quella che conoscono realmente, ovviamente li condiziona. Se non lo stai vivendo qui direttamente, per come te lo raccontano sembra uno stato d'assedio, ed è comprensibile", ha spiegato il presidente, sottolineando il timore che riguarda soprattutto le famiglie dei calciatori, che hanno visto attraverso i media e i social immagini di una città percepita come un teatro d'emergenza permanente.

Hamido ci ha tenuto però a sottolineare il ruolo del club nella società ceutina: "Per noi il Ceuta è più di un club, condividiamo quattro culture e ci abbracciamo tutti. Si è trasformato in un tempio e la squadra è diventata un denominatore comune molto potente. Noi abbiamo invitato i giocatori a venire a vedere la città senza alcun impegno, a vedere le strutture, come lavoriamo", ha concluso, spiegando come l'obiettivo era permettere ai calciatori di farsi un'idea con i loro occhi, anziché affidarsi alle immagini e alle notizie provenienti dall'estero. Nonostante le difficoltà, il Ceuta è riuscito a chiudere il mercato con quattro nuovi acquisti: Sevikyan, Gonzalez, Konaré e Abad.

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Josè Juan Romero, allenatore del Ceuta in conferenza stampa, foto dal profilo instagram del club.

La crisi migratoria di Ceuta

La crisi è esplosa lo scorso 30 luglio, quando decine di migliaia di persone hanno tentato di attraversare il confine del Marocco verso l'enclave spagnola. Le stime sono cambiate nelle ore successive: alcuni tra i principali media parlano di oltre 72 mila attraversamenti, mentre la maggior parte delle persone è successivamente rientrata in Marocco. Purtroppo, tra le conseguenze più drammatiche c'è stata la registrazione di numerose vittime. La situazione ha messo cosi sotto pressione una città intera, di circa 80 mila abitanti e a settimane di distanza, migliaia di migranti erano ancora presenti nell'enclave, mentre le autorità cercavano di gestire accoglienza, minori non accompagnati e sicurezza. Il governo spagnolo ha inoltre chiesto assistenza a Frontex, l'agenzia europea della guardia di frontiera.

Oggi, questa tensione ha prodotto un effetto inatteso: non soltanto una crisi migratoria e diplomatica, con il duro confronto tra Madrid e Rabat, ma anche un problema sportivo. Il Ceuta prova a proteggere il proprio progetto sportivo mentre il presidente assicura che la squadra continuerà a lavorare normalmente. Per il club, il calcio diventa cosi anche uno strumento per restituire alla città un'immagine diversa da quella dell'emergenza.

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