Sergio Conceição sulla gestione dei giocatori sauditi: "Non sono esigenti. Non hanno l'etica del duro lavoro"
Sergio Conceição non ha ancora trovato una panchina. Il tecnico portoghese, dopo aver concordato la separazione con l'Al-Ittihad in giugno, sta ancora cercando il progetto giusto per tornare ad allenare. Da quando ha lasciato il Porto, il padre del calciatore juventino, non ha trovato grande fortuna. Dopo un'ottima carriera da calciatore (con un grande passato in Serie A), Sergio Conceição ha iniziato ad allenare in Portogallo. Così, fra Olhanense, Academica, Braga e Vitoria Guimarães è riuscito a farsi notare dal Nantes, con cui ha raggiunto un buon settimo posto da subentrato.
Conceição sulla gestione dei giocatori sauditi
Sergio Conceição ha così preso in carico l'ex squadra di Benzema e Kanté, non riuscendo a ottenere nulla e raggiungendo un mesto quinto posto. Così, in estate, club e tecnico hanno deciso di salutarsi trovando un accordo condiviso. Al podcast "La Tripletta" della Gazzetta dello Sport, è intervenuto proprio l'allenatore portoghese per parlare delle differenze culturali nelle modalità di gestione della propria rosa.Conceição si è così espresso sulle peculiarità di allenare i calciatori dell'Arabia Saudita: "Non hanno un vera e propria etica del lavoro. Non sono esigenti, ma non gliene faccio una colpa, anche perché non è una questione di volontà o desiderio. Semplicemente non sono stati socializzati ad avere quel tipo di mentalità, per noi tecnici è difficile fare i conti con questo concetto. Alcuni non si presentano agli allenamenti o faticano eccessivamente, il calcio non è ancora visto come un lavoro vero. Esistono sempre delle scuse per loro".
Inoltre, il tecnico portoghese ha poi aggiunto: "Non voglio mancare di rispetto a loro o alla nazione, anzi, mi hanno accolto benissimo e li ringrazio col cuore. Non ho mai detto che fossero cattivi, volevo solo far presente questa differenza culturale nell'approcciare il mondo del calcio. È stato difficile per me adattarmi, ma tutto sommato considero questa esperienza come particolarmente formativa e pedagogica, soprattutto per come mi ha aiutato a sviluppare una prospettiva differente sul modo di concepire il calcio".
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