Cagliari, Yerry Mina e la promessa alla madre: "Quel giorno ho pianto tanto, poi è cambiato tutto"
Dietro il sorriso, la grinta e le celebrazioni che hanno accompagnato Yerry Mina durante la sua carriera c'è una storia fatta di sacrifici, difficoltà e soprattutto di una promessa. Una promessa fatta alla madre quando era ancora un ragazzo e il calcio professionistico sembrava solo un sogno lontanissimo. Il difensore colombiano ha raccontato uno degli episodi che più hanno segnato la sua vita, ricordando il momento in cui comprese quanto fosse importante riuscire a trasformare il proprio talento in un lavoro capace di cambiare il destino della sua famiglia.
Le parole di Yerry Mina
Tutto è successo quando Mina giocava ancora nelle giovanili del Deportivo Pasto: la sua famiglia attraversava un periodo economicamente difficile e Mina, ancora giovanissimo, non aveva gli strumenti per poter aiutare concretamente la madre. In un'intervista a BluRadio Colombia ha raccontato degli avvenimenti che lo hanno spinto a dare tutto se stesso per raggiungere l'obiettivo di diventare professionista.
Un giorno assistette a una situazione che lo colpì profondamente, con sua madre fu costretta a chiedere aiuto economico al fratello. Per il giovane Mina fu un momento difficile da accettare: "Un giorno mia mamma chiamò mio fratello Camilo e gli disse: ‘Cami, puoi aiutarmi con 50 mila?'. Quel giorno ho pianto tanto, perché dicevo: come posso non aiutare mia mamma a fare le sue cose? Da quel giorno è cambiato qualcosa. Mi ha dato tanta forza per dire che non voglio che nessuno dia niente a mia mamma, perché posso farlo io. È la mia mamma”.
Successivamente: "Ho sempre detto che volevo essere un giocatore professionista e che volevo comprare una casa per mia mamma".
La concorrenza con compagni più esperti non lo spaventava: "Non mi importava, continuavo a lavorare per ottenere un posto da titolare".
Infine, la sua perseveranza è stata infine ripagata. "Fino a quando è arrivato il mio momento e ho iniziato a vincere, a vincere, a vincere, fino a quando mi hanno dato l’opportunità di giocare nel calcio professionistico. Da lì ho detto grazie a Dio".
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