DerbyDerbyDerby Calcio Italiano Di Gregorio, un'eredità troppo grande da sopportare in una stagione da incubo
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Di Gregorio, un'eredità troppo grande da sopportare in una stagione da incubo

Alex Bianchi
L'ex Monza non ha convinto nemmeno nella sua seconda annata in bianconero: il confronto con i predecessori è inevitabile e pesa sempre di più.

La Juventus aveva scelto di cambiare pagina, mettendo da parte Szczesny e dando un nuovo volto ai propri pali, con l'obiettivo di tornare a costruire una squadra 'all'italiana' partendo proprio dalla porta. Michele Di Gregorio avrebbe infatti dovuto rappresentare il nuovo corso bianconero: un portiere moderno, abile con i piedi, cresciuto attraverso un percorso graduale e reduce dalla sua migliore stagione in carriera, quella del 2023/2024, culminata con la nomina a MVP della Serie A, pochi mesi prima di approdare ufficialmente alla Juventus. Se nella sua prima annata erano state tollerate alcune sbavature e fisiologiche incertezze, nessuno si sarebbe aspettato una seconda stagione segnata da errori cosi pesanti e continui.

Gli errori che sono costati punti preziosi

Segnata da episodi pesanti, grossolani e spesso decisivi, la stagione del portiere italiano non è stata di semplici sbavature, ma veri e propri errori che hanno inciso direttamente sui risultati e sulla corsa Champions della Juventus.

I gol subiti sul proprio palo, uscite e letture sbagliate, interventi goffi e poco reattivi, hanno iniziato ad accumularsi settimana dopo settimana, partita dopo partita. Iconici i suoi errori nel Derby d'Italia a San Siro, contro la Lazio all'Olimpico, i rocamboleschi match europei contro Borussia Dortmund e Galatasaray e i due scontri contro il Como e Fiorentina, tutte partite il cui filo conduttore è sempre stato lo stesso: la sensazione di una fragilità costante. In diverse occasioni la Juve ha subito gol al primo vero tiro in porta degli avversari, registrando anche la percentuale più alta del campionato, cioè il 46% dei casi, che equivale a circa 16 gol subiti su 35 tiri.

Il confronto con gli altri portieri di Serie A e le panchine consecutive

Anche i dati messi a confronto con gli altri estremi difensori del campionato confermano le difficoltà di Di Gregorio. Mentre portieri come Maignan, Svilar o Carnesecchi hanno garantito punti alle rispettive squadre grazie ad interventi ad alto coefficiente di difficoltà, l'ex Monza ha spesso fatto l'esatto opposto mettendo in difficoltà i suoi stessi compagni. Le statistiche sui gol evitati rispetto agli expected goals subiti raccontano infatti di un rendimento largamente sotto media, incassando perciò più reti di quelle che avrebbe dovuto concedere seconda la qualità e la qualità dei tiri effettuati verso la sua porta.

Oltre ai numeri, a preoccupare per tutta la stagione è stata la continuità degli errori: la sensazione è sempre quella che ogni pallone indirizzato verso la porta difesa da Di Gregorio possa trasformarsi in un pericolo concreto. Una percezione che inevitabilmente si è riflessa per tutta l'annata anche sulla difesa, portando Luciano Spalletti a tappare i buchi come poteva facendolo accomodare in panchina per cinque partite di fila tra metà febbraio e metà marzo.

MADRID, SPAGNA- 22 OTTOBRE 2025: Michele Di Gregorio si riscalda prima della gara di Champions League tra Juventus e Real Madrid all'Estadio Santiago Bernabeu. (Foto di Angel Martinez/Getty Images)

Una porta che pesa più delle altre

Difendere la porta della Juventus non è mai stato un compito normale, vista la mole strepitosa di estremi difensori che sono passati in bianconero nel corso di tutta la sua storia: recentemente, prima dell'ex Monza, è stato Wojciech Szczesny a raccogliere l'eredità del più grande portiere della storia del calcio, Gigi Buffon, facendolo con estrema personalità, affidabilità e continuità. Di Gregorio invece sta garantendo l'effetto opposto: ogni errore infatti amplifica i paragoni con i predecessori, riportandone alla memoria tutto il carisma e la leadership, ma alla Juve il confronto costante con l'eccellenza non sempre è stimolante e, come è stato dimostrato in diverse occasioni, rischia anche di affossarti mentalmente.

Di Gregorio può non aver retto il cambio mentale, oltre quello tecnico, che naturalmente separa due mondi come Monza e Juventus, ma resta sconcertante come tutto possa crollare in un secondo: da miglior portiere del campionato, Di Gregorio oggi è invitato alla porta, almeno da parte di alcuni tifosi.