Edoardo Bove, la sua storia diventa un film: “In un battito” racconta il giorno che cambiò tutto
Il 1 dicembre 2024 Edoardo Bove era in campo con la Fiorentina contro l’Inter. Pochi minuti dopo, il Franchi si fermò per il suo malore. Quella storia diventerà ora un film documentario: si intitola “In un battito”, è diretto da Giovanni Troilo e sarà presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2026, nella sezione Special Screening. L’uscita nelle sale è prevista per il 16, 17 e 18 novembre.
Il film parte proprio da quella sera, ma guarda soprattutto a ciò che è successo dopo: gli esami, l’incertezza sul futuro, la possibilità di non poter più giocare in Italia e il percorso che ha portato Bove a riprendere la propria carriera lontano dalla Serie A.
Il 1° dicembre 2024 e il malore durante Fiorentina-Inter
È il 17’ del primo tempo di Fiorentina-Inter quando Bove si accascia improvvisamente sul terreno di gioco. La partita è ferma e i giocatori capiscono subito che la situazione è seria, richiamando l’intervento dei soccorsi. Il centrocampista viene trasportato all’ospedale Careggi di Firenze e la gara viene sospesa. Le prime notizie dall’ospedale escludono danni acuti al sistema nervoso centrale e all’apparato cardio-respiratorio. Nei giorni successivi il quadro viene approfondito fino alla decisione di impiantargli un defibrillatore sottocutaneo removibile.
Bove rimane in ospedale fino al 13 dicembre. Dodici giorni dopo il malore può lasciare Careggi e tornare a incontrare i compagni della Fiorentina, mentre resta aperta la questione più difficile: capire se e dove avrebbe potuto continuare a giocare o no.
“In un battito”, il racconto di quello che è venuto dopo
È proprio da quella domanda che prende forma il documentario. In un battito non si concentra soltanto sul malore ma sui mesi in cui Bove ha dovuto ridefinire la propria quotidianità e il proprio futuro da calciatore. Il film, della durata di 97 minuti, è prodotto da No Name Entertainment e Alea Film con Rai Cinema, in collaborazione con Sky e Chiarafama. Più dei dettagli produttivi, però, è il punto di vista di Bove a dare senso al progetto: Il centrocampista ha spiegato di aver scelto di raccontare la propria esperienza per provare a trasformare quanto accaduto in qualcosa di utile anche agli altri. Nel suo racconto c’è anche il modo in cui quel giorno ha cambiato il rapporto con il tempo, con il calcio e con le opportunità che si presentano fuori dal campo.Dal dubbio sul futuro al Watford
Dopo l’impianto del defibrillatore, la possibilità di continuare a giocare in Italia si è complicata per le regole sanitarie sull’attività agonistica con un dispositivo di quel tipo. Bove ha quindi cercato una soluzione all’estero e nel gennaio 2026 ha scelto il Watford, firmando un contratto di cinque anni e mezzo. Durante il periodo lontano dal campo aveva ammesso di aver pensato anche alla possibilità che la sua carriera potesse essere finita. Nel frattempo si era iscritto a un corso universitario di economia, senza però abbandonare il lavoro necessario per provare a tornare a giocare. È questo il punto da cui parte In un battito: non il malore in sé, ma tutto ciò che Edoardo ha dovuto affrontare dopo.© RIPRODUZIONE RISERVATA