ESCLUSIVA – Bonazzoli: "Alla Sampdoria cambia tutto, ma il risultato è lo stesso". Gilardino? "Innovativo"
C’erano gli anni in cui per un attaccante bastava alzare gli occhi per trovarsi davanti Maldini, Nesta o Materazzi, mentre dall’altra parte del campo c’erano Vieri, Totti, Del Piero e Toni. Emiliano Bonazzoli ha vissuto quella Serie A e oggi la guarda con gli occhi di chi ha conosciuto un calcio molto diverso da quello attuale.
Nel corso dell’intervista ai nostri microfoni, il confronto tra passato e presente porta a parlare del peso dei social, della preparazione sempre più sofisticata e del ruolo degli attaccanti, chiamati oggi a partecipare molto di più alla fase di non possesso. Ma c’è anche l’attualità, con uno sguardo sulle difficoltà della Sampdoria, il cambio in panchina del Parma e la rinascita della Reggina.
E poi c’è un nuovo capitolo, lontano dal campo ma ancora dentro il calcio: la Primavera del Renate e il percorso intrapreso con VOB Sport. Esperienze attraverso cui Bonazzoli sta mettendo la propria storia al servizio dei giovani e di una nuova generazione di calciatori.
Bonazzoli e le tre ex: il Parma, i problemi della Samp e la rinascita della Reggina
Bonazzoli, partiamo dal Parma: i crociati hanno esonerato Carlos Cuesta e scelto Alberto Gilardino come sostituto. Cosa ne pensi?"Non vorrei entrare nei particolari delle decisioni della società. Le decisioni di una società come il Parma si devono rispettare. Ci saranno stati dei motivi per arrivare a questo esonero. È un po’ strano perché è avvenuto durante la sosta del campionato, ma ci sarà stato un incontro tra le parti. Per quanto riguarda Gilardino, è un allenatore che ha già dimostrato di sapersi fare valere e di essere innovativo nelle sue idee. Posso solo fare un grande in bocca al lupo ad Alberto”.
"È un po’ strano vedere la Sampdoria in Serie B e non nel massimo campionato. È ancora più strano perché negli ultimi due anni hanno fatto una super squadra molto competitiva per risalire in tempi brevi. Anzi, hanno avuto annate in cui si sono trovati sempre ai playout e hanno rischiato anche di scendere in Serie C. Però non si capisce quale sia il problema all’interno, perché si cambiano giocatori, si cambiano allenatori, ma il risultato è sempre quello. Da ex giocatore sicuramente fa molto strano e dispiace, perché comunque la Sampdoria dovrebbe essere in Serie A, lottare per obiettivi diversi”.
Infine, parliamo della Reggina. Dopo il fallimento del 2023, oggi pare che la situazione si stia risollevando. Dall'inizio di questa stagione, i calabresi sono gli unici a non aver mai subito gol. Ti chiedo, cosa ricordi di quella Reggina in Serie A e pensi che tornerà mai nella massima serie?
"Il mio augurio è che la Reggina possa tornare al più presto. Ho solo ricordi bellissimi in Serie A e in Serie B. Parlando della società, Lotito ha dato una svolta decisiva. La Lazio è una delle società più importanti d'Italia e ogni anno riesce a ritagliarsi spazi importanti in classifica con qualche trofeo ogni tanto. Conosco l'allenatore, Marco Marchionni, mio ex compagno. È partito anche da piazze molto difficili, tra cui Foggia e Turris, ha vinto con il Novara e l’anno scorso ha fatto molto bene a Ravenna. Ha fatto un passo indietro di categoria ma perché ha sposato il progetto. Anche Romairone, il direttore sportivo, ha tantissima esperienza. Per concludere, la vicinanza, il calore della gente sono molto importanti e si faranno sentire durante queste partite di campionato”.
Da Vialli e Van Basten al calcio dei social: l'ex bomber racconta cosa è cambiato davvero
La Serie A nella quale giocavi pullulava di campioni generazionali: Vieri, Del Piero, Totti, Toni e tanti altri. Quanto era difficile ritagliarsi spazio in una generazione di bomber come quella?"Io ho giocato con top player che non esistono più. I miei idoli da attaccante erano sicuramente Vialli e Van Basten. Mi hanno fatto scattare qualcosa che mi ha fatto scegliere di diventare un attaccante. guardavo tanto in televisione e cercavo comunque di rubare qualcosa, di prendere spunto da loro. Sono stati degli anni bellissimi perché potevo confrontarmi con difensori altrettanto formidabili: Maldini, Nesta, Materazzi, Zanetti. Secondo me sono stati i migliori anni della Serie A e poterci giocare è stata una grande fortuna".
C'è qualcosa del calcio di quell’epoca che manca, secondo te, al calcio di oggi? E, viceversa, c’è qualcosa del calcio di oggi che avresti magari voluto che ci fosse stato in quel calcio?
"Adesso pensarci bene è un po’ difficile. Però penso che quando giocavo ci fosse meno tutta la parte social. Adesso basta fare una mezza cosa per andare virali su Instagram e pare che tanti siano focalizzati su quello. Prima si giocava, c’erano le giocate, ma non è che si andasse a rivedere continuamente quello che si era fatto. Prima era tutto molto più genuino. Si giocava e si era molto più concreti, facendo meno caso a queste cose. Per quanto riguarda quello che porterei nel calcio dei miei anni, sicuramente la preparazione prima e dopo la partita, soprattutto per quanto riguarda il fisico. Oggi tanti professionisti curano questi aspetti mentre prima nemmeno i presidenti valorizzavano tutto ciò. Oggi c'è anche molta più preparazione delle partite e studio delle squadre avversarie. Diciamo che i giocatori adesso sono molto più seguiti rispetto a venti o trent’anni fa”.
Oggi l'attaccante deve saper ricoprire diverse fasi del gioco e non deve più pensare solo al gol. Se un giovane Bonazzoli dei primi anni Duemila arrivasse oggi in una squadra di Serie A, quale aspetto, forse, dovrebbe modificare un po’ di più?
"Oggi noi attaccanti avremmo altre mansioni. Io ho sempre giocato in squadre che lottavano per salvarsi e aspettavamo le grandi con un blocco basso. Oggi le squadre che devono salvarsi hanno una fase difensiva molto più alta e giocano a viso aperto. È un cambiamento che c’è stato nel tempo, dove, con una pressione e un pressing organizzato, si va più alti possibile. Come attaccante, giocando più vicino alla porta avversaria hai meno strada da fare rispetto a quando dovevi stare a metà campo e aspettare la squadra avversaria sulla linea di metà campo. Oggi gli allenatori ti chiedono di stare sull'uomo con la palla che parte dal portiere e con il pressing che parte dalla loro area. Non penso che cambierei tanto, magari mi sarebbe piaciuto poter giocare maggiormente con queste indicazioni".
VOB Sport e Renate: come è cambiata la vita di Bonazzoli
Da poco hai iniziato a lavorare per la VOB Sport, un’agenzia di procuratori sportivi e di gestione di calciatori. Ci spieghi meglio di che cosa si tratta e da cosa nasce questa opportunità?"Ci lavoro ancora da poco. Nicola è un procuratore che mi ha messo in contatto con il Renate, mentre il CEO di VOB Sport lo conosco da trent'anni, dai tempi di Reggio Calabria. Nicola è un ragazzo molto disponibile. Se c’è una possibilità, come è successo con il Renate, non ha aspettato un secondo in più per chiamarmi. E penso comunque che da parte mia e da parte loro ci sia rispetto e voglia di lavorare, di crescere insieme. Quindi, diciamo, questo binomio ha fatto sì che iniziassimo questo percorso insieme".
Quest'estate sei anche tornato ad allenare. Oggi sei l'allenatore della Primavera del Renate e ti chiedo qual è il trucco per allenare al meglio dei giovani e poterli lanciare nel calcio che conta?
"È la mia prima esperienza con la Primavera però mi sta piacendo molto perché sono ragazzi che hanno voglia di lavorare. La cosa che mi piace di più è che migliorano giorno dopo giorno. Chi non gioca ha un po’ il muso, ma è giusto così. Ultimamente gli ho detto che i risultati stanno arrivando anche grazie a loro, perché in allenamento, anche se la settimana prima non hanno giocato, tengono sempre alta l’asticella. Non ci sono i soliti undici titolari, perché comunque sono tutti sullo stesso livello. Poi qualcuno spicca un po’ di più per certe qualità, qualcun altro meno, però tutti hanno avuto fino adesso la possibilità. Io cerco di dare tanti consigli per quella che è stata la mia carriera in campo. Puoi dare qualche idea di gioco, ma la cosa fondamentale secondo me è trasmettere qualcosa in base alla mia esperienza".
Per chiudere, quanto cambia il modo di guardare un giovane calciatore quando non devi soltanto allenarlo, ma anche aiutarlo a costruire il suo percorso?
"Io quest’anno sono partito comunque dando un’impostazione in campo, ma ho notato poca maturità: non sono ancora abituati magari a pensare da adulti. Gli ho detto che qualcuno prima o poi farà il salto e dovrà essere predisposto a quella mentalità. Quello che gli dico è anche di parlarsi in campo: bisogna aiutare il compagno con la voce, anche con l’urlo qualche volta. Io mi auguro che tutti possano giocare tra i professionisti ma se non si comunica col compagno davanti a diecimila persone poi si sbaglia. È un piccolo esempio, questo. E ci sono anche altre cose su cui cerco di lavorare. Provo a stimolarli per prepararli ad entrare nel calcio dei grandi".
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