DerbyDerbyDerby Calcio Italiano ESCLUSIVA Iuliano: "Juventus, fiducia in Spalletti. Alajbegovic può sorprendere. E quell'aneddoto su Lippi..."

ESCLUSIVA Iuliano: "Juventus, fiducia in Spalletti. Alajbegovic può sorprendere. E quell'aneddoto su Lippi..."

Dennis Re
L'ex difensore di Juventus e Salernitana sulla nuova stagione dei bianconeri e sul prossimo campionato di Serie A

Dalla grinta e la solidità difensiva mostrate sui campi di tutta Europa fino al ruolo di attento osservatore, mantenendo intatta la passione e la lucidità di analisi che lo hanno sempre contraddistinto. In questa intervista esclusiva abbiamo fatto il punto della situazione con Mark Iuliano, storico ex difensore centrale che in carriera ha calcato i palcoscenici più prestigiosi, alzando numerosi trofei e vestendo, tra le altre, le maglie di Juventus, Salernitana e della Nazionale italiana. Insieme a lui abbiamo analizzato i temi caldi del momento, dal nuovo corso della Juventus targata Spalletti fino ai movimenti di mercato delle big di Serie A, senza farci mancare un meraviglioso tuffo nel passato tra i ricordi dei grandi derby e i preziosi aneddoti dell'era Lippi.

La nuova Juventus di Spalletti

Partiamo dalla Juventus. È iniziata una nuova era dopo la riconferma di Luciano Spalletti in panchina e una dirigenza rinnovata: che sensazioni ti trasmette questa nuova Juventus? Pensi che ci siano le basi per riaprire finalmente un nuovo ciclo vincente?

“Ho ottime sensazioni: di recente ho partecipato a un meet & greet con la Juve in occasione della partita contro il Nizza e ho avuto modo di confrontarmi sia con Carnevali e Massara, che con Luciano Spalletti e Ottolini. Li ho visti davvero carichi, preparati e con le idee molto chiare. Naturalmente il mercato è sempre complicato, ma la società ha già messo a segno tre o quattro colpi davvero interessanti; ho avuto anche modo di vedere già all'opera Celik proprio nella gara contro il Nizza e mi è piaciuto molto. La rosa deve ancora completarsi e definire meglio alcune dinamiche, ma questa dirigenza mi trasmette molta tranquillità e fiducia.”

Passando al mercato della Juventus, la dirigenza ha puntato forte su Alajbegovic e sul ritorno di Kolo Muani. Secondo lei il francese può essere la punta giusta per Spalletti e cosa si aspetta invece dal giovane talento bosniaco?

“Penso che il reparto offensivo sia ancora da completare: sappiamo bene che Spalletti vorrebbe anche un centravanti più fisico. Del ritorno di Kolo Muani si parlava ormai da tempo e lui stesso ha voluto fortemente questa soluzione. È un giocatore carico e con qualità indiscutibili, che nella sua prima breve parentesi in bianconero aveva fatto soltanto intravedere il proprio potenziale. Arriva da un anno difficile al Tottenham, ma vederlo tornare con questa voglia e con la splendida accoglienza che gli hanno riservato i compagni è stato molto bello.

"Il bosniaco, invece, potrebbe rivelarsi la sorpresa di questo campionato, anche se lo conosciamo già "a malincuore" per quello che ha fatto con la maglia della sua Nazionale. È un talento di cui si parla già molto: sicuramente dovrà sudarsi il posto perché lì davanti sono in tanti, e bisognerà anche capire se resterà Conceicao, che è molto quotato sul mercato. In ogni caso, parliamo di un ragazzo che ha dribbling, velocità, abilità e grande capacità di fornire assist.”

TORINO, ITALIA - 13 LUGLIO: Luciano Spalletti, Giovanni Carnevali e Frederic Massara durante una sessione di allenamento al JTC il 13 luglio 2026 a Torino, Italia. (Photo by Daniele Badolato - Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

L'importanza della dirigenza e della mentalità

Lei ha vissuto una Juventus con uno spogliatoio ricco di personalità e leader. Secondo lei è proprio questo che manca oggi ai bianconeri per costruire una squadra con una mentalità vincente?

“Se ne è parlato tanto: credo che questa squadra abbia innanzitutto bisogno di uno staff e di dirigenti forti ed esperti, che sappiano fare bene il proprio lavoro guardando sia al mercato estero che ai calciatori italiani. Parlando con Carnevali ho percepito grande entusiasmo e, soprattutto, la consapevolezza di cosa significhi essere alla Juve. Nel recente passato abbiamo avuto dirigenti stranieri che, secondo me, capivano poco l'importanza e il peso di questa società."

"Ora toccherà alla nuova dirigenza trasmettere certi valori, facendo capire a tutto il gruppo che giocare in un club del genere comporta enormi responsabilità. Spesso si parla di pressione, ma la pressione in questo ambiente è bella, è l'essenza dello sport e va vissuta in modo positivo. L'obiettivo deve essere fare un grande campionato e tornare protagonisti."

"Certo, le avversarie sono attrezzate e, come ha ripetuto spesso Spalletti, non puoi inculcare una storia gloriosa come quella bianconera in pochi mesi. Però la società deve provarci. Anche Elkann deve far sentire la sua presenza, e l'ho visto davvero carico. La Juve è un patrimonio non solo dei suoi tifosi, ma del calcio mondiale e non può permettersi un finale di campionato come quello della scorsa stagione. Chi scende in campo quest'anno deve capire che non ci si può accontentare del quarto posto perché la Juventus è nata per vincere, sempre."

"In passato è stato commesso l’errore da parte di qualche dirigente o allenatore di dichiarare che l'obiettivo fosse "raggiungere la Champions", ma quello deve essere il traguardo minimo sindacale per un club del genere. Non si può puntare a sopravvivere, arrivare secondi o terzi, non esiste. Ed è esattamente questo il messaggio che i nuovi dirigenti, per quello che ho potuto vedere, stanno cercando di trasmettere a tutti i costi a chi indossa questa maglia.”

Le ambizioni della Salernitana

Un’altra piazza che lei conosce molto bene e che ha vissuto nella sua carriera è Salerno. Dopo le ultime stagioni complicate, cosa manca secondo lei alla Salernitana per tornare ai livelli che merita?

“Salerno è una piazza straordinaria, un ambiente caldo e passionale che merita davvero di stare in alto. Oggi la Salernitana è una squadra ancora in fase di costruzione, un cantiere aperto che però parte già da un organico decisamente forte e competitivo. Il punto di svolta è stato trovare in panchina il mio amico Serse Cosmi, che ha fatto un finale di stagione grandioso e sono felicissimo che la società abbia scelto di confermarlo."

"Serse è l'uomo ideale per questo ambiente: trasmette grande tranquillità, ha idee di gioco chiarissime e possiede quell'abilità fondamentale di tirare fuori il massimo da ogni singolo elemento della rosa, che poi è proprio quello che tutti gli allenatori dovrebbero saper fare. Con questa base e con la guida di un tecnico come lui, la Salernitana ha tutte le carte in regola per giocarsi il campionato fino in fondo e puntare a vincere.”

Dai trionfi passati con la Juventus al presente

Lei è arrivato alla Juventus dalla Salernitana trovando una squadra appena laureatasi Campione d'Europa. Che effetto fa guardare indietro a quel decennio e come giudica, da tifoso e da opinionista, il finale della scorsa stagione di Serie A?

“Io arrivai in una Juventus fresca Campione d'Europa. Al mio primo anno vincemmo quasi tutto, sfiorando anche la Champions League nella finale di Monaco contro il Borussia Dortmund: se avessi vinto anche quel trofeo al primo colpo, passando direttamente dalla Salernitana al tetto d'Europa, avrei potuto persino smettere lì, perché avrei già conquistato tutto! Per me, da tifoso juventino, è stato un decennio straordinario, fatto di grandi trionfi ma anche di amarezze che mi hanno fatto amare ancora di più questa maglia.

Oggi, anche per via del mio ruolo da opinionista in TV, cerco sempre di essere obiettivo ed apprezzo il bel calcio più di ogni altra cosa, a prescindere dai colori. Bisogna essere sinceri: in questo momento la Juve non parte come favorita, anche se deve ritrovare la forza per tornare a esserlo. Ci sono squadre che hanno lavorato benissimo in questi ultimi anni, come l'Inter e il Napoli."

"Dal Milan mi aspettavo sicuramente di più: dopo tre quarti di campionato da incorniciare, la sconfitta con la Lazio ha innescato un crollo clamoroso proprio quando sembrava potessero agganciare i nerazzurri. Mi aspettavo un finale diverso sia per i rossoneri sia per la Juve, che purtroppo nelle ultime giornate si è fatta un harakiri clamoroso.”

GERMANIA - 28 MAGGIO 1997: FINALE DELLA CHAMPIONS LEAGUE 1997 a MONACO DI BAVIERA; BORUSSIA DORTMUND - JUVENTUS TORINO 3:1; Karl-Heinz nel gol dell'1-0 (Foto di Bongarts/Getty Images)

Il futuro del nostro calcio

Guardando invece alla Nazionale, che è il tema caldo di queste settimane, tralasciando la scelta del CT e tutto quello che è successo, crede che il calcio italiano stia producendo una nuova generazione in grado di riportare l’Italia ai massimi livelli internazionali?

“Abbiamo tanti giovani interessanti: nei giorni precedenti ho visto la partita di Palestra contro la Juve, è un bel giocatore che mi è sempre piaciuto e che avrei visto bene in bianconero, ma il Chelsea ha anticipato tutti piazzando un ottimo acquisto. Ci sono poi altri ragazzi che stanno facendo esperienze importanti in Premier League, come Calafiori e Tonali. I talenti ci sono, ma alcuni devono dare qualcosa in più quando indossano la maglia azzurra, perché oggi non c'è più nulla di scontato e le qualificazioni a Europei e Mondiali vanno conquistate sul campo.

Mancini avrà un compito arduo nel rilanciare la Nazionale. Da tifosi e osservatori siamo stanchi di non vedere l'Italia protagonista o, peggio, vederla assente dai Mondiali. Dobbiamo fare un grande lavoro e stare attentissimi, perché mentre le altre realtà come Spagna, Francia o Inghilterra si sono portate avanti da anni, noi siamo rimasti fermi a vivere di ricordi che ormai stanno svanendo.”

Collegandomi a questo, visto che nella sua Juve la solidità difensiva era sicuramente uno dei marchi di fabbrica: da ex difensore, vede oggi in Serie A qualche centrale italiano che le ricorda, per caratteristiche o mentalità, il suo modo di interpretare il ruolo?

“I paragoni sono sempre difficili perché parliamo di epoche diverse: il calcio cambia continuamente e non amavo essere confrontato con altri nemmeno io quando giocavo. Oggi c'è uno strapotere fisico e prestazionale incredibile, sia in Italia che in Europa, con atleti preparatissimi sotto ogni punto di vista. Ai miei tempi avevo la fortuna di avere alle spalle una grande squadra e al mio fianco compagni straordinari in ogni reparto: per un difensore avere campioni del genere intorno facilitava sicuramente le cose.

Oggi certi fuoriclasse fanno altre scelte: un tempo la Serie A era il punto d'arrivo, il campionato in cui tutti volevano giocare, adesso è diventata una lega di transizione verso la Premier League o la Liga, questa è la cosa più spiacevole. In Italia i capitali ci sono, anche grazie ai tanti investimenti stranieri, ma bisogna tornare a vincere e, soprattutto, lavorare sul talento italiano. Le nostre selezioni giovanili primeggiano ovunque e arrivano sempre in fondo nelle competizioni internazionali, poi però questi ragazzi spariscono e non trovano spazio nelle prime squadre. È qui che dobbiamo farci delle domande ed è su questo che chi di dovere, dai vertici istituzionali in su, dovrà dare risposte concrete attraverso programmi seri.”

NEWCASTLE - 23 OTTOBRE 2002: Alan Shearer (Newcastle) contende il pallone a Mark Iuliano (Juventus) durante la partita del Gruppo E di UEFA Champions League tra Newcastle United e Juventus, disputata a St. James' Park a Newcastle il 23 ottobre 2002. (Foto di Stu Forster/Getty Images)

Un occhio sulla prossima stagione di Serie A

Rimanendo in ottica Serie A, con il mercato ancora aperto e le rose incomplete, che stagione si aspetta e chi vede al momento favorito per lo Scudetto e per la corsa Champions?

“Manca qualche settimana all'inizio del campionato e le rose non sono ancora complete, quindi le squadre che devono assolutamente puntare a vincere restano le solite: Napoli, Inter, Milan e Juventus. Tra le favorite, però, inserisco naturalmente anche il Como che si sta muovendo benissimo sul mercato e riparte da un'ossatura già solida, mi aspetto molto dalla Roma e sono molto curioso di vedere l'Atalanta di Sarri."

Pensa che il Como potrà dare fastidio lì davanti anche con il doppio impegno e con una Champions League che porterà via inevitabilmente energie alla squadra di Fàbregas?

“Parliamo di una società importante con un allenatore di livello, che da ex giocatore è abituato ad affrontare tutte le competizioni al massimo; lo abbiamo visto anche in Coppa Italia, dove sono arrivati quasi in fondo. Il Como sta facendo una campagna acquisti sontuosa e ha confermato i talenti che aveva già in rosa, quindi dobbiamo assolutamente inserirlo tra le candidate assolute di questa stagione. Hanno migliorato l'organico, trattenendo ragazzi che hanno disputato una stagione fenomenale come Nico Paz o Da Cunha, che a me piace tantissimo, inserendo anche gente di esperienza. Sicuramente se la giocheranno per la Champions League e potranno davvero dare fastidio alle squadre li davanti.”

Chiudendo il discorso Serie A, secondo lei la Fiorentina con questo mercato e con un Paratici che si sta muovendo benissimo piazzando grandi acquisti, può riscattare la scorsa stagione e ambire addirittura ad un piazzamento europeo?

“Sì, è vero, Paratici sta lavorando molto bene, è un dirigente di grande esperienza e sta portando avanti un mercato importante. Però siamo solo ai nastri di partenza. Anche l'anno scorso sembrava che la Fiorentina dovesse lottare per la Champions, c'erano grandi promesse e un'ottima campagna acquisti, ma poi sappiamo come si è rivelata difficile l'annata. Per questo ci vado cauto. Hanno preso Grosso, che reputo un ottimo allenatore, molto giovane e ci sono tanti ragazzi promettenti in rosa. Sono curioso di vedere all'opera anche Aquilani."

"Dobbiamo aspettare di vedere come saranno completate le rose. Noto che molte squadre puntano agli stessi profili e manca un po' di fantasia; lo scouting dovrebbe allargare i propri orizzonti per non ridursi a inseguire gli stessi obiettivi. A me, per esempio, piace Pellegrino del Parma e vorrei che lo prendesse la Juve, ma su di lui ci sono tre o quattro club. È solo un esempio, ma in Europa funziona così: ci sono quei tre o quattro talenti dai costi esorbitanti e svariate squadre che se li contendono. Questo campionato potrà dirci tante cose e, secondo me, ci riserverà parecchie sorprese.”

Il fascino dei Derby con la Juventus e l’aneddoto su Lippi

In chiusura volevo chiederle: lei che ha vissuto da protagonista due delle sfide più sentite del nostro calcio, il Derby della Mole e il Derby d’Italia, qual è quello che le è rimasto più impresso e che emozioni si provano a giocare partite così?

“Per quanto riguarda il Derby della Mole, purtroppo nel decennio in cui ho vestito la maglia della Juventus c'era un divario davvero enorme tra le due squadre: il Torino in quegli anni era in difficoltà ed è stato a lungo anche in Serie B. Giocare un derby è sempre complicato, ma sul piano tecnico e tattico la differenza era netta. Le due sfide che ricordo maggiormente sono il famoso 3-3, dove vincevamo 3-0 alla fine del primo tempo prima della loro rimonta e del rigore sbagliato da Salas per lo "scavino" di Maspero e il 2-2 firmato da Enzo Maresca con l'esultanza "delle corna".

Sul Derby d'Italia, invece, ci sarebbero infiniti racconti. Le partite con l'Inter sono sempre state bellissime, spigolose e ad altissima tensione. Spesso abbiamo vinto noi, spesso loro, anche se di quella famosa partita giocata a Torino nel '98 ne pago ancora oggi il dazio! (ride, ndr). Un bellissimo aneddoto risale proprio al campionato 1997-98: perdemmo 1-0 a San Siro con gol di Djorkaeff su assist di Ronaldo il Fenomeno, pur avendo disputato una grande gara."

"Eravamo davvero arrabbiati per aver perso una partita giocata così bene, ma a fine match entrò nello spogliatoio Marcello Lippi, che considero come un padre, oltre che uno dei più grandi allenatori della storia e ci disse: "Ragazzi, state tranquilli: quest'anno lo Scudetto lo vinciamo noi". Sentirci dire quelle parole subito dopo una sconfitta ci diede una carica incredibile, e infatti alla fine vincemmo il tricolore.

BARCELLONA - 22 APRILE 2003: L'allenatore della Juventus Marcello Lippi e i giocatori festeggiano la vittoria nella partita di ritorno dei quarti di finale di UEFA Champions League tra Barcellona e Juventus, disputata allo stadio Camp Nou il 22 aprile 2003 a Barcellona, ​​in Spagna. (Foto di Alex Livesey/Getty Images)