Fàbregas, il Como ha la tua identità: le 5 mosse che hanno cambiato la storia dei lariani
Il 10 settembre 2026 il Como gioca la prima partita europea della propria storia. Al Sinigaglia arriva il Lipsia, squadra abituata da anni ai ritmi della Champions League, ma l’esordio non ha il volto timido di chi entra per la prima volta in un nuovo mondo. I lariani partono forte, attaccano, trovano quattro gol e chiudono la serata sul 4-1: Baturina apre le marcature, Douvikas raddoppia, Diao segna nella ripresa e Máximo Perrone mette il punto finale al novantesimo.
Tre stagioni prima il Como era ancora in Serie B. Nel mezzo sono arrivati la promozione con 73 punti, il decimo posto alla prima stagione in Serie A e poi il quarto posto del 2025/26, chiuso a quota 71 e valso la prima qualificazione europea del club. La proprietà ha fornito mezzi, investimenti e una prospettiva diversa; Cesc Fàbregas ha dato al progetto una direzione calcistica sempre più chiara.
La notte contro il Lipsia fotografa bene il punto di arrivo. Il Como non si presenta in Champions cercando di adattarsi a un palcoscenico nuovo: porta con sé il calcio costruito negli anni precedenti. Possesso, pressione, coraggio e una rosa scelta per sostenere quell’idea sono diventati, stagione dopo stagione, i tratti più riconoscibili della squadra.
1. Cambiare prima la testa del Como
Quando gli hanno chiesto quale fosse stata la trasformazione più importante osservata dal suo arrivo, Fàbregas non ha parlato di moduli. Ha indicato la mentalità, ricordando un Como nel quale il pensiero era soprattutto “cerchiamo di non perdere” e mettendolo a confronto con quello cresciuto con l’ambizione di affrontare qualsiasi avversario per provare a vincere.Il percorso dello spagnolo sul lago rende bene l’idea di una crescita avvenuta per gradi. Arrivato nel 2022 da calciatore, nell’estate 2023 ha lasciato il calcio giocato ed è partito dalla Primavera. Il 13 novembre dello stesso anno è salito in prima squadra come tecnico ad interim dopo l’addio di Moreno Longo, poi è rimasto nello staff guidato da Osian Roberts durante la stagione conclusa con la promozione. Nell’estate 2024 il Como gli ha affidato ufficialmente la panchina con un contratto di quattro anni.
La Serie A rappresentava uno strappo importante rispetto al livello precedente e Fàbregas lo aveva detto alla squadra già dopo la promozione, definendo la B appena conclusa una sorta di preparazione a ciò che sarebbe arrivato. Il Como ha pagato inevitabilmente alcuni errori, ma non ha mai costruito la propria stagione soltanto sulla necessità di proteggersi. Ha chiuso il 2024/25 al decimo posto con 49 punti e, soprattutto, ha smesso rapidamente di sentirsi una neopromossa.
2. Il pallone come primo principio
Fàbregas ha descritto più volte la sua idea con concetti piuttosto chiari: essere proattivi, governare il possesso, pressare alto e controllare le transizioni. Anche ascoltando chi viene allenato da lui tornano gli stessi elementi. Mërgim Vojvoda ha parlato di un lavoro molto tecnico, fondato sulla costruzione dal basso, sul gioco rapido e sulla capacità di guardare prima di ricevere. Il possesso del Como serve soprattutto a muovere l’avversario: I centrali si aprono, uno dei centrocampisti si abbassa, i giocatori offensivi cercano posizioni tra le linee e il pallone viene usato per attirare pressione e liberare spazio più avanti. Nel primo anno di Serie A questa intenzione era già visibile anche nelle partite in cui la qualità degli avversari rendeva tutto più complicato.Fàbregas ha continuato a lavorare su quei principi senza trasformarli in qualcosa di rigido. Ha adattato i compiti alle caratteristiche della rosa, accettando che il livello della Serie A richiedesse più soluzioni e più attenzione rispetto alla categoria precedente. La base, però, è rimasta la stessa: avere giocatori tecnicamente puliti, capaci di ricevere sotto pressione e di riconoscere gli spazi.
3. Perdere palla e andare a riprendersela
Il possesso racconta soltanto una parte del Como. L’altra si vede quando il pallone viene perso e la squadra prova subito ad accorciare, spesso senza arretrare automaticamente verso la propria area. Per sostenere questo tipo di calcio servono distanze corte, letture rapide e una linea difensiva capace di gestire molto spazio alle proprie spalle.Il progresso si misura bene confrontando le prime due stagioni in Serie A. Nel 2024/25 il Como aveva incassato 52 reti; dodici mesi dopo ha chiuso con 29 gol subiti e 19 clean sheet, risultando la miglior difesa del campionato. Jean Butez, arrivato dall’Anversa nel gennaio 2025, ha accompagnato questa evoluzione diventando anche un riferimento nella costruzione dal basso.
La crescita difensiva non ha modificato l’atteggiamento della squadra. Il Como 2025/26 ha stabilito contemporaneamente i propri record in Serie A per punti, vittorie e gol segnati, segno di un equilibrio trovato senza sacrificare la fase offensiva. La pressione è diventata più ordinata, la gestione delle transizioni più efficace e la squadra ha iniziato a concedere meno pur continuando a portare molti uomini nella metà campo avversaria.
4. Un mercato costruito sulle caratteristiche
La disponibilità economica della proprietà è una parte evidente della scalata del Como e ha permesso al club di accelerare il processo. La differenza, però, è stata anche nel tipo di giocatori scelti. Accanto a profili affermati sono arrivati giovani ancora da sviluppare e calciatori adatti a un calcio che chiede tecnica, mobilità e disponibilità al lavoro senza palla.Fàbregas ha indicato direttamente le caratteristiche che cerca: fame, adattabilità, capacità di dribblare, difendere e occupare gli spazi. Nico Paz rispondeva a questa logica nell’estate 2024. Diao, acquistato dal Betis nel gennaio successivo a 19 anni, venne presentato dallo stesso allenatore per la velocità, la tecnica, la capacità di attaccare gli spazi e la versatilità; poche settimane dopo aveva già iniziato a incidere in Serie A.
Nello stesso mercato invernale arrivarono Jean Butez e Caqueret. Il primo portava esperienza e caratteristiche utili per iniziare l’azione dal portiere, il secondo offriva controllo e intelligenza in mezzo al campo. Gli innesti hanno alzato il livello della squadra durante il percorso, senza aspettare la stagione successiva per correggere ciò che mancava.
Accanto a loro c’erano anche giocatori con una storia diversa. Nell’estate del 2024 Pepe Reina, Sergi Roberto e Alberto Moreno portarono nello spogliatoio un’esperienza maturata ai massimi livelli, e Fàbregas spiegò di considerarli elementi sui quali poter contare nei momenti complicati. Il mercato del Como ha finito così per mescolare sviluppo e abitudini già consolidate, mantenendo sempre un criterio legato al tipo di calcio che l’allenatore voleva costruire.
5. Far crescere il club insieme alla squadra
Quando Fàbregas arrivò a Como nel 2022, il cambiamento da fare non riguardava soltanto la formazione titolare. In un’intervista concessa durante la prima stagione in Serie A ha ricordato come, due anni prima, la squadra potesse allenarsi in posti differenti durante la stessa settimana e come mancasse persino un ristorante interno nel quale giocatori e staff potessero mangiare insieme dopo il lavoro.Mentre in campo il Como saliva di categoria e aumentava le proprie richieste tecniche, a Mozzate cresceva anche il centro sportivo. Avere spazi stabili per allenarsi, recuperare e condividere la quotidianità diventava parte dello stesso processo che Fàbregas stava portando avanti sul terreno di gioco. Il club ha investito nelle strutture e ha mantenuto una divisione dei ruoli pensata per allargare il progetto oltre la prima squadra.
Con la nomina definitiva di Fàbregas nell’estate 2024, Osian Roberts è passato al ruolo di Head of Development con l’incarico di sviluppare quella che il Como ha definito ufficialmente una propria “Como Culture”, comprendendo la formazione degli allenatori e i piani di crescita dei giocatori. La crescita della prima squadra veniva così accompagnata da un lavoro pensato per dare continuità allo stesso metodo anche fuori dai novanta minuti. Sono aspetti meno visibili di una vittoria o di un acquisto importante, ma aiutano a capire perché il Como abbia retto una crescita così rapida. La squadra è salita di livello mentre il club cercava di dotarsi degli strumenti necessari per sostenerla, evitando che tutto dipendesse soltanto dalla qualità della rosa del momento.
Nel maggio 2024 il Como festeggiava il secondo posto in B con 73 punti e il ritorno in A dopo oltre vent’anni. Nel maggio 2026 chiudeva quarto nella massima serie e conquistava la Champions League. Il 10 settembre successivo, alla prima partita europea della sua storia, segnava quattro gol al Lipsia davanti al proprio pubblico. Fàbregas ha accompagnato ogni passaggio di questa trasformazione, prima da giocatore e poi dalla panchina. Oggi il Como può contare su investimenti, talenti e strutture che pochi anni fa non aveva, ma in campo mantiene una caratteristica ancora più semplice da riconoscere: cerca il pallone, prova a giocare nella metà campo avversaria e accetta il rischio che comporta.
Contro il Lipsia è successo ancora una volta, nel momento più nuovo della storia recente del club. La Champions era una novità assoluta per il Como; il modo di affrontarla, ormai, no.
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