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Mentre il calcio italiano cerca faticosamente di tracciare la rotta per uscire dalle macerie della terza mancata qualificazione mondiale, Aurelio De Laurentiis torna a scuotere le fondamenta della FIGC. Nella recente Assemblea di Lega a Milano il presidente del Napoli ha rotto gli indugi sulla corsa alla successione di Gabriele Gravina, bocciando definitivamente la candidatura di Giancarlo Abete e indicando in Giovanni Malagò l’unico profilo capace di guidare la rivoluzione necessaria.
Aurelio De Laurentiis ha parlato, e come spesso accade, l'ha fatto in modo diretto e senza peli sulla lingua: "Noi siamo anche stanchi di essere portati per mano da persone che interpretano i ruoli istituzionali per avere un proprio prestigio, per poter lavorare bisogna sapere quindi il signor Malagò per me è il benvenuto"
Ha continuato parlando di Abete dicendo che, nonostante il rapporto di amicizia, quel ruolo non gli si addice: "Abete è un carissimo amico, è un signore che io rispetto, però non è una persona adatta a fare questo lavoro dal mio punto di vista"
Ha poi continuato parlando un del suo percorso e di come queste scelte sbagliate e la voglia di tenersi la poltrona stanno allontanando i bambini da questo sport: "io sono arrivato dal cinema nel 2004, ma dal 2004 ho sempre rotto le scatole a tutti dicendo guardate che è tutto vecchio"- conclude parlando dei bambini e di chi non lascia il posto per dare una boccata d'aria nuova al nostro sistema calcio - "I bambini non guarderanno più il calcio, stiamo sbagliando tutto. Però nessuno ti ascolta, perché ognuno con il sedere è fortemente incollato alla propria poltrona. E non gli si stacca, non c’è niente da fare".
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Le parole di Aurelio De Laurentiis non sono solo un attacco ai singoli, ma il sintomo di un calcio italiano che si trova davanti a un bivio decisivo. Dopo il terzo Mondiale consecutivo vissuto da spettatori, è chiaro che non basta più cambiare gli interpreti ma bisogna scavare più a fondo per trovare la soluzione a discapito della comodità di certe persone.
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