IL FOCUS | Diana Bianchedi, dalla pedana allo spogliatoio: la prima donna a guidare la delegazione azzurra
Per Diana Bianchedi la maglia azzurra non è mai stata qualcosa di estraneo. Prima l’ha indossata in pedana, vincendo due ori olimpici nel fioretto a squadre. Poi l’ha ritrovata da dirigente, fino all’ingresso a Coverciano in un ruolo che nessuna donna aveva mai ricoperto prima nella Nazionale maggiore.
Per arrivare fino allo spogliatoio azzurro c’è un percorso lungo oltre trent’anni, iniziato sulle pedane internazionali e proseguito ai vertici dello sport italiano. Dalla scherma al CONI, passando per l’antidoping e Milano Cortina, Bianchedi ha attraversato mondi diversi prima di approdare alla Nazionale.
Due ori olimpici, cinque Mondiali: Bianchedi prima della dirigenza
Nata a Milano il 4 novembre 1969, Bianchedi costruisce la prima parte della propria storia sportiva con il fioretto. A Barcellona 1992 conquista l’oro olimpico nella prova a squadre insieme a Francesca Bortolozzi, Giovanna Trillini, Dorina Vaccaroni e Margherita Zalaffi. Otto anni più tardi, a Sydney, torna sul gradino più alto del podio con Trillini e Valentina Vezzali.In mezzo c’è Atlanta 1996, l’Olimpiade che avrebbe potuto aggiungere un’altra medaglia alla sua collezione. Durante la prova individuale Bianchedi subisce un grave infortunio al tendine d’Achille e non può partecipare alla gara a squadre, poi vinta dall’Italia. Il ritorno all’oro quattro anni dopo, a Sydney, arriva quindi al termine di un percorso segnato anche da quella frenata improvvisa.
Dal fioretto al CONI, senza lasciare lo sport
Quando termina la carriera agonistica, Bianchedi non cambia ambiente: cambia ruolo. Nel 2001 entra ai vertici del CONI e diventa la prima donna eletta nella Giunta Nazionale e la prima vicepresidente donna, oltre a essere, all’epoca, la più giovane a ricoprire quella carica.Tra il 2001 e il 2004 fa parte della Commissione Scientifica Antidoping; negli anni successivi ricopre incarichi nel settore sanitario e scientifico, fino a entrare anche nel Panel Antidoping della UEFA. Dal giugno 2025 è vicepresidente vicaria del CONI.
Nel frattempo c’è Milano Cortina. Bianchedi lavora alla candidatura dei Giochi Invernali del 2026 e, dal 2020, ricopre il ruolo di Chief Strategy, Planning & Legacy Officer della Fondazione Milano Cortina. Un altro pezzo di una carriera trascorsa sempre più lontano dalla pedana, ma sempre dentro l’organizzazione dello sport.
L’arrivo a Coverciano e il primato con la Nazionale
Nel settembre 2026 arriva un altro passaggio. Bianchedi entra a Coverciano come capo delegazione della Nazionale nel nuovo corso di Roberto Mancini. La FIGC sottolinea subito il dato storico: è la prima donna a ricoprire quell’incarico con la Nazionale maggiore.Mancini la presenta partendo proprio dal suo passato da atleta. “Ha fatto la storia di uno sport importantissimo, soprattutto per la mia città”, dice il ct jesino riferendosi alla tradizione della scherma, aggiungendo che la sua esperienza avrebbe potuto essere d’aiuto al gruppo. Per Bianchedi è l’ingresso in un ambiente diverso da quelli frequentati fino a quel momento: non più una federazione, un comitato olimpico o l’organizzazione di un grande evento, ma la quotidianità della Nazionale e dello spogliatoio.
È un nuovo capitolo di un percorso che, pur cambiando continuamente ruoli e responsabilità, è rimasto legato allo sport di alto livello. Dopo aver vissuto la maglia azzurra da atleta, Bianchedi la ritrova così dalla parte della dirigenza, portando a Coverciano l’esperienza accumulata tra attività olimpica, medicina sportiva e organizzazione.
Dalla pedana a Coverciano, passando per trent’anni di sport
Il significato della nomina di Bianchedi sta soprattutto nel percorso che l’ha preceduta: due ori olimpici, cinque titoli mondiali, una laurea in Medicina, gli incarichi al CONI, l’antidoping e il lavoro per Milano Cortina prima dell’arrivo nel calcio.© RIPRODUZIONE RISERVATA