L'architetto Nervi elogia il progetto della Lazio per il Flaminio: "Lo riporta in vita e lo dona alla città"
La conferenze dei servizi preliminare relativa allo stadio Flaminio, e al progetto presentato dalla Lazio, ha dato alla società un sì, che però è un sì vincolato. Chi invece è sicuramente molto soddisfatto ed ha espresso i suoi pensieri è l'architetto Pierluigi Nervi, che ne ha scritto in un lungo documento.
L'architetto Nervi plaude al progetto della Lazio per lo storico stadio
In quel di Formello filtra ottimismo. La conferenza dei Servizi preliminare ha discusso negli ultimi mesi il progetto presentato dalla società, dal presidente Lotito e dai suoi progettisti. Ne è emerso un sì, seppur vincolato. I dubbi principali sono due. Il primo riguarda la nuova tribuna, che circonda quella attuale, storica, e che invece dovrebbe essere preservata. Il secondo, invece, ha come argomento la pensilina: la Lazio la vuole demolire, i tecnici vorrebbero invece tenerla in piedi. Il progetto, in ogni caso, andrà modificato.Ma chi, invece, si ritiene soddisfatto ed ha voluto commentare questo progetto è l'architetto Pierluigi Nervi. Che ha trasmesso i suoi pensieri in un lungo documento scritto. Nervi è il nipote dello storico progettista del famoso impianto romano, che è venuto a mancare nel 1979. Nel suo testo, ha voluto tracciare una breve storia dello stadio: "C'era una volta un impianto sportivo, costruito per il calcio e per altre attività sportive, in occasione delle Olimpiadi del 1960. Venne da subito considerato una perla di architettura moderna per le soluzioni tecniche e strutturali adottate. Negli anni a seguire il disinteresse, l'incuria, l'abbandono, lo resero inaccessibile. Oggi non si può più giocare nemmeno una partita di bocce".
Ha poi anche commentato il progetto presentato dal club del presidente Lotito: "Finalmente esiste un unico progetto che lo riporta in vita, lo restaura, lo ristruttura, lo restituisce alla città e lo rende compatibile con le nuove normative relative al calcio internazionale. Non si tratta di uno scempio, come qualcuno lo ha giudicato, ma di un intervento consapevole. Nel rispetto di quanto realizzato da mio zio e da mio nonno".
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