Niang torna a parlare del suo passato al Milan: "Un giorno in allenamento ho spaccato la traversa"
M'baye Niang, arrivato al Milan quando ancora era considerato uno dei prospetti più interessanti del calcio europeo, è stato uno di quei giocatori che si ricordano più per quello che sarebbero potuti diventare che per quello che effettivamente sono stati. Con i rossoneri ha collezionato in totale 79 presenze e 12 gol, non dimostrando veramente il suo talento se non in pochi e rari momenti.
Il suo percorso in rossonero è stato fatto di momenti esaltanti, episodi rimasti nella memoria dei tifosi e difficoltà che hanno accompagnato una crescita arrivata sotto i riflettori. Oggi Niang ripercorre quegli anni con maggiore maturità, raccontando il rapporto con un ambiente che lo ha accolto da giovanissimo e le esperienze che hanno contribuito a formare il calciatore e la persona.
Il racconto di Niang
In un’intervista rilasciata a Fanpage.it, Niang ripercorre le tappe principali della sua esperienza italiana, dagli inizi a Milanello fino agli episodi che hanno segnato la sua crescita dentro e fuori dal campo.
Inizia parlando del suo arrivo da giovanissimo al Milan: "Ricordo che mi volevano diverse squadre in Europa tra Inghilterra, Spagna e soprattutto Italia. Quando ho ricevuto la sua telefonata mi ha fatto molto piacere, mi hanno chiamato ho detto subito di sì perché il Milan è sempre il Milan, è una società grande e tra le migliori al mondo. Non è stato un momento in cui ho dovuto riflettere tanto".
Successivamente ha parlato del rapporto con Galliani: "Con Galliani era un rapporto padre-figlio, ha preso subito in mano la situazione e ha fatto tante cose per aiutarmi a parlare italiano, ad ambientarmi con questo mondo nuovo, perché io sono nato in Francia e ho fatto tutta la scuola francese. Gli sarò grato per tutta la vita perché mi ha dato l'opportunità di poter giocare in un club così importante".
Infine ha spiegato cosa si è comprato con il primo stipendio da calciatore professionista: "Quando ho avuto i primi stipendi mi sono comprato un orologio, penso come tutti i giovani calciatori che lo comprano appena hanno uno stipendio che lo permette. Poi come sappiamo mi piacevano tanto le macchine, vedevo gli altri giocatori con le belle macchine sportive e mi sono detto ‘Perché non mi faccio questo regalo?'. Ma credo che i giocatori giovani facciano tutti le stesse cose, compriamo orologi e macchine, poi quando cresci la pensi in un modo un po' diverso, ma rifarei tutto quello che ho fatto".
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