Roma, D’Amico ammette: “Un giocatore probabilmente manca”
La Roma ha chiuso il mercato con una consapevolezza: la rosa è stata rinforzata, ma manca ancora qualcosa. A confermarlo è stato proprio Tony D’Amico, che ha fatto il punto sulla prima sessione di mercato da direttore sportivo giallorosso. Tra i temi affrontati, soprattutto la ricerca dell’esterno offensivo, le trattative sfumate e i vincoli imposti dall’accordo con la UEFA.
Il dirigente ha però voluto chiarire anche alcune ricostruzioni circolate negli ultimi giorni, in particolare quella relativa a Manu Koné e a un presunto ultimatum di Gasperini. D’Amico ha negato che ci siano state offerte ufficiali per il centrocampista e, soprattutto, che l’allenatore abbia minacciato le dimissioni.
Roma, D’Amico: “Un giocatore probabilmente manca”
La priorità indicata da Gasperini era il reparto offensivo. La Roma ha inserito diversi giocatori, tra cui anche Tommaso Mora, ma con caratteristiche differenti rispetto all’esterno fisico che il club aveva inizialmente cercato. D’Amico non ha nascosto che quella casella sia rimasta parzialmente scoperta.
“Volevamo rinforzare il reparto offensivo come priorità e quelle erano le richieste del mister, le priorità poi vanno contestualizzate. Si iniziano tante trattative, alcune le chiudi, altre le apri e le porti avanti. Non abbiamo spostato nessun tesoretto sull’attaccante, poi comunque è arrivato Mora che ha altre qualità e caratteristiche, ma lo immaginiamo in quel ruolo. Un attaccante esterno è arrivato ed è Mora, sebbene abbia altre caratteristiche, cercavamo un attaccante esterno più fisico. Non abbiamo spostato nessun tesoretto, volevamo solo rafforzare la squadra. È mancato questo profilo per varie situazioni, ma gli altri giocatori che sono arrivati li volevamo tutti”.
Il problema, quindi, non riguarda soltanto il numero degli acquisti. La Roma cercava un giocatore con caratteristiche precise e non è riuscita a chiudere l’operazione giusta. Con la Champions League da affrontare insieme a campionato e coppe, D’Amico ha ammesso che la rosa non sia ancora perfettamente completa.
“Le competizioni sono tre e la difficoltà aumentare con la Champions League perché ti toglie energie. Per l’ala intendiamo anche un giocatore che può fare un doppio ruolo, siamo leggermente corti, ma siamo convinti che con un buon lavoro potremo individuare qualche altro profilo a gennaio. Un giocatore probabilmente manca”.
È questa la frase più significativa della conferenza, non una bocciatura del mercato, ma la conferma che la Roma avrebbe voluto aggiungere un altro tassello sulla fascia e che quella ricerca potrebbe ripartire all’anno nuovo.
Da Summerville a Leweling, fino a Luiz Henrique
Dietro all’esterno mancato non c’è stata una sola trattativa saltata. La Roma ha seguito più profili e, in alcuni casi, è arrivata molto vicina alla chiusura. Tra i nomi citati dallo stesso D’Amico c’è Jamie Leweling, per il quale l’accordo con lo Stoccarda e con il giocatore sembrava essere stato raggiunto.
“Avevamo individuato 2-3 profili per noi giusti, quelli che erano i giocatori che pensavamo potessero sostenere il gruppo, non ci siamo riusciti per vari motivi. Leweling era chiusa con lo Stoccarda e il giocatore, ma il giocatore ha avuto poi un ripensamento. C’erano giocatori pronti per arrivare, ma non ci soddisfacevano, non soddisfacevano tutti noi. Valuteremo se avremo fatto cose buone”.
Un altro caso importante è stato quello di Luiz Henrique. Anche in questo caso, secondo D’Amico, la Roma aveva raggiunto un’intesa sia con il giocatore sia con il club, prima che l’operazione si fermasse. “Purtroppo ci sono state delle problematiche che ci hanno impedito di portarlo a termine, avevamo l’accordo con giocatore e club ma non ci siamo riusciti per problematiche tecniche. Accadono tante cose durante il mercato e devi essere pronto alle alternative”.
Il ds ha poi spiegato perché la Roma, durante la stessa fase del mercato, si sia mossa contemporaneamente su più fronti. Il riferimento è molto noto anche a Summerville, Molina e Castro.
“Contestualizzare mi riferivo che, quando eravamo su Summerville, eravamo anche su Molina e Castro. Devi contestualizzare il momento in cui puoi chiudere l’operazione, eravamo forti su Summerville, ma anche su Castro. È una questione di tempi, il tempo che abbiamo chiuso Castro non è stato sufficiente per Summerville. Cercavamo entrambi i profili, abbiamo chiuso Mora, ma non abbiamo chiuso l’altra caratteristica, il giocatore tipo Leweling, i nomi che avete fatto erano veri”. La spiegazione di D’Amico restituisce così un’immagine diversa da quella di una Roma costretta a cambiare obiettivo all’ultimo momento: le trattative erano diverse, portate avanti in parallelo, e la scelta finale è stata condizionata anche dalle tempistiche.
I vincoli UEFA e il mercato della Roma
A incidere sulle operazioni sono stati anche i paletti finanziari. D’Amico ha spiegato che la Roma era consapevole dei limiti con cui avrebbe dovuto lavorare e che, durante il mercato, alcune strategie sono state modificate proprio per rispettare quei parametri.
“Più che bloccate, sapevamo quali erano i nostri paletti. Spesso durante le operazione ci siamo dovuti reinventare, cambiare dei paletti in corsa. Sapevamo i nostri obiettivi, ciò che dovevamo fare, in parte ci siamo riusciti. Abbiamo abbassato il monte ingaggi del 15%, quasi 20 milioni di euro. Altri riferimenti della Società stanno parlando con la UEFA e ci diranno cose che oggi non conosciamo”.
Un passaggio importante perché, come ha sottolineato il ds, il costo di un’operazione non dipende soltanto dal prezzo del cartellino. Anche gli stipendi incidono sulle valutazioni complessive.
“Dalla UEFA non è cambiato nulla, sapevamo quali erano i nostri obiettivi. Penso che sia una domanda più per il mister, però come ho detto nella prima domanda spesso nel mercato si cambiano le strategie e si va su un giocatore. Dobbiamo capire che non è una questione solo di acquisto di un cartellino sugli accordi con la UEFA, ma tanto fanno gli ingaggi e altre cose che è difficile spiegare qui. Dobbiamo affrontare tutto nella maniera migliore”.
D’Amico smentisce l’ultimatum di Gasperini su Koné
Tra gli argomenti più delicati della conferenza c’è stato anche Manu Koné. Negli ultimi giorni si era parlato di un possibile interesse del Chelsea e di una posizione molto dura da parte di Gasperini in caso di cessione del centrocampista. D’Amico ha ridimensionato completamente quella ricostruzione, parlando solamente di contatti informativi e negando l’esistenza di un’offerta ufficializzata.
“C’è stato un sondaggio, ci sono stati dei contatti informativi con il Chelsea nell’ultimo giorno di mercato. Non sono arrivate offerte ufficiali per approcciare il giocatore. La ringrazio per la domanda. Ho letto che ci sarebbero state le dimissioni di Gasperini, un aut aut, in realtà non c’è stato niente. Nel prepartita contro la Fiorentina avevo detto che era difficile immaginare una cessione definitiva, poi ci sono stati sondaggi, ci sono state telefonante ma nessun aut aut da parte del mister. È stato immaginato qualcosa che non è successo, nessuna offerta ufficiale, l’ultimo giorno di mercato ha acceso gli animi un po’ di tutti”.
Una precisazione netta, soprattutto sul rapporto con l’allenatore. D’Amico ha infatti escluso che Gasperini abbia imposto condizioni alla società, mentre ha riconosciuto come l’ultima giornata di mercato abbia aumentato la tensione attorno alle trattative.
Il nucleo storico e i nuovi arrivi
D’Amico ha anche difeso il lavoro fatto dalla Roma sul gruppo già presente in rosa. Al suo arrivo, infatti, quattro giocatori considerati centrali per l’identità della squadra erano in situazioni contrattuali differenti: Dybala e Pellegrini senza contratto, Cristante e Mancini vicini alla scadenza.
“La soddisfazione o non soddisfazione la valuteremo a fine anno. Sono molto contento sicuramente che, al mio arrivo, abbiamo acquistato quattro giocatori che sono stati quattro giocatori protagonisti del ritorno in Champions League. Parlo di Dybala, Pellegrini, Cristante e Mancini, sono arrivato il 20 giugno che Dybala e Pellegrini erano senza contratto, con Cristante e Mancini che andavano a scadenza.
Forse c’erano idee diverse prima, ma quelli sono stati i primi acquisti per me, hanno attaccamento perché è il nucleo storico e li ringrazio perché si sono messi a disposizione abbassandosi gli stipendi. Sono stati i primi acquisti che mi hanno soddisfatto di più. Rammarico? No, penso che siamo felici di tutti i ragazzi che sono arrivati, spesso tante trattative le ho lette real time, eravate super informati. Sono contento di chi è arrivato, sono arrivati giocatori con grande voglia che hanno scelto la Roma, tanti altri hanno scelto la Roma ma, per vari fattori, come accordi tra società e agenti, non si sono poi concretizzati. Ho spesso sentito parlare di rifiuto della Roma, ma in pochissimi l’hanno rifiutata, anche profili importanti”.
Il mercato, quindi, non è stato solo una questione di nuovi acquisti. La Roma ha dovuto anche mantenere il proprio nucleo storico e costruire attorno a esso una rosa più ampia, con giovani di prospettiva e giocatori d’esperienza.
“Quest’anno abbiamo investito su ragazzi giovani e di prospettiva. Abbiamo inserito giocatori di spessore come De Roon e Balerdi, abbiamo avuto l’opportunità di fare un mercato di ringiovanimento e strutturare il vecchio gruppo storico e allargarlo. Per la nostra idea di calcio fa la differenza, noi pensiamo che i ragazzi giovani di prospettiva debbano essere sostenuti da un gruppo di uomini forti come abbiamo. Non ci poniamo obiettivi su come raggiungere l’Inter, noi dobbiamo fare la Roma e affrontare le gare al meglio. Sarà difficile giocare tutte le competizioni, ma sarà stimolante per tutti”.
D’Amico: “Se non fossi responsabile, non sarei qui”
Infine, il direttore sportivo ha parlato anche del proprio ruolo all’interno della società e del rapporto con la proprietà. D’Amico ha spiegato che le decisioni vengono condivise tra le varie componenti del club, compreso il CEO Galantic, arrivato dal 1° agosto.
“Credo sia la normalità in tutti i club. C’è una proprietà, un direttore sportivo e un allenatore. Dal 1° agosto è arrivato il CEO Galantic in corsa e c’è grande condivisione nelle uscite e nelle entrate. Sono arrivato il 20 giugno e ogni giorno ci siamo visti in video o in presenza con Ryan, con il Presidente Dan (Friedkin, ndr) e funziona come in tutti i club: condivisione, scelte condivise, confronti e insieme si esce uniti sulla decisione del giocatore da acquistare o cedere”.
Quando gli è stato chiesto di rivendicare il proprio ruolo nel mercato, D’Amico ha risposto senza troppi giri di parole: “Se non fossi responsabile, non sarei qui. Fare una domanda dove io dovrei interpretare, credo che dovresti essere più esplicito”.
Poi, con una battuta, ha risposto alla domanda se sia lui l’“uomo mercato” della Roma: “Se sono l’uomo mercato? Mi fai sorgere un dubbio, chiederò se sono io l’uomo mercato”.
Il bilancio definitivo, però, arriverà soltanto più avanti. D’Amico ha preferito non giudicare il proprio lavoro dopo una sola sessione, soprattutto considerando che la Roma si prepara ad affrontare una stagione su tre fronti.
“Faremo più avanti il bilancio, mi auguro sia positivo, ma non lo diciamo oggi. Bergamo e Roma sono due bacini diversi, ma tutte le squadre hanno le ambizioni, se mancassero quelle nel calcio sarebbe un dramma. La Roma è tornata in Champions dopo tanti anni, l’Atalanta ci ha giocato per diverso tempo ultimamente. Dobbiamo fare un applauso alla Proprietà, al gruppo e a Gasperini che hanno permesso alla Roma di giocarla, io mi sono ritrovato la Champions League, non me la sono guadagnata, spero di dire il prossimo anno di aver conquistato anche io la Champions League”.
La prima sessione di D’Amico a Roma si chiude quindi con un mercato che il ds rimanda alla prova del campo e con una certezza ammessa dallo stesso dirigente: un giocatore probabilmente manca. Per l’esterno offensivo, però, ci sarà ancora tempo per intervenire a gennaio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA