ESCLUSIVA, Lucchini su Udinese-Cremonese: "Vardy vero leader, spero porti i punti per la salvezza"
Domenica sera alle 20:45 si giocherà, al Bluenergy Stadium di Udine, la sfida tra Udinese e Cremonese, fondamentale per la lotta salvezza dei grigiorossi. La squadra lombarda si trova attualmente a 31 punti in 36 partite, ad una sola distanza dal Lecce che sarà ospite al MAPEI Stadium per la sfida contro il Sassuolo.
Per commentare l'incontro e la stagione affrontata dalla Cremonese, abbiamo avuto il piacere di poter intervistare un ex difensore della Cremo che ha scritto la storia di questo club: Stefano Lucchini. Leader silenzioso, uomo d’esperienza e punto di riferimento dentro e fuori dal campo, Lucchini ha lasciato un ricordo indelebile nel cuore dei tifosi grigiorossi grazie alla sua grinta, alla professionalità e all’attaccamento alla maglia. Nel corso della nostra chiacchierata, l’ex centrale ha ripercorso le tappe più significative della sua carriera, soffermandosi sul presente della Cremonese e sull’importante sfida contro l’Udinese, senza dimenticare le esperienze vissute con le maglie di Sampdoria e Atalanta. Oggi Lucchini è il vice allenatore del Campobasso, affianco a Luciano Zauri e gli abbiamo chiesto un commento sui playoff di Serie C, appena terminati dalla squadra molisana, e qualche curiosità sul suo attuale ruolo.
Stefano Lucchini, il legame con la Cremonese, l’analisi della stagione e lo sguardo sulla corsa salvezza
Stefano, la tua carriera è iniziata alla Cremonese e sappiamo che anche oggi sei molto legato a questa piazza, cosa ha rappresentato, e rappresenta tutt’ora quella maglia?"Per me la Cremonese rappresenta casa. Sono arrivato alla Cremonese a 8 anni e sono andato via che ne avevo 19 quindi è stato un percorso importante della mia crescita sia calcistica che umana. I vari allenatori che ho avuto mi hanno insegnato tanto e sono cresciuto sia come calciatore che come uomo. A fine carriera ho avuto la fortuna di tornarci e di vincere un campionato. Era qualcosa che dovevo alla città e ai tifosi per quello che mi avevano dato per la mia crescita e penso di aver ripagato quello che la Cremonese mi ha dato."
Tu che con la Cremo hai militato solo in Serie B o Serie C, quanto sei rimasto soddisfatto di vedere i grigiorossi in Serie A?
"Sicuramente molto contento. Io vivo a Cremona quindi ho percepito cosa hanno provato i tifosi quando la squadra ha raggiunto questo traguardo. Nella mia testa ho provato forse un po' di rammarico per aver smesso e non aver potuto giocare in Serie A con la maglia grigiorossa ma ero felicissimo per una società che ha investito tanto per arrivare a questo traguardo meritato."
Come hai vissuto da questa stagione della Cremonese, dopo l’acquisto di un attaccante come Jamie Vardy e dopo una prima parte di stagione forse al di sopra delle aspettative?
"Vero, la stagione della Cremonese è iniziata in modo inaspettato. Ci si aspettava sin da subito una squadra in lotta per la salvezza e invece nella prima parte non è stato così. Poi non si sa cosa sia successo. Se la prima parte è stata inaspettata per un motivo, la seconda lo è stata per l'opposto. Non ci si aspettava un calo così evidente dal punto di vista dei risultati. Oggi siamo a -1 dal Lecce e non è facile perché mancano solo due partite molto difficili per entrambe. Per quanto riguarda Vardy, è stato un colpo che ha esaltato la piazza. È un giocatore che ha dimostrato di essere ancora importante nonostante un'età non più giovanissima. Va dato merito ad un giocatore che è un leader in campo e che trascina i compagni."
Domenica si giocherà Udinese-Cremonese, incontro cruciale per la salvezza della Cremonese. Come pensi che andrà la partita e secondo te chi riuscirà a salvarsi e chi scenderà in B?
"Non sono partite facili. Sia Cremonese che Lecce giocano contro squadre che non hanno nulla da chiedere a questo campionato ma che sono libere mentalmente e che stanno dimostrando di essere in gran forma. L'Udinese per esempio ha vinto a Cagliari, ha vinto contro il Milan per 0-3 e quindi è una squadra che sta bene fisicamente e mentalmente. È difficile oggi dire quale sarà il risultato finale perché sia Cremonese che Lecce giocano contro lo stesso tipo di squadra che offre un calcio di qualità."
Dalla storica qualificazione in Champions al difficile presente blucerchiato: il ricordo del periodo alla Sampdoria
Una fase importante della tua carriera l’hai vissuta sicuramente a Genova, sponda Samp dove nella stagione 2009-10 hai centrato una clamorosa qualificazione ai preliminari di Champions. Cosa ricordi di quei momenti?"Come con la Cremonese, sono molto legato alla Sampdoria perché i 4 anni in cui ho giocato a Genova sono i più importanti della mia carriera per quello che ho raggiunto a livello di prestazioni e risultati personali e di squadra. Quell'anno siamo arrivati quarti contro ogni pronostico. A metà campionato avevamo raggiunto la salvezza con grande anticipo e con la libertà mentale di cui parlavo prima abbiamo fatto un cammino incredibile. Avevamo dei calciatori importanti come Cassano e Pazzini e abbiamo trovato un'organizzazione di gioco importante. È stata una grande emozione a livello personale perché ogni volta che guardavo la Champions sognavo di sentire quella musichetta dal vivo. La cosa più bella è stata la consapevolezza di esserci meritati questo palcoscenico per il lavoro che avevamo fatto per essere lì."
"Male perché è una società che merita il palcoscenico della Serie A, soprattutto per i tifosi. C'è grande rammarico per gli ultimi 2 anni perché l'anno scorso sulla carta è retrocessa e poi ripescata, mentre quest'anno ha fatto molta fatica in modo forse inaspettato. Spero che si possa programmare qualcosa di importante per far tornare la Samp protagonista in A. Il derby poi, è una cosa pazzesca: inizia 15/20 giorni prima dove i tifosi cominciano a ricordarti della sfida più importante del campionato. L'atmosfera dello stadio è incredibile e ti permette di sentire i tifosi che ti incitano da vicino. Mi auguro quindi che si possa rigiocare tra 2 anni perché vorrebbe dire che la Samp sarebbe riuscita a salire in A."
Lucchini, il confronto tra la sua Atalanta e quella di oggi: crescita e ambizioni di un club diventato grande
Stefano, altro momento fondamentale della tua carriera l'hai vissuto a Bergamo. L'Atalanta in cui giocavi tu era ben diversa da quella che conosciamo oggi. C’era qualcosa nell’aria che lasciava intuire il futuro che avrebbe vissuto negli anni a venire?"Quando parlo di Atalanta dico sempre che quella squadra era un po' il precursore dell'Atalanta di oggi. L'ultima stagione, la 2013-14, iniziamo con -6 punti di penalizzazione per calcio scommesse e tutti ci davano per già retrocessi. Noi invece ci salvammo tranquillamente anche grazie ad una squadra forte con giocatori come Bonaventura, Maxi Morález o El Tanque Denis. Grazie alla squadra, ai giovani e alla società si è potuto programmare un futuro importante. Questa crescita me l'aspettavo perché l'Atalanta ha una grande fortuna, ovvero quella di avere una dirigenza fatta da uomini che hanno giocato a calcio e che sanno come relazionarsi all'interno dello spogliatoio anche nei momenti di difficoltà."
Nelle ultime annate la Dea ha sempre lottato per accedere alle coppe europee come la Champions. Quest'anno ha avuto forse qualche difficoltà in più. Cosa ne pensi della scelta fatta in estate con Jurić e pensi che Palladino sia l’uomo giusto per tornare in Champions?
"Per quanto riguarda l'allenatore, secondo me volevano giustamente dare continuità all'ideologia di Gasperini, scegliendo Jurić che gli è stato vice per tanti anni. Non so cosa sia successo. Forse Jurić ha portato qualche minimo cambiamento che non è stato recepito dai giocatori, ma sicuramente la scelta non era sbagliata, anzi. Palladino ha sicuramente portato qualcosa di importante perché la squadra ha ottenuto risultati importanti. Palladino si è sicuramente meritato una possibilità sulla panchina della Dea ma non so cosa abbia in mente la società."
Lucchini, dal campo alla panchina: il presente al Campobasso e il percorso da vice allenatore
Ormai da due stagioni sei il vice allenatore al fianco di Luciano Zauri. Come ti è nata questa opportunità e che tipo di allenatore di definisci?"Quando ho smesso di giocare il mio desiderio era quello di allenare. Ho iniziato con le giovanili della Cremonese fino ad arrivare a seguire la prima squadra della Pergolettese in Lega Pro. Con Luciano siamo rimasti molto amici e gli ho sempre detto che l'avrei seguito anche da secondo se ci fosse stata la possibilità. Il ruolo del vice l'avevo fatto a Brescia con Delneri per qualche mese è mi è piaciuto molto. Oggi gli aspetti che vado a curare sono molteplici e c'è grande collaborazione tra tutto lo staff a livello tecnico, tattico e gestionale. La mia figura si concentra di più sulla parte tecnica dell'allenamento ma ognuno nello staff ricopre più aspetti".
L'altra sera si è giocato il ritorno del playoff di Serie C contro il Potenza, che si è imposto con un parziale di 6-1 totale. Cosa è mancato realmente per il passaggio del turno?
"Il risultato secondo me è largo rispetto a quello che si è visto sul campo. È mancato sicuramente il gol, dati i 3 gol annullati per fuorigioco ed il palo di Bifulco. Loro sono stati bravissimi a sfruttare le occasioni dovute anche a qualche errore difensivo o in uscita che ci è costato caro soprattutto all'andata. Abbiamo comunque fatto un grandissimo campionato con un quarto posto storico e probabilmente inaspettato all'inizio della stagione".
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