DerbyDerbyDerby Calcio Italiano Vardy critica il calcio italiano: "Lento e difensivo e i ds hanno troppo potere"

Vardy critica il calcio italiano: "Lento e difensivo e i ds hanno troppo potere"

Federico Iezzi
Il pensiero di Vardy sulle differenze tra calcio italiano e inglese

Jaime Vardy ha avviato un suo podcast dal nome "Jamie Vardy's Having A Party". In una puntata ha ammesso di non aver compreso appieno il calcio italiano, nella sua esperienza alla Cremonese, e ha lanciato diverse critiche all'indirizzo del nostro sistema.

Vardy sul calcio italiano: "Più lento e più difensivo"

Secondo Vardy, che arrivava in Italia dopo tanti anni passati al Leicester e nei campi di varie categorie del calcio inglese, in Italia "Si gioca in modo molto più lento, più difensivo, In allenamento corri, corri, corri. Poi vai a giocare la partita e, letteralmente, non hai più niente da dare. Non è bello quando hai 38, 39 anni, vero? Ma non solo per me. Qui funziona così".

CREMONA, ITALIA - 10 MAGGIO: Jamie Vardy di Cremonese festeggia il suo gol durante la partita di Serie A tra US Cremonese e Pisa SC allo Stadio Giovanni Zini il 10 maggio 2026 a Cremona, Italia. (Foto di Image Photo Agency/Getty Images)

Il troppo potere dei direttori sportivi

Secondo il centravanti, inoltre, un grande problema della Serie A è lo strapotere dei direttori sportivi: "Il direttore sportivo ha voce in capitolo su tutto, è pazzesco". Per spiegare meglio questo problema e la differenza di mentalità, ha poi narrato un episodio avvenuto durante il campionato: "Prima della partita contro il Bologna abbiamo fatto come si fa in Inghilterra: ci siamo presi un giorno libero. Era una gara importante e abbiamo vinto 3-1. Tutti eravamo euforici e io pensavo: 'Bene, continuiamo così'. E invece… no, siamo tornati ad allenarci tutti i giorni, perché 'questa partita è davvero importante'. Ma come? Tutte le partite lo sono, non c'è differenza, almeno questa è la mia mentalità".

Problemi di ambientamento

Qualche difficoltà, infine, Vardy l'ha avuta anche sul lato della famiglia e dell'arrivo in un nuovo paese. Era, del resto, la prima esperienza di vita all'estero. "Se devo essere onesto, trasferirsi all'estero con una famiglia è davvero difficile. Tornare è stato molto bello e avevamo già riportato indietro i ragazzi. Io do il meglio di me quando mi diverto, ogni tanto bisogna farsi una risata".