Perin saluta la Juventus dopo 8 anni: "Ho sempre cercato di essere degno della maglia che indossavo"
Mattia Perin, portiere italiano classe 1992, è ormai pronto a lasciare la Juventus per trasferirsi al Palermo, ma prima di iniziare la sua nuova avventura ha voluto salutare il mondo bianconero con una lunga e commovente lettera pubblicata sui propri canali social. Parole che raccontano non soltanto gli anni trascorsi alla Juventus, ma soprattutto il percorso umano vissuto dal portiere all'interno del club. Arrivato nel 2018 dopo ottime stagioni con la maglia del Genoa, le prime due stagioni a Torino non gli avevano garantito la continuità sperata e il portiere era successivamente tornato in Liguria, prima di rientrare definitivamente in bianconero nel 2021.
Da quel momento è diventato una presenza costante nello spogliatoio, alternandosi tra il ruolo di vice e quello di portiere titolare, soprattutto dopo l'arrivo di Michele Di Gregorio, riuscendo a conquistare un posto importante all'interno del gruppo squadra.
Addio Juventus: la lettera di Perin
Perin, nella lettera pubblicata nei social, ha raccontato il valore delle attese, dei momenti difficili e delle occasioni in cui è stato necessario mettere da parte sé stessi, sottolineando come abbia imparato proprio alla Juventus che non sempre è necessario essere protagonisti per essere importanti all'interno di una squadra. Un concetto che descrive perfettamente il suo percorso in bianconero dove, pur non avendo sempre avuto il posto da titolare, è riuscito a diventare uno dei riferimenti dello spogliatoio, condividendo anni di vittorie, sconfitte, e soprattutto pressioni alla quale ha sempre saputo rispondere positivamente.
Adesso quei crampi di Vicario a pochi minuti hanno un altro sapore, dato che hanno permesso a Perin di chiudere nel migliore dei modi la sua avventura alla Juve, con un clean sheet e i 3 punti portati a casa.
Ecco i passaggi più importanti della lettera dedicata alla Vecchia Signora:
"Ci sono luoghi che attraversi. E poi ci sono luoghi che, mentre li attraversi, cambiano chi sei.
La Juventus per me è stata questo.
Oggi, guardandomi indietro, mi accorgo che una parte dell’uomo che sono diventato si è sviluppata dentro questi anni. Perché il tempo non si misura nelle partite giocate, nelle vittorie o nei trofei. Ma nelle persone incontrate, nelle attese, nei silenzi, nelle delusioni che impari ad accettare e nelle volte in cui trovi dentro di te la forza di ricominciare".
Con questa maglia ho conosciuto alcune delle emozioni più belle della mia carriera, ma anche momenti difficili. E oggi sono grato anche a quelli. Perché sono stati proprio quei momenti a costringermi a conoscermi davvero. Ho incontrato campioni immensi, ma soprattutto uomini. Persone con cui ho condiviso molto più di uno spogliatoio: giorni, pressioni, risate, sconfitte, vittorie, paure e sogni.
E ai tifosi voglio dire una cosa semplice: ho sempre cercato di essere degno della maglia che indossavo.Non so se ci sono sempre riuscito, ma so di averla rispettata ogni singolo giorno.
Adesso arriva il momento di andare. E fa uno strano effetto scriverlo. Perché quando rimani tanto tempo in un posto smetti di chiederti quando finirà. Diventa semplicemente una parte della tua vita. Ma forse crescere significa anche questo: avere il coraggio di lasciare andare qualcosa che ami, senza per questo amarlo di meno.
Non so cosa resterà di me nella storia della Juventus. Ma dentro di me la Juventus resterà per sempre.
E quello, nessun addio potrà portarmelo via. Grazie, Juve.
Fino alla fine!".
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