Quando il gol diventò danza: Juary, storia del bomber della bandierina
La nascita della leggenda
La storia di Juary non è così differente da quella di altri fenomeni brasiliani nati in quel periodo. La sua famiglia - come tante famiglie in Brasile all'epoca - non se la passa benissimo. Il padre è costretto a lavorare in fabbrica e purtroppo saltuariamente, poiché lavoro non ce n'è. Jorge, che poi verrà soprannominato Juary, non è molto interessato alla scuola. Ma, ovviamente, è interessato al pallone. Tra i campetti del suo quartiere è sempre presente, la gente inizia a notarlo e iniziano a notarlo anche persone vicine al Santos. Un ragazzino rapido e che segna con una naturalezza disarmante. Queste due doti bastano al Santos per decidere di prenderlo nelle proprie giovanili.Il giovane ragazzo continua a mettersi in mostra anche tra i suoi coetanei "professionisti", tant'è che nel 1976, a soli 17 anni, fa il suo esordio in prima squadra. Ma è due anni dopo che Jorge cambia il suo destino. C'è la partita delle partite, e il suo Santos affronta il San Paolo. La leggenda narra che un telecronista, tale Osmar Santos, lo avvicinò prima del match per chiedergli cosa avrebbe fatto in caso di gol. Juary colto di sorpresa, rispose con un ingenuo "Qualcosa mi inventerò".
Juary, viaggio in Europa destinazione Avellino
Dopo aver vinto il Paulista con il Santos, Juary viene ceduto controvoglia a causa di problemi societari al UAG di Guadalajara, in Messico. Nella stagione messicana si conferma, tanto da essere convocato con la nazionale. Le sue immagini fanno il giro del mondo, e arrivano anche in Italia. Il presidente Sibilia, che vuole fare un regalo ai suoi tifosi, decide di acquistarlo. E’ il 1980 e Juary si mette in viaggio direzione Europa. Il 31 agosto il brasiliano fa il suo esordio con i Lupi. Partita di Coppa Italia contro il Catania, entra e segna. Il brasiliano si invola verso la bandierina e inizia a danzare, l’Avellino vince 4 a 1, e i tifosi sono già innamorati.Il destino però sembra avercela con Jorge, che alla prima di campionato nella stagione successiva, dopo soli dieci minuti deve abbandonare il campo. Questa volta è la caviglia sinistra. Il brasiliano non resiste, e scoppia in lacrime. Ma decide di non arrendersi. Dopo un mese e mezzo e di nuovo in campo. L’Avellino gioca contro il Cesena, Juary torna in campo e torna anche al gol. E, ovviamente, torna a danzare intorno alla bandierina. Il brasiliano riprende la forma migliore, e nonostante le avversità, termina il campionato con uno score di 8 reti in 22 presenze. A Milano sono convinti, è l’uomo giusto per i neroazzurri. Il presidente accetta l’offerta, 2 miliardi di lire all’Avellino e si prepara a vestire la casacca dei neroazzurri.
Il grande salto
Il passaggio di Juary all’Inter non ebbe però gli effetti desiderati. Il brasiliano non riuscì mai a convincere la sempre esigente tifoseria neroazzurra, e faticò a trovare lo spazio desiderato. A fine stagione il tabellino dice 21 presenze e 2 gol. Forse ha nostalgia del calore irpino, o forse semplicemente non era pronto per un salto in una “big”. Fatto sta che dopo una sola stagione, il calciatore viene venduto all’Ascoli. Da Ascoli a Cremona, le due stagioni in provincia per Juary passano senza troppo da dire. Ormai tutti ne sono convinti, il brasiliano è stato una meteora, è la sua carriera ormai è sul viale del tramonto.Clicca sull'immagine qui sotto per scoprire tutto il palinsesto live di Bet365
Juary, rinascita
Qualcuno che crede ancora in lui però c’è. Dal Portogallo arriva un’offerta di 40mila dollari. E’ il Porto a farla, convinto che il brasiliano abbia ancora qualcosa da dire. In Portogallo Juary rinasce, ritorna a giocare più costantemente e riesce anche a mettere in bacheca Campionato e coppa nazionale. Ma il meglio non è ancora arrivato.Al Prater di Vienna il Porto affronta i giganti del Bayern Monaco. Kogl porta in vantaggio i bavaresi, la partita prende la direzione che tutti si aspettavano. Tutti tranne Artur Jorge. L’allenatore dei portoghesi a fine primo tempo decide di cambiare il piano gara. Fuori un centrocampista, Quinn, dentro un’attaccante, Juary. E lo sa, è la sua ultima chance, ora o mai più. Il brasiliano inizia a spaventare gli avversari a suon di dribbling sulla fascia. Al 77esimo riesce ad entrare in area e mettere la palla dentro, dove puntuale Rabat Majer devia in gol colpendo di tacco.
Ma non è finita, Jorge ha ancora qualcosa da dire. Tre minuti dopo il brasiliano si avventa su una palla che arriva dalla sinistra e con un tocco di interno supera il portiere dei bavaresi. 2-1 e rimonta completata. Juary corre verso la bandierina, emozionato esattamente come quella prima volta, o forse anche di più. Ma questa volta si ferma. Non danza. Si inginocchia, si rivolge verso i propri tifosi e poi alza le mani e gli occhi al cielo. Forse per rendere omaggio ad un popolo che ha creduto in lui nonostante tutto, o forse per scrollarsi di dosso le ultime avversità col destino. Destino che è riuscito a piegare al suo volere nonostante tutto. Nella notte più bella, contro l’avversario più forte, Juary si è preso l’Europa.
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