DerbyDerbyDerby Partite Storiche Mondiali 2014, vendetta Oranje: la cinquina dell'Olanda alla Spagna Campione in carica

Mondiali 2014, vendetta Oranje: la cinquina dell'Olanda alla Spagna Campione in carica

Vincenzo Bellino
Mondiali 2014, Olanda-Spagna 5-1: la squadra di Van Gaal vendica la sconfitta rimediata quattro anni prima nella finale di Coppa del Mondo in Sudafrica.

Mentre il conto alla rovescia verso il Mondiale 2026 entra nel vivo, con Stati Uniti, Messico e Canada pronti a ospitare la prima Coppa del Mondo a 48 squadre, è inevitabile lasciarsi trascinare dai ricordi. Ogni Mondiale porta con sé la promessa di nuove storie, nuovi eroi e nuove delusioni, ma anche il richiamo di partite che hanno segnato un'epoca. Gare che, a distanza di anni, non ricordiamo soltanto per il risultato, ma per ciò che hanno rappresentato. Tra queste c'è senza dubbio Spagna-Olanda del 13 giugno 2014. Una partita che sulla carta era semplicemente l'esordio del Gruppo B di Brasile 2014, ma che nei fatti si trasformò nel passaggio di consegne tra un'epoca che stava finendo e un futuro che stava già bussando alla porta.

Brasile, Mondiali 2014: il rigore dell'illusione realizzato da Xabi Alonso contro l'Olanda (Foto di Paul Gilham/Getty Images)

Spagna Campione in carica

In quei giorni la Spagna arrivava in Brasile con il peso e il prestigio di una dinastia senza precedenti. Aveva vinto due Europei consecutivi, nel 2008 e nel 2012, intervallati dal trionfo mondiale del 2010. Era la squadra che aveva cambiato il modo di interpretare il calcio, quella del possesso palla infinito, del controllo assoluto del gioco, delle vittorie costruite con una superiorità quasi disarmante. Anche chi iniziava a intravedere qualche crepa in quel sistema continuava a considerarla la favorita naturale. Per inerzia, forse. O semplicemente perché era difficile immaginare la caduta di un impero che sembrava eterno. Dall'altra parte c'era l'Olanda, la grande incompiuta del calcio mondiale. Quella che spesso aveva incantato senza raccogliere quanto meritato. Quella che quattro anni prima aveva visto sfumare il sogno mondiale nella finale di Johannesburg proprio contro la Spagna. Sembrava una sfida dal sapore di rivincita, ma nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo.

Brasile, Mondiali 2014: l'Olanda festeggia il gol del 4-1 con Robben sotto gli occhi sconsolati di Iker Casillas (Foto di David Ramos/Getty Images)

L'eurogol di Van Persie: il manifesto della fine di un ciclo

La serata di Salvador de Bahia iniziò seguendo il copione previsto. Xabi Alonso portò avanti la Spagna su rigore e tutto sembrava procedere secondo logica. Poi, a pochi minuti dall'intervallo, arrivò l'immagine destinata a diventare immortale. Dal piede sinistro di Daley Blind partì un lancio lungo perfetto. Robin van Persie lesse la traiettoria con una frazione di secondo d'anticipo rispetto a tutti gli altri. Scattò, si tuffò letteralmente nel vuoto e colpì il pallone di testa in volo, disegnando una parabola impossibile che superò Iker Casillas e si infilò in rete. Non era soltanto il gol dell'1-1. Era il simbolo di qualcosa che stava cambiando. Ancora oggi quella rete viene ricordata come una delle più belle nella storia dei Mondiali. Non una semplice incornata, ma un gesto tecnico e atletico di difficoltà estrema. Tempismo, coordinazione, coraggio, sensibilità. Van Persie sembrò sospendere il tempo per qualche istante, trasformando un'azione di gioco in un'opera d'arte. Eppure, col senno di poi, quel gol rappresentò molto più della sua bellezza estetica. Fu il manifesto della fine di un ciclo.

Brasile, Mondiali 2014: Van Persie festeggia il gol del momentaneo 1-1 contro la Spagna insieme al Ct Van Gaal e alla panchina olandese (Foto di Ian Walton/Getty Images)

Vendetta e umiliazione

Nella ripresa l'Olanda travolse la Spagna. Robben diventò imprendibile, Van Persie completò la sua doppietta, De Vrij si unì alla festa. Il tabellone finale recitava un incredibile 5-1. Una manita ai campioni del mondo in carica. Un'umiliazione sportiva che nessuno aveva previsto. Le immagini di Casillas in ginocchio mentre gli olandesi esultavano raccontavano meglio di qualsiasi commento ciò che stava accadendo. La Spagna non stava semplicemente perdendo una partita. Stava salutando il proprio regno. Pochi giorni dopo sarebbe arrivata l'eliminazione già nella fase a gironi (per mano del Cile, ndr). Un epilogo impensabile per una squadra che aveva dominato il calcio internazionale per sei anni. Quel Mondiale sancì definitivamente il tramonto della generazione d'oro delle Furie Rosse, una delle più grandi della storia. A distanza di oltre un decennio, quel 5-1 resta una delle immagini più indelebili del calcio moderno e ricorda come, sul terreno verde di gioco e nella storia, anche i più grandi imperi possano andare incontro a improvvise e fragorose battute d'arresto.