derbyderbyderby calcio estero Due imperi senza imperatore: dopo Mourinho e Ferguson, il vuoto di Chelsea e Manchester United
Eredità e crisi

Due imperi senza imperatore: dopo Mourinho e Ferguson, il vuoto di Chelsea e Manchester United

Francesco Di Chio
Francesco Di Chio
Chelsea e Manchester United: sfida tra due società ancora in cerca di identità dopo i cicli di Ferguson e Mourinho. Tra instabilità e continui cambi in panchina, i due club faticano a trovare serenità.
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Chelsea e Manchester United si sfideranno nella 33esima giornata di Premier League. Il match metterà di fronte due delle squadre più importanti d'Inghilterra e del mondo, che ormai da anni provano a ritrovare la via smarrita dopo gli addii di Ferguson e Mourinho, ultimi veri uomini al comando delle due squadre.

Il Chelsea vuole fare il Manchester United: Josè Mourinho

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Josè Mourinho si è presentato al mondo del calcio grazie alle due vittorie consecutive con il Porto, prima in Coppa Uefa (nel 2003) e poi in Champions League (nel 2004). Dopo aver compiuto un'impresa così clamorosa, non poteva che arrivare la chiamata di un top club europeo. E chi meglio del Chelsea di Abramovic, l'imprenditore prestato al mondo del calcio che voleva prendersi tutto? Mourinho, come spesso ci ha abituato negli anni successivi, si presenta alla prima conferenza stampa con una frase iconica, che lo accompagnerà per il resto della sua carriera: "i am the Special One". Si, lo Special One, perchè due trionfi così col Porto nessuno era mai stato in grado di raggiungerli e probabilmente nessuno mai sarà in grado di ripeterli.

E il tecnico mantiene le aspettative, al suo primo anno sulla panchina dei blues conquista la Premier League, e in 3 anni porta a casa 7 trofei. In campo nazionale vince tutto quello che c'è da vincere, in Europa non riesce a ripetere il successo ottenuto in terra portoghese. Ma nel 2007 qualcosa si rompe. Abramovic inizia a chiedere un calcio più fantasioso, più spettacolare. Dall'altro lato Josè chiede al presidente di poter avere il controllo totale sulle dinamiche del club, vuole un ruolo alla Ferguson. I due decidono di separarsi, Josè vola a Milano, sponda Inter, e il resto lo conosciamo già.

Da "Special One" a "Happy One"

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6 anni dopo il divorzio, Josè e il Chelsea decidono di riprovarci. Ancora una volta, Josè mette in chiaro le cose sin dall'inizio. Si presenta come "The Happy One", a mettere in chiaro dal minuto 0 che questa volta sarà meno accentratore, meno esigente. La prima stagione è perfetta: costruendo la squadra su Terry, Hazard e Diego Costa, Josè vince Premier League e League Cup. Ma, ancora più in fretta della prima volta, la storia degenera. Una crisi di risultati, la rottura con lo spogliatoio e divergenze con la società portano le due parti a decidere di separarsi, a Dicembre, con la squadra vicino alla retrocessione e una situazione quasi irrecuperabile.

Chelsea: la ricerca di un nuovo Josè

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Il piano di Abramovic era perfetto: prendere l'allenatore migliore sulla piazza e costruire un ciclo. Ma il presidente non aveva fatto i conti con la personalità del Mago di Setubal, e in fondo nemmeno con la sua. Mourinho chiedeva più di quanto Abramovic poteva dargli. Negli anni successivi però, è iniziata una ricerca ossessiva da parte dei blues di trovare un nuovo Josè. La panchina dei blues è diventata una panchina che scotta, con un susseguirsi di allenatori infinito. Nonostante questo però, i tifosi della squadra di Londra sono riusciti a togliersi varie soddisfazioni. Tra il Mourinho e il Mourinho Bis, per esempio, Di Matteo trascinato da un Drogba in versione monstre è riuscito a vincere quella tanto desiderata Champions League. E ci è riuscito anche Tomas Tuchel, che nel 2021 ha riportato il trofeo a Stamford Bridge.

Nessuno dei due è riuscito a rimanere a lungo però sulla panchina dei blues, come nessuno degli altri tecnici che sono succeduti a Mourinho. 21 allenatori in 19 anni sono il sintomo di una società che non riesce a trovare una stabilità, nemmeno spendendo centinaia di milioni di euro ad ogni sessione di mercato. Avviare un ciclo alla Ferguson non è mai stato facile, e soprattutto non lo è visti i tempi che corrono. Ma farlo a Londra è ancor più complicato, poichè i tifosi sono molto esigenti, e non hanno pazienza di attendere degli anni di transizione, come ad esempio è accaduto all'Arsenal con Arteta.

Ferguson: il signore del calcio inglese

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Sulla storia tra Ferguson e il Manchester United si potrebbero e sono stati scritti interi libri. Il tecnico scozzese è arrivato sulla panchina dello United nel 1986 e vi è rimasto fino al 2013, riempiendo la bacheca dei Red Devils di trofei. 1035 partite sulla panchina dello United, una vita. Per vincere il primo trofeo ci mette 3 anni e mezzo, la Coppa d'Inghilterra vinta contro il Crystal Palace. E dopo questo ne arriveranno altri 38.

Una delle stagioni più rappresentative dell'animo dello United di Sir Ferguson, è la stagione 98/99. I Red Devils vincono Premier League, Fa Cup, e la Champions League in una delle finali più belle di sempre. I tedeschi passano in vantaggio al 6° minuto, e vi restano fino al 91esimo. Lothar Matthaus, pallone d'oro ex Inter, esce dal campo all'80° e si inizia a preparare alla festa per aver conquistato la coppa. Ma i tedeschi non hanno fatto i conti con le scelte di Sir Ferguson. Al 67esimo e all'81esimo Sir Alex fa due cambi: dentro Sheringham prima e Solskjaer poi. E il destino decide di seguire la via di Sir Alex. Sheringham prima, Solskjaer poi: 2-1 Manchester, e partita ribaltata.

Nel 2013 Sir Alex decide di dire basta. Ha 71 anni, non riesce più a reggere i ritmi, e sua moglie ha perso sua sorella gemella. Prima di andare via però, regala l'ultima gioia ai suoi tifosi: il Manchester vince la Premier League, la 13esima con Ferguson al comando. Il tecnico è sereno, sa che sta lasciando una squadra solida e vincente.

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Il post Ferguson: la caduta dell'impero

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Quello che non aveva considerato nessuno però, nemmeno Ferguson, è che probabilmente la forza del Manchester era proprio il tecnico scozzese. Da quell'ultima vittoria in Premier sono passati 16 anni, e nel palmares dello United quello è ancora l'ultimo trofeo nazionale conquistato. La società di Manchester ha provato in tutti i modi a trovare un degno sostituto. Da Van Gaal a Solskjaer, passando per Mourinho fino a Carrick. Anche le scelte indicano una confusione nella direzione della società. Si è scelto allenatori blasonati, per poi affidarsi ad ex stelle della squadra, fino ad arrivare alle scommesse sugli emergenti. Nessuno è riuscito a resistere sulla panchina dei Red Devils per più di due anni.

Nemmeno lo stesso Mourinho, uomo in cui la dirigenza dello United aveva riposto molta fiducia. Fiducia ripagata ma solo in parte, con la vittoria di 1 League Cup, 1 Community Shield, ma soprattutto di 1 Europa League. Ma neanche questo è bastato a mettere le basi per un percorso insieme. Se stabilirsi a Londra è complicato, farlo a Manchester - sponda United - lo è ancor di più. Quando si arriva all'Old Trafford svetta solenne la statua di Sir Alex. E con lei, la sua ombra. I paragoni con il tecnico scozzese sono scontati, ogni allenatore che passa da Manchester deve fare i conti con questa figura tanto vincente quanto ingombrante.

Chelsea-Manchester United: alla ricerca di stabilità

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Purtroppo per i loro tifosi, Chelsea e Manchester United sono la chiara dimostrazione che non basta avere delle proprietà miliardarie per essere club vincenti. Serve strategia, pianificazione e progettualità. Ma, soprattutto, servono uomini in grado di imporsi, di insinuarsi nella pelle dei giocatori ma che sappiano comunicare con i dirigenti, e, ovviamente, che riescano ad entrare nei cuori dei tifosi. Adesso le due società hanno deciso di affidarsi a due giovani tecnici quali Rosenior e Carrick.

I blues hanno puntato sull'ennesima scommessa, l'inglese infatti ha fatto bene con lo Strasburgo ma prendersi Londra è un'altra cosa. Dall'altro lato i Red Devils hanno puntato di nuovo su una "vecchia gloria", che dopo un ottimo avvio si trova però ad aver raccolto solo 4 punti nelle ultime 4 partite. Più che una sfida tra passato e presente, quella tra Chelsea e Manchester United è la ricerca disperata di un futuro, con due allenatori chiamati a cercare l'impresa che non è riuscita a più nessuno: resistere sulle due panchine.