L'argentino Pourrain detenuto dall'ICE per tre settimane: "Disumano, è stata una tortura"
Doveva partire con i compagni per giocare una partita, si è ritrovato invece ammanettato, trasferito da un centro di detenzione all'altro e lontano dalla sua famiglia per quasi tre settimane. La storia di Matias Pourrain, calciatore argentino del Miami United, sta già facendo discutere tutto il mondo e la sua testimonianza dopo l'uscita dai centri di detenzione ICE non fa altro che gettare benzina sul fuoco su una situazione già ampiamente controversa negli Stati Uniti.
L'inizio dell'incubo
Matias Pourrain, giocatore argentino del Miami United (club semi-professionistico militante in Premier League Soccer), era in procinto di prendere il volo insieme ai compagni all'aeroporto di Fort Lauderdale-Hollywood, in Florida, quando è stato fermato da due agenti dell'ICE in borghese. Il calciatore avrebbe mostrato tranquillamente il suo permesso, per quello che sembrava essere un semplice controllo.Protests Against Deployment Of ICE Agents During The Milano Cortina 2026 Winter Olympics
Pochi minuti dopo, però, Pourrain sarebbe stato ammanettato a polsi e caviglie e, successivamente, portato via a bordo di un furgone. Da lì, l'argentino avrebbe vissuto quasi tre settimane di vero inferno: prima presso una sovraffollata cella a Miramar (Florida) e appena 24 ore dopo, trasferito nel centro di Rio Grande, in Texas.
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A raccontare la vicenda è stato lo stesso Matias ai microfoni di The Athletic. L'argentino non ha ancora rivelato il motivo dell'arresto ma il Dipartimento per la Sicurezza Interna lo avrebbe accusato di essere rimasto negli Stati Uniti dopo la scadenza del suo visto (di sei mesi), ottenuto nel novembre 2019 (scaduto quindi diversi anni fa).
"Disumano, è stata una tortura"
All'interno della lunga intervista, Matias Pourrain ha raccontato le condizioni disumane vissute nei centri di detenzioni dell'ICE: "La fame è la cosa peggiore che ci sia. Il cibo che ci davano era ammuffito. Ho visto dei piccoli cerchi neri sul pane. Non era commestibile. La fontanella era vicino al punto in cui la gente urinava. E l'acqua scorreva lungo il beccuccio dove era appena uscita l'urina, i ragazzi dormivano proprio accanto ai bagni. Quindi, quando urinavamo, schizzava e l'urina finiva addosso a chi dormiva lì. Era disumano".
Infine, Pourrain ha deciso di chiudere l'intervista lanciando un messaggio di speranza agli altri detenuti: "Ci sono persone che non sono così fortunate, che sono attualmente in carcere, a cui è stata negata la libertà su cauzione. Devono aspettare in detenzione perché molti preferiscono rimanere lì piuttosto che tornare nel loro paese. Il mio messaggio per loro è questo: non perdete la speranza e lottate fino alla fine. È stata una tortura. Mentalmente, è stato puro terrore".
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