DerbyDerbyDerby Calcio Estero Tuchel: "In Inghilterra mi sento a casa, ma l'inno non lo canto"

Tuchel: "In Inghilterra mi sento a casa, ma l'inno non lo canto"

Giorgio Abbratozzato
Il tecnico dell'Inghilterra ha parlato di rispetto e "seconda casa" in riferimento a un Paese che lo ospita e che ormai sente profondamente suo

Da quando è stato nominato commissario tecnico dell'Inghilterra, Thomas Tuchel ha sempre fatto parlare molto di sé, dividendo l'opinione pubblica tra chi ne esalta le doti tattiche e chi storceva il naso per la sua nazionalità tedesca. Ora che è pronto a guidare i Tre Leoni in questa avventura mondiale, il ct è tornato al centro dei riflettori per una clamorosa rivelazione. Durante l'ultima conferenza stampa alla vigilia del debutto contro la Croazia, Tuchel ha infatti dichiarato ufficialmente che non canterà God Save The King. Il motivo, tuttavia, non è legato a una mancanza di attaccamento o a questioni geopolitiche, come istintivamente verrebbe da pensare, ma nasconde una motivazione profonda che ha spiazzato e commosso i tifosi.

Thomas Tuchel: valori e rispetto prima di tutto

Dietro la scelta di rimanere in silenzio durante le note dell'inno nazionale c'è una questione di puro rispetto e di etica professionale. Tuchel ha spiegato chiaramente di non sentirsi ancora degno di intonare il celebre brano britannico. Il ct vuole infatti guadagnarsi sul campo, partita dopo partita, il diritto di poterlo fare, offrendo prima qualcosa di concreto al popolo inglese per meritarsi un simile onore.

Thomas Tuchel, ct dell'Inghilterra - Ph GettyImages

Thomas Tuchel, allenatore dell'Inghilterra - Ph GettyImages

L'allenatore ha voluto chiarire la sua posizione con parole colme di sensibilità: "Non ancora, penso che non siamo ancora arrivati a quel punto. Forse proprio alla fine; sono ancora un po' timido, non voglio offendere nessuno e non voglio che l'attenzione si concentri su questo adesso. Sono grato ed è un onore per me essere il commissario tecnico dell'Inghilterra. Nessuno desidera questa vittoria più di me".

Un approccio umile che punta a silenziare le critiche preventive, dimostrando come Tuchel metta i valori umani e il lavoro davanti ai gesti di facciata.

L'Inghilterra è come una seconda casa per il ct tedesco

Questo forte senso di rispetto nasce da un legame viscerale. Tuchel ha spiegato che il suo rapporto con l'Inghilterra è stato un crescendo di emozioni e conferme sin dal primo giorno in cui si è trasferito oltremanica per allenare il Chelsea in Premier League. In quel contesto ha trovato un'affinità immediata con la cultura, i tifosi e la mentalità lavorativa dei calciatori britannici. L'affetto che prova verso il Paese è evidente ed è proprio questa gratitudine a spingerlo a voler "meritare" l'inno della Nazionale.

Il ct ha descritto così il suo legame speciale con la nazione adottiva: "Mi sento fondamentalmente a casa quando atterro a Londra. Ormai dico 'volo a casa' quando torno nella mia abitazione in Inghilterra. È stato così fin dalle prime settimane al Chelsea: era bellissimo far parte della Premier League. Quasi ogni giorno era un dono. Sentivo di trovarmi nel posto giusto, con la mentalità giusta dei giocatori e l'atmosfera dei tifosi. Mi ha fatto sentire estremamente a mio agio. Per me è stato facilissimo adattarmi".