Bove: "La mia legge sul primo soccorso è ferma perché mancano i soldi. Quanto vale una vita?"
Edoardo Bove è dovuto emigrare in Inghilterra dopo essere collassato in campo durante Inter-Fiorentina del dicembre 2024. Le regole italiane non prevedono la possibilità di giocare con un defibrillatore sottocutaneo e, così, il centrocampista ex Roma e Fiorentina ha scelto di ripartire dal Watford. In un'intervista a La Repubblica ha sottolineato come la politica si sia disinteressata alla legge sul primo soccorso.
La denuncia di Bove
"La mia legge sul primo soccorso è ferma perché mancano i soldi. Mi chiedo, quanto vale una vita? Non voglio fare polemica, la politica non è il mio campo. Stabilire le priorità su dove investire i soldi è difficile. Però è frustrante: così si rischia di buttare tutto il lavoro fatto". Le parole di Bove sono una denuncia verso il Ministero dell'Economia, al quale servono 5 milioni di euro per attuarla, ma al momento, di questi fondi, non c'è neanche l'ombra. Tale ammontare di denaro è fondamentale per finanziare la formazione sul primo soccorso obbligatoria a livello scolastico.
"Quando si chiede a una persona se interverrebbe vedendo qualcuno a terra, molti adulti rispondono di no. Hanno paura, perché non sanno cosa fare. Tra i bambini, invece, la percentuale di chi interverrebbe è altissima. Per questo vanno formati prima di tutti: dargli i mezzi significa ridurre il numero di persone che rinuncia a soccorrere. Il primo soccorso è questione di attimi. Se non si interviene nei primi 20-60 secondi, la persona rischia di riportare danni cerebrali. Io lo dico spesso: se il mio problema fosse avvenuto in un altro posto, forse oggi non sarei qui". Il primo soccorso riduce notevolmente il rischio di danni cerebrali, per questa ragione, secondo Bove, andrebbero stanziati i fondi necessari per rendere il corso obbligatorio nelle scuole. In Italia, infatti, ogni anno muoiono 65.ooo persone a causa del mancato primo soccorso.
Il paragone con l'Inghilterra
"All'estero c'è molta più attenzione al primo soccorso. Si tratta di una questione culturale. In Inghilterra ci sono molti più defibrillatori e tante persone li sanno usare. In Italia c'è un po' di disinformazione, io ero il primo a esserlo". Il centrocampista del Watford ha spiegato come in Inghilterra la questione sia presa in modo molto più serio di quanto si faccia in Italia. I defibrillatori sono molti di più e, cosa più importante, un numero di persone più ampio è in grado di maneggiarli.© RIPRODUZIONE RISERVATA