ESCLUSIVA, Bressan su Milan-Cagliari: "Allegri? Preferisco il gioco del Como. Leao? Pazienza finita"
Domenica 24 maggio alle 20:45, il Milan affronterà il Cagliari in una gara fondamentale per il finale di stagione rossonero. Il Milan è infatti ancora in piena corsa per un posto nella prossima Champions League, in un duello apertissimo con Juventus, Como e Roma che sta rendendo incandescente l'ultima giornata di campionato. Per l’occasione abbiamo intervistato Mauro Bressan, ex centrocampista cresciuto nel settore giovanile del Milan e protagonista di una lunga carriera in Serie A con le maglie, tra le altre, di Cagliari, Como, Fiorentina e Venezia.
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Quello di Bressan è stato quindi un percorso importante nel calcio italiano, culminato anche con la storica rovesciata realizzata contro il Barcellona con la maglia della Fiorentina, uno dei gol più iconici della Champions League. Nel corso dell’intervista abbiamo parlato dell’attualità di Milan e Cagliari, analizzando il momento delle due squadre e le prospettive per questo finale di stagione. Con Bressan abbiamo inoltre approfondito le annate vissute da Como, Fiorentina e Venezia, tra obiettivi raggiunti, delusioni inaspettate e ambizioni future all’interno della nostra Serie A.
Mauro Bressan, la stagione di Milan e Cagliari
Mauro Bressan, nella tua carriera hai fatto parte delle giovanili del Milan e hai giocato 2 stagioni al Cagliari. Domenica si giocherà a San Siro l’ultima giornata di questo campionato dove si affronteranno proprio queste due squadre. Come valuti la stagione affrontata dalle due squadre in questione?"Si, penso che gli stimoli maggiori li abbia sicuramente il Milan, perché deve conquistare una qualificazione in Champions League. Credo quindi che una squadra come il Milan non possa lasciarsi sfuggire un’occasione del genere. Sulla carta è una gara che il Milan dovrebbe vincere, anche se nel calcio le sorprese non mancano mai. Penso che il Milan abbia avuto un rendimento molto altalenante. Per lunghi tratti è riuscito a ottenere risultati anche senza esprimere un grandissimo gioco ma, dopo il derby, è incappato in una serie incredibile di sconfitte. Non credo quindi che sia una stagione completamente salvata da un’eventuale qualificazione in Champions League, i tifosi del Milan meritano sicuramente di meglio. Per quanto riguarda il Cagliari, Pisacane ha fatto un ottimo campionato. La salvezza è stata raggiunta con una giornata d’anticipo e la squadra secondo me è sempre stata superiore rispetto ad altre formazioni coinvolte nella lotta salvezza".
Dopo la scorsa stagione deludente, serviva un allenatore capace di risollevare l’umore e con l’arrivo di Allegri questo è successo nella prima parte di stagione. Come ti spieghi il calo vertiginoso della seconda parte di stagione del Milan, che si è ritrovato a rischiare il posto in Champions? E se dovesse andar via, chi vedresti bene al posto di Allegri?
"Quest’anno il Milan è stato molto pragmatico, seguendo lo stile del proprio allenatore. Se parliamo da esteti del calcio, è chiaro che il gioco del Milan non lascerà un grande ricordo negli annali di questa stagione. Per questo penso che tutti i dirigenti che hanno osservato questa stagione siano d’accordo su un punto: se vogliono offrire ai tifosi del Milan uno spettacolo degno della storia del club, devono cambiare registro. Per quanto riguarda Allegri, io punterei comunque su un allenatore come Italiano. Parlo di un tecnico che ha dato a Fiorentina e Bologna un’identità di gioco chiara. Preferisco squadre come il Como, che giocano con una difesa molto alta, restano nella metà campo avversaria e rischiano qualcosa, ma propongono un calcio divertente e fortemente orientato all’attacco. Penso che questa dovrebbe essere la direzione ideale".
Sta facendo molto discutere ormai da tempo il futuro di Leão. Secondo te è arrivato il momento che le strade tra lui e il Milan si separino?
"Leão da anni sembra un giocatore “illuminato”, capace di giocate importanti. Però, alla resa dei conti, anche quando segna o fornisce assist, ci si aspetta sempre qualcosa in più da lui in termini di continuità. Credo che molti possano concordare sul fatto che forse sia meglio anche per lui cambiare aria. Non è tanto la giocata sbagliata a pesare, quanto l’atteggiamento generale in campo, che spesso finisce per infastidire i tifosi. Forse è arrivato il momento di porsi un nuovo obiettivo, anche per ritrovare se stesso".
Per quanto riguarda il Cagliari, salvo aritmeticamente, come valuti la stagione di Pisacane? Pensi sia l'uomo giusto per il futuro rossoblù?
"Ma io, sì: se fossi Giulini lo riconfermerei senza problemi. Quest’anno è stata forse una scommessa, ma ha dimostrato carattere e ha dato un’identità alla squadra. Ha attraversato anche momenti di flessione, ma anche in quelle difficoltà è rimasto sempre sul pezzo, gestendo bene la pressione. Non è facile per un allenatore esordiente in certe condizioni, quindi credo che la continuità sulla panchina del Cagliari, con un anno di esperienza in più, possa solo aiutarlo a crescere e a ridurre gli errori eventualmente commessi quest’anno".
Bressan: grande lavoro di Fabregas al Como
Como è stata per Bressan una tappa fondamentale. Era una squadra molto diversa da quella di oggi che lotta per l'Europa. Ce la farà Fabregas a portare i comaschi in Champions League?"Obiettivamente anche il Como ha fatto un campionato eccezionale e ha raggiunto un obiettivo incredibile. Davvero, meritano grossi complimenti. Poi, magari, non credo possano arrivare in Champions League, dopo le scorse vittorie di Milan e Roma. Il Como però potrebbe essere comunque soddisfatto anche di un quinto posto, che sarebbe un sigillo straordinario su una stagione che ha sorpreso tutti, sia per i risultati sia per la mentalità portata dall’allenatore".
Da poco è arrivata la conferma di Fabregas sulla panchina del Como per la prossima stagione. Pensi sia la scelta giusta per il continuo della crescita futura della squadra?
"Secondo me è importante anche sottolineare il percorso fatto: dalla promozione dalla Serie C alla B, poi dalla B alla A, fino a una fase di consolidamento che oggi porta addirittura alla qualificazione alle coppe europee. Per questo, secondo me, è giusto che sia proprio Fabregas a guidare il Como anche in Europa. Sarebbe la prima vetrina europea del club e mi sembra naturale che arrivi con lui in panchina. In un certo senso sarebbe un premio meritato anche per il suo lavoro".
L'inaspettata stagione deludente della Fiorentina
Grande tappa della tua carriera è stata sicuramente quella alla Fiorentina. Ci ricordiamo tutti del gol iconico di Bressan contro il Barcellona nel '99. Era anche qui una Fiorentina diversa da quella di oggi che ha rischiato seriamente la retrocessione. Come ti spieghi il disastro quasi compiuto dalla Viola quest'anno?"Me lo spiego anch’io a fatica, perché dopo 15 partite la Fiorentina aveva appena 6 punti: una situazione quasi difficile da credere. Una squadra che, potenzialmente, poteva puntare alle coppe si è ritrovata ultima e staccata. Secondo me si è creata una serie di situazioni negative che hanno inciso molto anche sulla fiducia dei giocatori. Quando inizi a non credere più nei tuoi mezzi, subentra la paura e si innescano dinamiche difficili da ribaltare. In questi casi serve intervenire in modo deciso, e la Fiorentina è stata brava a trovare una soluzione con Vanoli".
Collegandomi a questo, secondo te Vanoli è da confermare o ritieni più doveroso assegnare l'incarico ad un allenatore diverso per puntare di nuovo all'Europa?
"Io sono convinto che Vanoli, partendo da zero e con un accordo chiaro con la società, con il direttore e con i giocatori che vuole lui, abbia la capacità di costruire una Fiorentina spumeggiante, offensiva, capace di dominare le partite. Ovviamente tutto dipende anche dal mercato: se puoi iniziare il lavoro dall’inizio e inserire giocatori funzionali alle sue idee, allora le cose cambiano. Però per me, in generale, questi discorsi valgono per la Fiorentina ma anche per molte altre squadre: tutto parte sempre dall’alto, dalla società e dal presidente, che stabilisce il budget e le possibilità di spesa. Poi, a cascata, arrivano allenatore e giocatori".
"Non ho mai visto una squadra così dominante: al di là dei risultati e della classifica, proprio come gioco il Venezia è stato nettamente superiore a tutte le altre, una spanna sopra. L’allenatore è ormai molto esperto in promozioni, ne ha già ottenute diverse e ha abituato le sue squadre a disputare campionati differenti in Serie B. Quest’anno il Venezia non solo ha vinto il campionato, ma ha anche espresso un calcio molto bello, con identità e continuità. Con una base di questo tipo e un paio di innesti mirati, la squadra può affrontare la Serie A in modo dignitoso e fare un campionato decoroso".
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