DerbyDerbyDerby Calcio Italiano ESCLUSIVA Colombo: "Inter favorita per lo scudetto. Atalanta? Rowe gran colpo e Sarri è la scelta giusta"

ESCLUSIVA Colombo: "Inter favorita per lo scudetto. Atalanta? Rowe gran colpo e Sarri è la scelta giusta"

Dennis Re
L'ex attaccante di Atalanta, Torino ed Inter sul campionato di Serie A, la Champions League e qualche aneddoto sul derby della lanterna

Generosità, fisicità e una carriera vissuta nel cuore dei reparti offensivi più prestigiosi del nostro calcio. In questa intervista esclusiva abbiamo fatto il punto della situazione con Corrado Colombo, ex attaccante cresciuto nel settore giovanile dell'Atalanta e protagonista sul campo con maglie storiche come quelle di Inter, Torino e Sampdoria. Oggi, grazie a una profonda conoscenza delle dinamiche di spogliatoio e di piazze tra le più calde d'Italia, ci offre la sua prospettiva sul campionato attuale, analizzando i temi caldi del momento tra ricordi di derby memorabili e uno sguardo anche sulla prossima edizione della Champions League.

Il cambio di filosofia ed il mercato dell'Atalanta

Partiamo dall’Atalanta. È iniziata una nuova era con l’approdo di Maurizio Sarri sulla panchina della dea. Come vedi questa scelta di cambiare completamente filosofia dopo diversi anni con Gasperini e l’ultima stagione con Palladino? E cosa ti aspetti da questa questa stagione?

"Forse è la scelta migliore. Quando chiudi un ciclo durato nove anni come quello di Gasperini, riproporre le stesse idee è molto difficile. Ci hanno provato con Juric, cercando di seguire la stessa rotta, ma è andata decisamente male; successivamente Palladino ha fatto delle buone cose e mi sarei aspettato una sua permanenza, ma sinceramente non so cosa possa essere successo a fine stagione per portarlo all'addio."

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"Con l'arrivo di Giuntoli in dirigenza era giusto cambiare profilo, e andare su una certezza come Sarri potrà giovare nel corso del tempo, portando anche a un cambio di sistema di gioco che si è già visto in queste prime due partite di campionato e nei preliminari di Conference League. Secondo me l'Atalanta è una squadra che può tranquillamente ambire alle zone europee e ricalcare un po' il percorso fatto in passato con Gasperini, restando in lotta per la quinta o sesta posizione per poi, chissà, magari arrivare anche a ridosso della zona Champions."

L’Atalanta ha condotto un mercato importante, piazzando diversi innesti per permettere a Sarri di costruire una squadra a sua immagine e somiglianza, culminato con il ritorno in Italia di Kessie e l’arrivo di Rowe. Qual è l’acquisto che ti ha convinto maggiormente e in quale reparto pensi che la Dea possa ancora crescere?

"L'innesto di Rowe dal Bologna credo sia un colpo di grande valore, sia nell'immediato che in ottica futura: già la scorsa stagione ha dimostrato ottime cose. Del resto, l'Atalanta sul piano societario resta una delle realtà più solide in Italia, capace di muoversi sempre benissimo in entrata anche grazie alle risorse generate dalle uscite.

Sono riusciti a piazzare anche il ritorno di Kessie, beffando Juventus e Roma: bisognerà valutare le sue condizioni fisiche dopo i due o tre anni di "vacanza" trascorsi in Arabia Saudita, ma resta un calciatore di ottimo livello. Mi piace molto anche Gaetano: dal punto di vista tecnico è davvero valido, mentre sul piano tattico sotto la guida di Sarri può compiere un salto di qualità importante e diventare un perno fondamentale per questa squadra."

16 dicembre 2001: Corrado Colombo dell'Atalanta in azione durante la partita di Serie A tra Atalanta e Parma, disputata allo stadio Azzurri d'Italia di Bergamo. IMMAGINE DIGITALE Credito obbligatorio: Grazia Neri/ALLSPORT

La stagione dell'Inter e la Champions League

Passiamo all’Inter, dove tu hai vissuto una brevissima parte di carriera ma dove hai conosciuto grandissimi campioni. Secondo te l’Inter sta tornando a quei livelli, considerando il tipo di rosa che sta costruendo in questi ultimi anni?

"L'Inter è ormai da anni la grande favorita per lo Scudetto, forte del suo blocco storico capace di conquistare tanti successi nel corso degli anni. Nella scorsa stagione è arrivato Chivu, che ha vinto subito il tricolore da quasi esordiente in panchina senza stravolgere l'impianto tattico, ma valorizzando un modulo già consolidato. Proprio per questo, anche quest'anno la vedo come la principale protagonista del campionato."

Visto l'ottimo mercato in entrata e gli innesti serviti a rinforzare la rosa a disposizione di Chivu, ti aspetti che questa Inter possa puntare con decisione anche sulla Champions League?

"Sul mercato l'Inter ha piazzato colpi mirati e di spessore, che porteranno tanta esperienza internazionale e garantiscono a Chivu un organico ancora più profondo per affrontare i tanti impegni stagionali. La Champions League, però, resta un obiettivo complicato, specialmente se valutiamo la potenza economica delle grandi corazzate europee, superiore a quella dei club italiani.

L'Inter potrà fare molto leva sulla propria organizzazione tattica e sulla qualità del gioco. Poi, quando si va avanti nel torneo, a fare la differenza sono i fuoriclasse: l'Inter ne possiede, non c'è dubbio, ma al momento la vedo ancora un gradino sotto a squadre come il PSG campione in carica, all'Arsenal, che si è rinforzato molto, ad un Bayern Monaco, che arriva sempre in fondo, poi c'è sempre il Real Madrid, che magari parte in sordina ma con Mourinho in panchina può riservare sorprese."

Rimanendo in tema mercato, secondo te quanto può pesare l’addio di Ausilio, spesso indicato come capro espiatorio ma autore di operazioni importantissime, sia in entrata che in uscita, nel corso dei suoi anni in nerazzurro?

"Se si è arrivati a questa scelta significa che un motivo c'è: evidentemente anche il presidente Marotta ha capito che si era giunti alla fine di un ciclo. Ausilio ha dato tantissimo all'Inter e ora Dario Bacin è pronto a raccoglierne l'eredità. L'Inter resta una grande società, ricca di figure molto competenti, e non sarà di certo l'addio di un singolo dirigente a cambiare le cose o a intaccarne il futuro."

MILANO, ITALIA - 17 MAGGIO: (L-R) il vice direttore sportivo di FC Internazionale Dario Baccin, il direttore sportivo di FC Internazionale Piero Ausilio, il presidente di FC Internazionale Giuseppe Marotta, l'allenatore di FC Internazionale Cristian Chivu e il vice presidente di FC Internazionale Javier Zanetti posano per una foto con i trofei Coppa Campioni d'Italia e Coppa Italia dopo la partita di Serie A tra FC Internazionale e Hellas Verona FC allo stadio Giuseppe Meazza il 17 maggio 2026 a Milano, Italia. (Foto di Marco Luzzani/Getty Images)

L'ex Inter sull'avvio difficile del Torino di Abate

Un’altra piazza in cui hai avuto l’onore di giocare è Torino. Cosa pensi di questo avvio così difficile della squadra di Abate, con due sconfitte in campionato e l'eliminazione dalla Coppa Italia? Pensi ci sia margine di miglioramento con i nuovi innesti?

"Sicuramente sì, siamo soltanto all'inizio. È vero che Torino è una piazza esigente e che l'ambiente non è semplicissimo, specialmente con le contestazioni degli ultimi anni verso la società e la presidenza, ma Abate lavora molto bene. Negli ultimi anni ha fatto ottime cose nelle categorie inferiori e la scorsa stagione ha condotto inaspettatamente la Juve Stabia ai playoff ed è un allenatore giovane. Bisogna avere la pazienza di farlo lavorare, dandogli il tempo necessario per trasmettere le sue idee e sviluppare il suo calcio."

TORINO, ITALIA - 1° SETTEMBRE: Duván Zapata del Torino FC reagisce dopo un'occasione da gol mancata durante la partita di Coppa Italia tra Torino FC e AC Monza allo Stadio Olimpico Grande Torino, il 1° settembre 2026 a Torino, Italia. (Foto di Stefano Guidi - Torino FC/Torino FC 1906 via Getty Images)

Il punto sul nostro campionato

Rimanendo in ottica Serie A, dopo le prime due giornate e con le rose ormai completate, che stagione si aspetta? Chi vede favorito per lo Scudetto e la corsa Champions, e chi potrebbe rivelarsi la sorpresa del campionato?

"A contendersi i vertici saranno sempre le solite sei o sette squadre. La Roma è partita fortissimo, trascinata da un Malen devastante e da un Dybala che, se sta bene e non ha guai fisici, in Italia continua a fare la differenza, come si è già visto. Vedo la Juve e il Milan ancora un pelo indietro in questo avvio, ma è davvero presto per giudicare. Il Como, dal canto suo, potrebbe risentire del doppio impegno: l'anno scorso è stato la vera rivelazione, quest'anno deve confermare il proprio valore, ma con un allenatore come Fàbregas, ha tutte le carte in regola per riuscirci.

La Fiorentina, pur avendo fatto un mercato importante, è partita molto male creando malumore e a Firenze la piazza si fa sentire subito quando perdi due partite così. È anche vero, però, che quando stravolgi la rosa serve sempre un periodo di assestamento e Grosso dovrà essere bravo a gestire questa fase. Uscendo dall'ottica europea, mi auguro che il Frosinone di mister Alvini possa disputare una bella stagione, centrando una salvezza tranquilla e mostrando un buon calcio. Conosco benissimo Alvini, dato che ho avuto l'onore di averlo come mister per quattro anni e mezzo: è un allenatore partito dal basso che ha vinto tutti i campionati minori fino ad approdare in Serie A e gli auguro con tutto il cuore di potersi consolidare anche nella massima serie."

FIRENZE, ITALIA - 29 AGOSTO: Massimiliano Alvini, allenatore del Frosinone Calcio, reagisce durante la partita di Serie A tra ACF Fiorentina e Frosinone Calcio allo stadio Artemio Franchi, il 29 agosto 2026 a Firenze, Italia. (Foto di Gabriele Maltinti/Getty Images)

Il ricordo del Derby della lanterna

In chiusura volevo chiederti: tu che hai giocato alcuni dei derby più importanti e sentiti del nostro campionato, ne hai uno in particolare che ti è rimasto impresso più degli altri? E cosa significava, per te e per lo spogliatoio, preparare e affrontare una partita che per un'intera città vale molto più dei tre punti?

"C'è stato un anno alla Sampdoria, in Serie B, in cui disputammo ben tre derby nella stessa stagione: due in campionato e uno in Coppa Italia. Fortunatamente li vincemmo tutti e tre. Ricordo in particolare il derby di ritorno di campionato: noi ci giocavamo la promozione in Serie A, mentre il Genoa rischiava la retrocessione in Serie C. C'era un'atmosfera incredibile, degna di una serata di Champions League, con coreografie spettacolari, fuochi d'artificio e uno stadio strapieno. Iniziammo a sentire la tensione e l'importanza di quella sfida già quindici giorni prima della partita e quelle emozioni solo un derby te le può regalare."

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