ESCLUSIVA Luca Serafini: “Non sono mai d'accordo con le scelte di Cardinale. Leão? È un bambino”
Si è chiusa nel peggiore dei modi una stagione che il Milan e i suoi tifosi speravano potesse avere ben altro epilogo. Tra risultati deludenti, prestazioni altalenanti e una crescente contestazione nei confronti della società, il club rossonero si ritrova a fare i conti con un’annata ben al di sotto delle aspettative, conclusa senza i traguardi prefissati e con molte incognite sul futuro.
Per analizzare le ragioni di questo fallimento sportivo e provare a capire quali possano essere le prospettive del Milan nei prossimi mesi, abbiamo intervistato Luca Serafini, giornalista sportivo e opinionista di Sportitalia e Milan TV dal 2014. Ai nostri microfoni, Serafini ha commentato la stagione appena terminata, soffermandosi sulle responsabilità della dirigenza, sulle scelte tecniche e sulle sfide che attendono il club in vista della prossima stagione.
Luca Serafini, il punto sulla stagione del Milan
Luca Serafini, la stagione del Milan si è conclusa nel peggiore dei modi rispetto alle aspettative. Fino al derby di ritorno, il Milan appariva lanciato verso un piazzamento Champions certo. Quello che è successo dopo ha del paradossale. Un crollo che ha portato i rossoneri a chiudere al quinto posto, qualificandosi per l’Europa League. Cosa è successo?“Sono successe molte cose. Il percorso fino alla 28ª-29ª giornata ha mascherato il reale valore della squadra. Ma il vero valore del Milan non è nemmeno quello delle ultime dieci giornate. Era una squadra in grado di qualificarsi per la Champions, infatti nel girone d'andata aveva vinto quasi tutti gli scontri diretti. Dopo sono emersi diversi problemi. Cosa sia realmente accaduto lo abbiamo scoperto solo dopo. C'erano dubbi su Allegri, ci sono stati degli scontri tra Max e Ibra. Quest’ultimo avrebbe creato un’attività di “controspionaggio” dicendo che Allegri avrebbe chiesto la cessione di alcuni giocatori. L'insieme di questi fattori ha generato il disastro finale. Sono dinamiche che confermano l’assenza di una filosofia condivisa nel club.
Ritengo che questo sia il punto più basso della storia del Milan da quando seguo la squadra. Le gestioni societarie del Milan sono sempre state più travagliate, fatta eccezione per l’era Berlusconi. Questa, però, è la peggiore in assoluto. C’è una disaffezione tra la società e i tifosi. La società preferisce portare allo stadio visitatori occasionali piuttosto che valorizzare chi vive il Milan con passione e amore".
Serafini, le grandi colpe della società
Dopo questo fallimento, Gerry Cardinale si è mosso avviando una profonda rivoluzione. Sono stati allontanati Allegri, Furlani, Tare e Moncada. Chi tra questi ritieni abbia maggiori responsabilità? Condividi la scelta di Cardinale?“Io non sono mai d'accordo con le scelte di Cardinale. Non esiste una graduatoria delle colpe. Furlani, Moncada, Allegri, Tare e Ibrahimović rappresentano la febbre e il raffreddore. Ma la finestra aperta che fa ammalare il Milan è proprio Cardinale. L'unico che è rimasto è Ibrahimović, ma è stato anche uno dei dirigenti più assenti degli ultimi anni. È più impegnato nelle proprie attività personali che nella gestione del club, quindi faccio fatica a considerarlo un dirigente del Milan. In tribuna si è visto solo Tare. Questi messaggi arrivano anche alla squadra. Una società forte costruisce una dirigenza forte che trasmette una filosofia capace di guidare sia il lato sportivo che quello economico. Il problema maggiore è la perdita di identità che ha da sempre distinto il Milan".
Da mesi prosegue la contestazione del tifo organizzato rossonero. I tifosi accusano Cardinale e Ibrahimović di non possedere le capacità per guidare un club come il Milan. Si è parlato di tifosi che non vorrebbero acquistare l’abbonamento allo stadio o dell’iniziativa del maxi-schermo a New York. Pensi che queste proteste possano portare Cardinale e Ibrahimović a lasciare il club?
“I tifosi sono liberi di scegliere se continuare ad andare allo stadio o no. Da tifoso, ho sempre continuato ad andarci per interesse verso la squadra. Per quanto riguarda le iniziative dei tifosi, il presidente di un Milan Club di Benevento mi ha contattato per parlarmi dell'idea di affittare uno spazio pubblicitario a Times Square, a Manhattan. Io l’ho messo in contatto con altri Milan Club, con la Curva e con le realtà organizzate del tifo. Successivamente sono stati loro a decidere di portare avanti il progetto. Stanno valutando i costi ma al 99% si farà. Il messaggio dovrebbe essere molto semplice: "Save AC Milan" e "Cardinale Out". Il tifoso milanista oggi è profondamente deluso, perché è stata colpita la passione. Detto questo, non credo che Cardinale lascerà il Milan a causa delle proteste. Il business resta il business. Per questo motivo, il quadro generale continua a rimanere piuttosto grigio".
Per quanto riguarda il futuro societario, si attendono risposte da Rangnick, che vorrebbe pieni poteri decisionali per la costruzione dell’organigramma societario. È il profilo giusto per risolvere i problemi societari e sportivi del Milan?
“Non ho la certezza che Rangnick sia la soluzione ideale. Quello che mi auguro è che, se dovesse arrivare lui, rappresenti esattamente quel tipo di figura autorevole e decisionista di cui il Milan ha bisogno: una sorta di "colonnello" con pieni poteri, carta bianca nelle scelte sportive, autonomia nella nomina dell'allenatore e nella costruzione della squadra. Una volta definita questa struttura, nessun altro dovrebbe interferire nelle decisioni sportive".
Cosa serve sulla panchina del Milan secondo Serafini
Anche sul fronte allenatore sono usciti diversi nomi. Dai presunti rifiuti di Iraola e Xavi ai candidati principali di oggi: Oliver Glasner e Arne Slot. Ritiani che siano nomi adeguati per la panchina rossonera? Visto il clima teso, quanto è appetibile oggi la panchina del Milan?“La panchina del Milan è sempre appetibile. Non ho elementi per confermare questi nomi. Sono tutte indiscrezioni ma non ho informazioni dirette. Quello che auspico è che venga fatta una scelta chiara e coerente e che poi si prosegua con convinzione lungo quella strada. Tutti gli allenatori sono ambizioni e credono di poter portare una squadra in difficoltà a vincere. Perciò non credo che un allenatore possa essere spaventato dalla situazione del Milan. Se si decide di puntare su un allenatore giovane, però, bisogna sostenerlo nei momenti difficili. Se l’estate scorsa Chivu fosse andato al Milan e Allegri all’Inter, Allegri avrebbe vinto lo Scudetto a Gennaio, mentre Chivu sarebbe stato messo in discussione. Questa è la differenza fondamentale".
“La filosofia calcistica di Allegri ha prodotto risultati di altissimo livello: lo ha portato anche a disputare due finali di Champions. Allegri è un allenatore che si affida soprattutto ai calciatori e al loro talento. Non costruisce grandi tattiche o schemi rigidi. Che questo modello sia oggi superato oppure no è difficile stabilirlo. Alla fine, nel calcio, contano soprattutto i risultati. Sul suo passaggio al Napoli, credo che De Laurentiis abbia individuato in lui il profilo ideale e si sia mosso in anticipo. Escludo che ci fosse già un accordo definitivo prima delle ultime partite del Milan. Conosco bene Max ed il suo agente e sono persone molto corrette e professionali. Ci saranno stati contatti messi in standby per attendere gli sviluppi di fine stagione".
Luca Serafini, analisi di una rosa da ricostruire
Qualche giorno fa Rafael Leão ha rilasciato dichiarazioni molto chiare sul proprio futuro: il portoghese sente di aver dato tutto con questa maglia e vuole andare via. Qual è il pensiero di Luca Serafini rispetto a queste dichiarazioni?“La prima considerazione riguarda i tempi e i modi con cui sono state pronunciate. Un professionista dovrebbe prima confrontarsi con la società e comunicare determinate decisioni nelle sedi opportune. Invece Leão ha scelto un congedo piuttosto netto e amaro, che ha colpito anche chi, come me, lo ha sempre difeso. Rafa ha dimostrato qualità straordinarie, soprattutto con Pioli, quando ha giocato in una squadra offensiva. Leão non è Cassano o Balotelli. È semplicemente un bambino che non è mai cresciuto professionalmente e umanamente. In questi anni è stato spesso l'uomo che ribaltava gli incontri con una giocata individuale. Aveva un talento enorme e avrebbe potuto costruirci sopra molto di più. In questi anni ho spesso difeso Leão dalle critiche eccessive ma i suoi comportamenti hanno dato argomenti a chi lo criticava da tempo".
“Modrić ha ormai una carriera straordinaria alle spalle e, a questa fase della sua vita professionale, è naturale che valuti con attenzione le motivazioni e gli obiettivi che possono spingerlo a proseguire. Credo che avrebbe accettato di restare un altro anno al Milan, giocando la Champions. Senza quella prospettiva è comprensibile che le valutazioni possano cambiare. In quest'ottica, darei maggiore spazio a Jashari, un calciatore che mi sembra possedere personalità, qualità tecniche e margini di crescita importanti".
Restando su Jashari, secondo alcune indiscrezioni, lo svizzero sarebbe stato messo sul mercato. Sarebbe più doveroso puntarci per evitare un De Ketelaere 2.0?
“Tutto dipenderà dalle valutazioni che faranno il nuovo direttore sportivo e il nuovo allenatore. Oggi, ai primi di giugno, direi che Jashari è un giocatore sul quale punterei. Mi sembra un profilo interessante, con qualità e margini di crescita che meritano di essere valorizzati. Tuttavia, non conosco le strategie che il Milan intende adottare nei prossimi mesi né le eventuali esigenze tecniche del nuovo progetto".
Tornando all’attacco, Christian Pulisic ha dato segnali positivi nell’amichevole pre-Mondiale contro il Senegal, dove ha fatto un gol e un assist. Anche lui era stato criticato per essere “scomparso”: la sua ultima rete in maglia Milan risale al 28 dicembre 2025. A cosa è dovuta questa difficoltà ad andare a segno?
“Nel calcio una situazione del genere dipende da una somma di fattori. Nel caso di Pulisic si è trattato di un lungo periodo di difficoltà, condizionato da aspetti fisici, da situazioni personali e anche da alcune problematiche vissute in nazionale. Tuttavia, parliamo di un professionista serio e di un giocatore di grande valore, che ha già dimostrato di poter essere determinante. Per questo motivo, se fossi nel Milan, non avrei alcun dubbio: ripartirei da lui senza esitazioni".
I numeri dell’attacco rossonero sono stati a dir poco spaventosi. 8 gol totali, 7 di Nkunku, 1 di Füllkrug, e Giménez a secco. C’è qualcuno che merita di restare?
“No via tutti. Il problema del centravanti il Milan ce l'ha da anni. L'ha risolto per qualche stagione prima con Ibrahimović, poi con Giroud, ma mai in modo strutturale. Serve un attaccante di riferimento su cui costruire il progetto tecnico per più anni. Giménez poteva essere una soluzione dopo quanto fatto vedere al Feyenoord, ma dopo due anni si è capito che in questo contesto non riesce a esprimersi ai massimi livelli. Il calcio moderno spesso viene raccontato attraverso sistemi e moduli, ma in realtà gli equilibri cambiano anche in base ai giocatori. Più che ragionare su chi salvare, bisogna ripensare l’intero reparto offensivo e costruire un progetto continuo nel tempo".
Per chiudere, è uscita la notizia che Adrien Rabiot potrebbe seguire Allegri al Napoli. Quanto mancherebbe un giocatore con le sue caratteristiche al Milan?
“Mancherebbe molto al Milan. In una stagione complicata come questa, i giocatori che si salvano sono: Maignan, Pavlović, Modrić, Rabiot, e all’inizio Saelemaekers e Pulisic. Rabiot rientra in quel gruppo ristretto di giocatori che garantiscono equilibrio, fisicità e presenza in mezzo al campo. Tuttavia, è normale che un giocatore della sua età e del suo profilo possa essere attratto da una squadra che disputa la Champions League e da un contesto tecnico diverso".
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