ESCLUSIVA, Nuno Rodrigues: “Varela? Una sorpresa anche in patria. Vi spiego la cessione del Benfica.."
Lisbona è la città dei pastéis de Belém, piccoli dolci capaci di conquistare al primo assaggio. Il Monza ha scoperto un’altra specialità portoghese: Gustavo Varela, arrivato in Italia pressoché in sordina e diventato in poche settimane una dolce sorpresa per i brianzoli, decisamente meno per le difese avversarie. Nato nella capitale portoghese il 30 gennaio 2005, è un centravanti più portato a concludere che a costruire il gioco: se ne sono accorti difensori e portieri della Serie A, che lo hanno già visto esultare sei volte.
Un impatto sorprendente persino per chi lo aveva seguito in patria, come Nuno Vieira Rodrigues, giornalista portoghese di O Jogo, che segue soprattutto il Benfica. Con lui abbiamo ripercorso la crescita dell’attaccante, dagli anni in Portogallo all’esplosione in Brianza. Fin dove può arrivare il classe 2005? E la maglia da titolare della nazionale portoghese può diventare un obiettivo concreto? Ne abbiamo parlato con Nuno in esclusiva per DerbyDerbyDerby.
Varela, un impatto inatteso: “Al Benfica non ha mai avuto una vera possibilità”
Gustavo Varela ha già segnato sei gol in Serie A da quando è arrivato al Monza. Per chi lo seguiva in Portogallo, un impatto del genere era prevedibile oppure sta sorprendendo anche voi?“Credo che tutti avessero notato le ottime qualità di Gustavo Varela, ma penso anche di poter dire con certezza che nessuno si aspettasse un impatto del genere in Serie A, soprattutto nelle prime partite: sarebbe stato normale, infatti, prevedere un periodo di adattamento nei primi mesi nel nuovo campionato. Il numero di gol che ha segnato in un campionato in cui per un attaccante non è facile trovare la rete è impressionante.”
Quanto era considerato in Portogallo prima del trasferimento in Italia? Era già visto come una possibile futura stella oppure erano altri i giovani attaccanti che attiravano maggiormente l’attenzione?
"Era un giocatore importante nelle giovanili del Benfica ed è stato una presenza costante nelle nazionali giovanili portoghesi, quindi non si può certo dire che non fosse considerato in Portogallo. È uno di quei giocatori per i quali bisogna aspettare e vedere cosa potrà fare con qualche anno di esperienza in più: non veniva di certo indicato come il prossimo grande numero nove del calcio portoghese."
Durante la sua esperienza al Benfica, quali qualità spiccavano e cosa gli impediva di trovare spazio con continuità in prima squadra?
"A frenarlo era soprattutto la concorrenza. Il Benfica ha Pavlidis, che nelle sue stagioni al club ha fatto registrare numeri impressionanti ed è un giocatore fondamentale per la squadra. L’anno precedente Gustavo era stato ceduto in prestito al Gil Vicente, perché in estate il Benfica aveva acquistato Ivanovic, oggi al Lens, per quasi 30 milioni di euro, affinché si giocasse il posto da titolare con Pavlidis. Di fatto, quindi, non ha mai avuto una vera possibilità. La qualità che colpiva maggiormente di Gustavo era la capacità di essere un attaccante mobile e tecnicamente dotato nonostante la sua stazza, una combinazione tutt’altro che scontata."
Varela, le ragioni dell’addio al Benfica: “Non lo ha sottovalutato...”
Quanto è stato importante il prestito al Gil Vicente? In quale aspetto è migliorato maggiormente rispetto al periodo al Benfica B?"È stata la sua prima vera esperienza in un campionato di prima divisione. All’inizio era la riserva di Pablo e ha disputato alcune buone partite. Poi, a gennaio, Pablo è stato ceduto al West Ham e Gustavo Varela è diventato titolare nel Gil Vicente. La cosa migliore che si possa dire di Varela è che nessuno ha rimpianto la partenza di Pablo: Gustavo si è fatto trovare pronto, ha giocato molto bene e ha segnato alcuni gol importanti per il Gil Vicente."
Il Benfica ha deciso di cederlo a titolo definitivo. Secondo te, cosa c’è dietro questa scelta? Alla luce delle sue prestazioni al Monza, ritieni che il club ne abbia sottovalutato il potenziale?
"Il Benfica non è riuscito a qualificarsi per la Champions League e questo ha rappresentato un duro colpo per le finanze del club. La società, però, voleva dare a Marco Silva concrete possibilità di lottare per il titolo in questa stagione. Così, invece di cedere giocatori importanti come Pavlidis o Schjelderup, giusto per citarne alcuni, ha deciso di provare a compensare vendendo calciatori che non facevano parte della prima squadra, tra cui Varela. Non credo che il Benfica lo abbia sottovalutato e penso che, in uno scenario diverso, avrebbe provato a mandarlo in prestito per un’altra stagione. Inoltre, il Benfica ha mantenuto un diritto di prelazione su Varela, non una clausola di riacquisto come è stato riportato, e il diritto a una quota consistente del suo prossimo trasferimento."
Al di là dei gol, cosa distingue davvero Varela dagli altri attaccanti della sua età? E qual è il principale punto debole su cui deve lavorare per fare un ulteriore salto di qualità?
"Penso che sia un giocatore molto completo. Come qualsiasi attaccante della sua età, deve quindi migliorare un po’ in tutti gli aspetti: può sempre lavorare per diventare più veloce, perfezionare le proprie qualità tecniche e capire quali siano gli spazi migliori da occupare per segnare ancora di più."
L'attaccante del Monza tra nazionale e ambizioni: “Se continua così, il salto sarà inevitabile”
Al Monza ha conquistato rapidamente spazio e fiducia con Ivan Juric. In che modo questo contesto potrebbe far emergere qualità che in Portogallo si erano viste meno?"Credo che, per alcuni giocatori, salire di livello possa essere decisivo, in positivo o in negativo. Puoi fallire perché non hai ciò che serve, oppure puoi crescere moltissimo, come sembra stia accadendo a Gustavo. Probabilmente ha lavorato davvero tanto per arrivare a un punto in cui potesse mostrare le proprie qualità e ora sta raccogliendo i frutti."
Suo padre Fernando ha avuto una lunga carriera da difensore e i due si sono anche affrontati in campo. Quanto ha influito suo padre sulla sua crescita? C’è un episodio particolare che racconta il carattere di Gustavo?
"Non conosco abbastanza il rapporto con suo padre, quindi non posso parlarne più di tanto. Quello che posso dire è che Fernando ha giocato in tanti club diversi in Portogallo, ma anche in Grecia e in Romania. Immagino quindi che Gustavo, osservando suo padre, abbia capito che il calcio richiede un continuo adattamento a nuove realtà e abbia probabilmente imparato qualcosa in questo senso. Forse questo lo ha aiutato ad adattarsi al calcio italiano più velocemente di quanto ci si potrebbe aspettare da un giovane come lui."
Quanta attenzione stanno ricevendo in Portogallo le sue prestazioni in Italia? Se dovesse mantenere questo rendimento, quanto potrebbe essere vicino all’ingresso nella nazionale maggiore?
"A parte Gonçalo Ramos, e senza voler entrare nel discorso Cristiano Ronaldo, si può dire che il Portogallo non abbia un’abbondanza di attaccanti di grande livello. Quindi un giocatore che ha segnato così tanti gol in un campionato competitivo come la Serie A deve necessariamente essere seguito. Gioca nell’Under 21 portoghese, perciò immagino che Jorge Jesus lo stia osservando con grande attenzione."
Fin dove pensi possa arrivare: diventare un attaccante affidabile in Serie A oppure affermarsi in un club che compete per i trofei più importanti? Cosa vorresti ancora vedere prima di considerarlo pronto per quel livello?
"Se continuerà a segnare e a disputare grandi partite come sta facendo, penso che sarà inevitabile il passaggio a club con obiettivi più ambiziosi rispetto al Monza, con tutto il rispetto per la società. La stagione è appena iniziata e, se vuole affermarsi come uno dei migliori attaccanti della Serie A, deve mantenere questo livello, cosa che non è sempre facile. Ora è una sorpresa: quando i difensori inizieranno a conoscere meglio le sue caratteristiche, si vedrà se saprà adattarsi alle nuove sfide."
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