Nuovo corso Italia, Malagò-Mancini: è il progetto giusto per la rinascita del calcio nazionale?
Tre mondiali saltati, le ultime due edizioni giocate - 2010 e 2014 - terminate con delle premature uscite ai gironi. Il calcio italiano è ormai lontano anni luce dai fasti dei primi 2000, nei quali le società italiane erano un punto d'arrivo per i più grandi fenomeni del calcio mondiale, e la nazionale era una delle squadre da temere di più ad ogni torneo internazionale. Da quel 9 Luglio del 2006 sono passati 20 anni, ma sembrano un'eternità. Il calcio nazionale è alla ricerca di una rinascita che sembra non arrivare mai. Sarà in grado Giovanni Malagò, affiancato da Claudio Ranieri e Roberto Mancini, a dare nuova linfa ad un movimento che sembra sempre più morto ogni anno che passa?
La prima scelta di Malagò: Maldini e Leonardo
Terminato - per fortuna - il ciclo Gravina, il calcio italiano ha scelto il proprio uomo: Giovanni Malagò. L'ex calciatore di calcio a 5 - eletto per tre volte consecutive presidente del CONI - non ha temuto rivali, guadagnandosi - all'unanimità - il ruolo di presidente della FIGC. E la sua prima scelta, è stata quella di mettere Paolo Maldini e Leonardo rispettivamente come direttore sportivo e advisor della federazione. Una scelta che ha unito e sorpreso allo stesso tempo tutto il mondo del calcio italiano.
Le idee dei due ex Milan sono state chiare fin dall'inizio, affidare il pallone nostrano ad uno dei migliori allenatori presenti nel panorama mondiale, o trovare un allenatore - ma prima un uomo - con intenti compatibili ai loro e disponibile a sposare la causa nazionale. Da qui, prima l'idea - ben più di un'idea, come confermato dallo stesso Maldini - Guardiola, sfumata per la stanchezza dell'allenatore catalano dopo dieci anni di Premier League, poi la virata su Pirlo.
Il sogno Guardiola
La conseguenza è stata quella di virare su un profilo totalmente diverso - in quanto a palmares - ma con cui poter costruire un percorso. L'idea Andrea Pirlo sarebbe stata molto divisiva, certo. L'ex allenatore della Juventus non ha una carriera all'altezza di quella di Pep, ma del resto, neanche Gattuso pre-nazionale (e post) vantava una lunga lista di trofei conquistati. Ma neanche Scaloni e de la Fuente brillavano in quanto a coppe messe in bacheca prima dei percorsi in nazionale, come confermato dallo stesso Maldini nella già citata intervista rilasciata al Corriere della Sera.
La rottura
Una scelta divisiva, appunto. Decaduta l'ipotesi Guardiola, per il presidente Giovanni Malagò il nome giusto per la panchina era uno e solo uno: quello di Roberto Mancini. E su Andrea Pirlo si è scatenata la gogna mediatica. È vero, magari quanto si diventa così ricchi e famosi si può porre un pò più di attenzione e criterio quando si sceglie a chi associare la propria immagine, e la scelta dell'ex Milan di legarsi in qualche modo alla Russia è stata quanto meno ingenua.
Ma è anche vero che siamo famosi per essere un popolo pieno di contraddizioni. Puntiamo il dito sugli altri quando qualcosa va oltre le leggi - giudiziare e morali - ma se ci capita l'occasione di aggirare le regole difficilmente ci tiriamo indietro. Da qui la frattura, insanabile, tra il nuovo presidente e Maldini e Leonardo. I due hanno dato le dimissioni, e Malagò ha potuto virare sul suo preferito, Roberto Mancini, pronto alla seconda esperienza in azzurro. Il ruolo del DT, che era nato proprio per Maldini, è stato affidato a Claudio Ranieri, un altro uomo di assoluta esperienza nel calcio italiano e internazionale.
Malagò lancia il Mancini-bis
Al suo ritorno il CT trova un calcio molto differente rispetto a quello che ha lasciato qualche anno fa. Il gioco posizionale ha perso molto terreno rispetto all'importanza di avere gente in squadra che punta e salta l'uomo. Con questo ritorno all'1vs1, Mancini dovrà sperare nell'aiuto delle squadre - italiane e non - nella ricerca di calciatori adatti a questo tipo di gioco. La disponibilità - almeno a parole - dei club, c'è tutta, come dichiarato ad esempio da Cesc Fabregas in un'intervista durante la Como Cup.
Nuova Italia: quali idee?
Il tecnico marchigiano probabilmente fonderà la sua nuova Italia su alcuni calciatori. Donnarumma, Barella e Tonali sono 3 uomini su cui il CT già ha contato molto nel suo primo periodo. Verosimilmente saranno loro le basi su cui costruire la nuova nazionale. Insieme a loro, nel frattempo gente come Dimarco e Calafiori si è messa in mostra su palcoscenici nazionali e internazionali. Poi ci sono altri come Bastoni che si sono presi il posto da titolare con la maglia azzurra.
Attorno a questa spina dorsale Mancini dovrà essere bravo ad amalgamare il resto delle carte. Ma è il reparto offensivo quello in cui la nostra nazionale è più carente. La certezza è Pio Esposito, che ormai è nel giro dei grandi stabilmente da qualche mese. Kean dovrà ritrovare la forma e l'attacco italiano è carente di esterni. Zaccagni, Berardi e Politano hanno superato tutti la soglia dei trent'anni, Chiesa ormai sembra con un piede sul viale del tramonto, e resta solo Orsolini che con la nazionale non ha mai avuto un rapporto lineare.
Fondamentale, come già detto, sarà il lavoro di ricerca e di lavoro con i giovani. Oltre agli ormai famosi Reggiani e Pia del Borussia Dortmund, in Germania c'è anche Zoma, calciatore cresciuto nell'Albinoleffe che sta facendo benissimo col Norimberga. Per non dimenticare Bartesaghi e Camarda - col secondo che potrebbe giocarsi la sua chance col Milan quest'anno - ma anche Leoni, Liberali e Koleosho. Il materiale umano sembra esserci, starà a Mancini, ed a tutto il movimento calcio italiano, la capacità di puntarci davvero e smettere di guardare alle altre nazioni con invidia.
Mancini-Ranieri-Zola
Nonostante i dubbi suscitati dagli addii di Leonardo e Maldini, Malagò ha scelto la via dell'esperienza. Ranieri, Zola e Mancini rappresentano comunque una base solida da cui ripartire. Il presupposto dev'essere non pensare solo al prossimo Europeo e al prossimo Mondiale, ma di avere una visione più a lungo termine. E, dall'altra parte, diventa fondamentale da parte di addetti ai lavori e tifosi l'avere pazienza, e il non ricascare nel classico schema mentale del tutto e subito.
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