Rivera: "L'Italia non va al Mondiale? Non nascono campioni e i migliori sono stranieri"
Mentre tutti vanno al Mondiale, l'Italia resta per la terza volta consecutiva a guardare. Dopo l'ennesima delusione della nazionale italiana in ottica campionato mondiale, il leggendario Gianni Rivera ha voluto esprimere la propria opinione puntando apertamente il dito contro il sistema calcistico italiano.
"Non nascono campioni e i più bravi sono stranieri"
In un'intervista alla Gazzetta dello Sport, Gianni Rivera (campione d'Europa nel '68 e vice-campione del mondo nel '70) ha espresso grande preoccupazione per lo stato del movimento azzurro ricordando l'amara delusione di non andare al Mondiale per la terza volta consecutiva: "È accaduto. Purtroppo, non nascono i campioni ed è molto complicato ottenere grandi risultati senza di loro. Lo ripeterò sempre: i club non credono più alle politiche che creavano, costruivano e facevano crescere i fratelli Baresi e i Maldini. In Serie A, ma anche in Serie B, quei pochi giocatori bravi che ci sono, sono sostanzialmente stranieri".
Continuando, il Golden Boy ha spiegato: "Dico questo soprattutto per quelle squadre che, invece di far crescere i giovani e portarli a grandi livelli, continuano a lasciare tutto in mano ai procuratori. Agenti e procuratori hanno invaso il calcio, poiché il loro primo pensiero è quello di riempire le loro tasche. Conosco tante famiglie che hanno rinunciato a far proseguire i loro figli non avendo i soldi per pagare gli agenti. Quei ragazzi oggi potrebbero essere in Nazionale".
Gianni Rivera insiste sul cambiamento del sistema
Infine, l'ex calciatore del Milan vincitore del pallone d'oro nel 1969 ha voluto chiudere l'intervista precisando: "La mia non è una crociata contro gli agenti o i procuratori, anche se li ritengo uno dei problemi che mettono in crisi il nostro sistema, ma faccio riflessioni accurate. Siamo nel bel mezzo di una svalutazione del talento, gli agenti hanno un potere eccessivo e i ragazzi sono pesantemente penalizzati. Qualcuno deve pur aiutare e in questo senso io sono pronto. Non intendo la Mano de Dios di Maradona, ma serve un cambiamento proprio a livello istituzionale".© RIPRODUZIONE RISERVATA