DerbyDerbyDerby Curiosità Juventus Official Fan Club Barcelona: la storia di una famiglia bianconera nel cuore della Catalogna

Juventus Official Fan Club Barcelona: la storia di una famiglia bianconera nel cuore della Catalogna

Dennis Re
Il primo Fan Club ufficiale della Juventus a Barcellona: il presidente Stefano Assardo ci racconta la passione bianconera in Catalogna

Lontano da Torino, anche a Barcellona, ci sono cuori che continuano a battere per la Juventus. Qui, tra le strade della Catalogna, un gruppo di tifosi italiani ha trasformato la semplice abitudine di ritrovarsi al bar per guardare le partite in una vera comunità bianconera. Lo Juventus Official Fan Club Barcelona è oggi un punto d'incontro per chi vive lontano dall'Italia ma non vuole rinunciare alla propria passione per i colori bianconeri. Dalle prime riunioni tra amici alle trasferte europee, dai ricordi delle grandi notti di Champions League al desiderio di rivedere la Vecchia Signora ai vertici, la storia del club racconta un legame che va ben oltre il risultato del campo. Ecco la nostra intervista nella quale abbiamo fatto una chiacchierata con Stefano Assardo, presidente del club, per farci raccontare come nasce e cresce una famiglia juventina all'ombra del Camp Nou.

Dalle origini alla nascita ufficiale dello Juventus Fan Club

Il vostro club è nato ufficialmente nel 2022, ma la storia del gruppo parte da molto prima. Come è nata l’idea di trasformare un gruppo di amici in un Juventus Official Fan Club vero e proprio?

"In realtà, il nostro gruppo di amici esiste da circa quindici anni. Al di là della Juventus, ritrovarsi in un bar per vedere le partite è sempre stato un momento di aggregazione per noi. Quando ti trasferisci all’estero, infatti, può capitare di perdere i contatti che avevi in Italia e il calcio diventa così anche un’occasione per conoscere nuove persone e stringere amicizie. L’idea di creare un Fan Club vero e proprio è nata nel 2015, in occasione della semifinale di Champions League contro il Real Madrid. Eravamo già un gruppetto e andammo a Madrid a vedere la partita. Poco dopo arrivò la finale di Berlino e cominciammo a pensare che avremmo dovuto organizzare questa passione in modo più strutturato."

Caricamento correlate...

"All’epoca, però, la procedura per diventare un club ufficiale era diversa e richiedeva una serie di adempimenti burocratici. Il primo tentativo non andò a buon fine. Ci riprovammo negli anni successivi, ma poi arrivò il Covid e tutto si bloccò. Per diventare un Fan Club ufficiale, infatti, bisogna prima costituire un’associazione senza scopo di lucro, registrarla secondo le norme locali e poi ci sono altri vari step. Solo a quel punto si può presentare la richiesta alla Juventus. Tra la burocrazia e alcuni rallentamenti legati anche a vicende societarie del club, il percorso si è allungato più del previsto. Alla fine, nel 2022 siamo riusciti a partire ufficialmente. In un certo senso, però, quella data rappresenta soprattutto una formalità: il gruppo esisteva già da tanti anni e continuava a ritrovarsi per seguire la squadra."

Esponenti del Fan Club all'Allianz Stadium di Torino

Il nome, l’identità e il Gran Torino Garage Bar

Avete scelto di mantenere una denominazione legata direttamente alla città, senza dedicarvi a una leggenda bianconera. Avete mai pensato di intitolare il club a un ex giocatore o a un personaggio storico della Juventus?

"Ci abbiamo pensato in diverse occasioni. Molti Fan Club hanno scelto il nome di un ex calciatore o di una leggenda della Juventus e potrebbe essere un modo per creare un legame ancora più forte con la società, magari arrivando anche a organizzare un’inaugurazione con il personaggio scelto. Naturalmente poi, non è semplice riuscire a coinvolgere qualcuno di così importante ma potrebbe essere un’idea per il futuro, magari scegliendo una figura con cui sia più facile creare un contatto."

"D’altra parte, ci dispiacerebbe perdere la continuità con il nome di Barcellona, che rappresenta la nostra identità. Siamo un club relativamente piccolo e siamo ancora impegnati a crescere e a farci conoscere. Ci piacerebbe anche avviare collaborazioni con giornalisti o creator legati al mondo bianconero. Il fatto di essere ufficiali ci rende orgogliosi: abbiamo le nostre bandiere, le felpe e le sciarpe. Sono piccoli dettagli, ma contribuiscono a rafforzare il senso di appartenenza."

Il vostro punto di ritrovo è invece il Gran Torino Garage Bar a Barcellona, questo bar vi ha accompagnato ed ha avuto un ruolo importante fin dagli inizi per voi?

"Esattamente. Il Gran Torino Garage Bar era già il nostro bar di riferimento prima ancora della nascita ufficiale del club. Ci ritrovavamo lì per guardare le partite e proprio in quel locale abbiamo firmato i documenti per costituire l’associazione. Quest’anno abbiamo cercato di dare ancora più continuità agli appuntamenti, organizzandoci per ritrovarci lì praticamente sempre, salvo imprevisti. Il vicepresidente è anche il proprietario del bar, quindi per lui è un modo ulteriore per vivere la propria passione. Comunichiamo soprattutto attraverso Instagram e una community WhatsApp, dove condividiamo le informazioni sulle partite e sulle trasferte. Il bar, però, resta il nostro punto di riferimento."

Membri del Club riuniti al Gran Torino Garage Bar per vedere una partita della Juventus

Una comunità che va oltre i confini italiani

Il vostro gruppo è nato grazie a tifosi italiani che vivono a Barcellona. Quanto è importante ritrovarsi attorno alla Juventus per mantenere un legame con l’Italia e nel corso degli anni siete riusciti ad avvicinare anche tifosi spagnoli o di altre nazionalità?

"Questa è una delle cose che ci sorprende di più. Oggi la nostra comunità non è composta soltanto da italiani: abbiamo diversi iscritti spagnoli e sudamericani, ma anche persone provenienti da Paesi più lontani. C’è, per esempio, un ragazzo catalano che è tifosissimo del Barcellona, ha l’abbonamento allo stadio e, nonostante questo, viene regolarmente a vedere le partite della Juventus con noi. Suo nonno aveva lavorato in Italia per la Fiat e lo aveva avvicinato alla squadra già negli anni Novanta e Duemila, quando si innamorò delle giocate di un ancora giovane Alessandro Del Piero. Da lì è nata la sua passione."

"Abbiamo anche una decina di iscritti venezuelani, oltre a colombiani, uruguaiani e persone di altre nazionalità. Alcuni hanno origini italiane, mentre altri si sono semplicemente appassionati alla Juventus. Negli anni Novanta e Duemila la Serie A era una delle competizioni più seguite anche in Sud America. Per molti tifosi, soprattutto in Paesi in cui il calcio italiano aveva grande visibilità, la Juventus rappresentava una delle squadre di riferimento. In generale, penso che sia molto bello vedere come una passione possa unire persone che provengono da contesti completamente diversi. Alla fine, quando ci ritroviamo per una partita, siamo tutti parte della stessa famiglia bianconera."

Nel corso della storia sono solo 10 i giocatori spagnoli che hanno vestito la maglia della Juventus e tra i più recenti abbiamo Fernando Llorente e Álvaro Morata. Secondo voi, sono riusciti ad avvicinare alcuni tifosi spagnoli alla squadra?

"Dal mio punto di vista, né Morata né Llorente hanno avuto un impatto tale da avvicinare in modo significativo nuovi tifosi spagnoli alla Juventus. Morata in Spagna è un giocatore che suscita opinioni discordanti, anche se personalmente mi è molto simpatico e penso sia un bravo ragazzo, ma non è mai stato considerato unanimemente un campione di livello assoluto. Ha cambiato diverse squadre e non è riuscito a trovare sempre la continuità che ci si aspettava da lui. In Spagna, inoltre, il livello dei calciatori è molto alto e la concorrenza è forte. Per questo non credo che la presenza di questi due giocatori abbia rappresentato un motivo determinante per avvicinarsi alla Juventus. La stessa cosa vale per Llorente, penso che per avvicinare tifosi stranieri ad un club serva una figura molto più importante, come ad esempio lo è stato Cristiano Ronaldo. Dopo il suo passaggio dal Real Madrid alla Juventus sono molti i tifosi spagnoli e di tutto il mondo che hanno iniziato a seguire più con curiosità e simpatizzare per la Juve."

Le trasferte europee e il legame con la Juventus

Come vi organizzate per seguire la Juventus in trasferta, sia in Europa che a Torino? Riuscite a essere presenti spesso nonostante le distanze dallo Stadium?

"Dipende molto dalla partita e dalla disponibilità di ciascuno. Le sfide di Champions League, soprattutto quelle contro avversarie importanti, hanno un fascino particolare e attirano più persone. Nelle ultime stagioni siamo riusciti a seguire diverse partite europee, anche con gruppi numerosi: a Madrid, per esempio, eravamo in 44. Siamo stati anche a Villarreal e abbiamo visto la partita con il Dortmund a Torino, oltre che quella con il Club Brugge a Bruxelles, dove abbiamo vissuto una bellissima esperienza. In queste occasioni si crea un’atmosfera particolare: ti ritrovi in centro città con tanti altri juventini, entri nei bar, canti insieme a loro e condividi la stessa passione. Sono momenti che aiutano a fare ancora più gruppo."

"Naturalmente, organizzare una trasferta dall’estero richiede tempo e denaro. Bisogna acquistare i voli, trovare un alloggio e spesso prendere almeno un giorno di ferie. Non tutti possono permetterselo ogni volta, perciò ci organizziamo in piccoli gruppi, a seconda delle possibilità di ciascuno. Anche per le partite casalinghe a Torino il discorso cambia in base all’avversario. Contro Inter e Milan, per esempio, è molto più difficile ottenere i biglietti, mentre per altre sfide è più semplice. In alcuni casi bisogna presentare richieste in settori diversi dello stadio per aumentare le possibilità di trovare posto. Non siamo tra quei club che organizzano direttamente pullman o voli per tutti: ognuno si organizza come può e noi cerchiamo di gestire i biglietti in base alle disponibilità. Quando, però, c’è la possibilità di partire, lo facciamo sempre molto volentieri."

Tifosi dello Juventus Official Fan Club Barcellona in trasferta

Un club in crescita, tra passione e senso di appartenenza

Essere un club ufficiale vi ha permesso anche di vivere esperienze particolari a contatto con il mondo Juventus. In questi anni avete avuto anche l’occasione di incontrare o interagire con qualcuno del mondo Juventus, tra calciatori, dirigenti o altre figure legate alla società?

"Sì, ed è uno degli aspetti che ci rendono più orgogliosi. In occasione della partita contro il Real Madrid, per esempio, la Juventus aveva organizzato un incontro con una leggenda bianconera, Alessio Tacchinardi, a cui hanno partecipato diversi Fan Club spagnoli. Eravamo circa una sessantina di persone tra i vari gruppi e abbiamo avuto l’opportunità di sentirci un po’ più vicini alla squadra. La Juventus organizza anche incontri annuali con i presidenti dei Fan Club. Sono momenti importanti, perché ti permettono di sentirti parte di una realtà molto più grande della tua singola associazione. La dimensione di questa comunità è enorme: ci sono centinaia di club e tantissimi soci in tutto il mondo. Questo aiuta anche a capire perché, nelle trasferte più richieste, il numero di biglietti a disposizione di ciascun gruppo possa essere limitato."

"Per noi, comunque, il valore più grande rimane quello di ritrovarci. Il club ufficiale ci offre opportunità in più, ma la cosa fondamentale è stare insieme, condividere le gioie e le sofferenze della Juventus e passare del tempo in compagnia. Io, per esempio, ero abituato a guardare le partite da solo, anche per una questione di scaramanzia. Da quando abbiamo creato questo gruppo, invece, vivo le partite in modo diverso: soffriamo tutti insieme, ci arrabbiamo quando le cose vanno male, ma alla fine è proprio questo il bello."

E qual è il momento, l’iniziativa o il traguardo di cui andate più fieri come club?

"Siamo cresciuti poco alla volta, basti pensare che l’anno scorso avevamo circa 120 soci e, per alcune trasferte importanti, siamo riusciti a muovere gruppi numerosi. È una bella soddisfazione, anche se più il club cresce e più aumentano gli impegni organizzativi. Quando devi gestire decine di persone, devi raccogliere i documenti, comunicare i dati richiesti e coordinare gli spostamenti. Siamo un gruppo ristretto di persone che si divide i compiti e cerchiamo di fare tutto nel modo migliore possibile. Lo facciamo volentieri, perché per noi è prima di tutto una passione. L’obiettivo è continuare a crescere, farci conoscere e mantenere quello spirito di amicizia da cui tutto è cominciato."

La Juventus nei momenti difficili: Il sogno è tornare a vincere

In questi anni ci sono stati momenti esaltanti, ma anche periodi complicati per la Juventus. Qual è stato il momento più difficile da vivere insieme e quale sogno vorreste realizzare in futuro come Club e tifosi della Vecchia Signora?

"La passione sicuramente non manca e non diminuisce per questo. È vero, però, che i risultati si riflettono anche sulla partecipazione. Mi ricordo due anni fa, con l'arrivo di Thiago Motta, si era creato molto entusiasmo: ricevevamo continuamente contatti da persone che volevano iscriversi al fan club. Eravamo arrivati persino a pensare di trovare un secondo locale, più grande, per riuscire a ospitare tutti nel caso in cui la squadra avesse iniziato a vincere con continuità. Nei momenti più difficili, invece, la differenza si nota. Ci sono partite in cui al bar siamo quindici o venti persone, mentre normalmente potremmo essere quaranta. Il nucleo storico, però, resta sempre presente. Adesso stiamo recuperando un po' di numeri e siamo tornati intorno ai settanta iscritti."

"La prima risposta è forse banale, ma è quella più sincera: tornare a vincere il prima possibile. I risultati cambiano anche il modo in cui gli altri ti percepiscono. Io, per esempio, lavoro in un ufficio con colleghi spagnoli e mi capita spesso di parlare con tifosi del Real Madrid o del Barcellona. Negli anni di Ronaldo c'era un rispetto diverso: bastava nominare giocatori come lui o Dybala perché tutti sapessero immediatamente di quale squadra stessi parlando. Oggi, invece, facciamo più fatica anche a livello di immagine e di nomi. Naturalmente il blasone della Juventus rimane, e me ne sono accorto anche durante le trasferte. A Villarreal, per esempio, mentre ci stavamo lamentando della nostra squadra, un tifoso ci ha ricordato: «Voi siete la Juve!». È stato un modo per riportarci alla realtà e farci capire che, nonostante le difficoltà, la storia del club continua a essere riconosciuta."

"Il mio sogno è tornare a vivere quelle partite in cui, quando arriva la Juventus, gli avversari pensano subito che sarà una sfida durissima. Oggi, se dovessimo affrontare il Barcellona al Camp Nou, servirebbe la prestazione perfetta da parte nostra per sconfiggerli, oppure una giornata particolarmente negativa per loro. Fino a qualche anno fa, forse, la percezione era diversa."

Membri del Club in trasferta all'Estadio della Cerámica di Villareal

L'impegno sociale: lo Juventus Fan Club come punto di riferimento

Avete in programma iniziative benefiche o attività che vadano oltre il calcio?

"È un aspetto sul quale stiamo ragionando. La Juventus presta molta attenzione alle iniziative sociali e culturali organizzate dai fan club, tanto che durante gli incontri con i presidenti vengono presentati e valorizzati diversi progetti. In Italia, secondo me, è più semplice realizzare certe attività, anche perché ci sono maggiori opportunità di coinvolgere bambini, ospedali e associazioni del territorio."

"A Barcellona, invece, dobbiamo muoverci in un contesto diverso. Un nostro iscritto, che è psicologo, si occupa di iniziative a sostegno delle persone che affrontano problemi di salute mentale e di progetti dedicati ai bambini. Aveva pensato, per esempio, a un cammino da Barcellona a Torino, suddiviso in diverse tappe, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle difficoltà motorie e raccogliere fondi. L'idea era di raccontare il percorso attraverso dei video, trasformando il viaggio in un'occasione di sensibilizzazione. Ne abbiamo parlato anche con la Juventus, che può contribuire dando visibilità a queste iniziative. È importante, però, verificare bene i progetti e capire quali associazioni siano coinvolte, in modo da garantire che il sostegno arrivi davvero a chi ne ha bisogno."

"Stiamo valutando anche una possibile collaborazione con i fan club di Tenerife e Madrid per sostenere iniziative legate alla lotta contro l'Alzheimer. A Tenerife sono già in contatto con alcune associazioni e, attraverso la rete dei club, potremmo aiutarli a diffondere il progetto anche in altre città spagnole. Il nostro obiettivo è questo: utilizzare la comunità che abbiamo costruito per dare visibilità anche a iniziative importanti. Siamo un'associazione culturale e sportiva, e credo che diffondere i valori positivi dello sport faccia parte del nostro ruolo. La passione per la Juventus resta il motivo principale per cui ci ritroviamo, anche se poi, quando una partita va male, al bar si sentono certe imprecazioni e di culturale rimane poco (ride, ndr). Però lo spirito è anche quello di creare occasioni di incontro, sostenere iniziative utili e condividere qualcosa con la comunità in cui viviamo."

La finale di Berlino del 2015 e il rapporto con il Barcellona

Per chiudere volevo sapere una curiosità sulla finale di Champions League del 2015 proprio tra i bianconeri e i blaugrana. Come l'avete vissuta li a Barcellona?

"È stata dura. Eravamo nel nostro bar e sapevamo che sarebbe stata una partita complicata. Qui il Barcellona ha un'enorme risonanza: quando vince, anche una partita normale può essere accompagnata dai fuochi d'artificio e i tifosi si riversano nelle strade. L'ambiente, però, è generalmente tranquillo e non si vive la festa in maniera particolarmente esasperata. Durante quella finale eravamo consapevoli che ci fosse una differenza importante tra le due squadre. Il Barcellona aveva Messi, Suárez, Neymar e tanti altri campioni, ma anche la Juventus aveva una grande squadra ed era arrivata comunque fino in fondo, sapevamo però che sarebbe stata una sfida difficilissima. Dopo la partita siamo rimasti ancora una mezz'ora al bar a bere qualcosa, aspettando che passasse il momento più intenso dei festeggiamenti. Alla fine l'abbiamo vissuta con tanto dispiacere ma sicuramente con rispetto. Perdere contro il Barcellona non era come perdere contro una rivale italiana, dove poi avresti dovuto sopportare sfottò per anni."

"Le rivalità con le squadre italiane, soprattutto quella con l'Inter, sono sicuramente tutt'altra cosa. Ricordo la sfida a Torino terminata 4-3 con il gol di Adzic: il nostro gruppo era in curva Nord, vicino al settore ospiti, e sul 3-2 per l'Inter cominciarono a lanciarci birra e altri oggetti. Alcuni genitori con i bambini furono costretti ad allontanarsi da quella zona. Poi arrivò il pareggio sul 3-3 e un mio amico mi disse: «Se segniamo ancora, mantienimi!». Quando arrivò il 4-3, lo vidi arrampicato sul vetro che separa i settori (ride, ndr). Le trasferte qui in Spagna invece ci hanno lasciato ricordi positivi anche per il rapporto con i tifosi avversari. A Villarreal e a Vigo qualche giorno fa, per esempio, abbiamo vissuto un ambiente molto tranquillo. A Vigo ci siamo ritrovati a scherzare con i tifosi del Celta, anche fuori dallo stadio, senza particolari problemi. Questo non sempre è scontato, soprattutto quando si parla di trasferte europee. Anche a Villarreal, nonostante la delusione per il risultato, abbiamo trascorso del tempo in piazza insieme agli altri tifosi e queste sono esperienze belle perché ti permettono di vivere il calcio in maniera diversa, al di là dei novanta minuti."

Caricamento raccomandazioni...