Marco Motta in ESCLUSIVA: "A Roma mi volle Spalletti. Gasperini un rivoluzionario. Scudetto? E' presto, ma..."
Marco Motta conosce bene entrambe le realtà protagoniste della sfida. Cresciuto nei Pulcini dell’Atalanta, dove ha mosso i primi passi a soli sette anni, ha esordito in Serie A proprio contro la Roma con la maglia nerazzurra (2005) e ha raggiunto le 100 presenze nel massimo campionato a Bergamo, stavolta indossando la casacca giallorossa.
Una partita dal significato speciale per l’ex difensore, che nel corso della sua carriera ha vestito anche le maglie di Udinese, Genoa, Juventus, Catania, oltre a vivere diverse esperienze all’estero in Inghilterra, con Charlton e Watford, a Cipro con l’Omonia Nicosia, in Indonesia con il Persija Jakarta e in Spagna con l’Almería. Oggi Motta vive proprio in Spagna, dove ha intrapreso una nuova avventura da allenatore alla guida dell’Under 12 del Leganés.
Un ex Roma cresciuto nelle Giovanili dell'Atalanta: che significato ha per te questa sfida?
"Ho iniziato dai Pulcini dell'Atalanta a sette anni e ho esordito in Serie A a Roma con l'Atalanta. Ho raggiunto le 100 presenze in Serie A a Bergamo con la maglia della Roma, quindi è una partita che guardo sempre con grande affetto".
Dove collochi l'Atalanta in questo campionato, dopo una stagione di transizione e l'arrivo di Sarri?
"Ha tutte le carte in regola per fare un ottimo campionato. Gasperini ha fatto a Bergamo qualcosa di unico e irripetibile, cambiando la mentalità della società, della città e della tifoseria. È normale aspettarsi che l'Atalanta sia stabilmente tra le prime quattro o cinque, ma ripetere quello che ha fatto Gasperini non è semplice. Sarri è comunque un ottimo allenatore e l'inizio di stagione è stato importante. Sarà una gran bella partita, anche perché la Roma, viste le prime due gare, viaggia su ritmi molto alti".
Gasperini è stato leggendario a Bergamo e a Roma sta mettendo le basi per costruire qualcosa di importante. È troppo presto per parlare di scudetto?
"Vincere aiuta a vincere. Dopo il 4-0 alla Fiorentina e la vittoria netta a Lecce, un altro successo aumenterebbe consapevolezza e forza nel gruppo, ma in generale è troppo presto per qualunque squadra: sono passate appena due giornate e il campionato è lungo. Saranno soprattutto i momenti di difficoltà, tra infortuni, partite ravvicinate e momenti chiave, a fare la differenza. Detto questo, la Roma ha iniziato con due vittorie e otto gol, un dato impressionante. Malen ha confermato e forse alzato il livello rispetto alla scorsa stagione, quando era arrivato a gennaio e aveva chiuso in doppia cifra. Anche Dybala è partito forte, soprattutto contro la Fiorentina".
Nel 2009 hai avuto Luciano Spalletti come allenatore alla Roma. Che cosa ti ha lasciato e che allenatore è oggi?
"È un grandissimo allenatore, un insegnante di calcio che porto nel cuore. È stato lui a volermi alla Roma e lo aveva fatto anche a Udine. Ha dimostrato il suo valore riportando il Napoli a vincere lo scudetto dopo decenni. È uno dei migliori allenatori italiani e gli faccio un grandissimo in bocca al lupo".
Sei stato allenato anche da Gasperini al Genoa. Che rapporto hai avuto con lui e cosa ti ha lasciato?
"Ho fatto sei mesi meravigliosi con lui al Genoa e abbiamo avuto un bellissimo rapporto. È un allenatore che porto nel cuore, un insegnante di calcio e soprattutto un rivoluzionario: ha cambiato gioco e mentalità ovunque sia andato. Quello che ha fatto a Bergamo era quasi impensabile e invece ci è riuscito. Anche a Roma ha già riportato la squadra in Champions League e i risultati parlano per lui".
Oltre a Spalletti e Gasperini, quali allenatori hanno influenzato maggiormente la tua formazione da tecnico?
"Sicuramente Gasperini, Spalletti, Ranieri e Conte. Gasperini è un rivoluzionario, Spalletti un insegnante di calcio, Conte un grande motivatore e un vincente, mentre Ranieri sa gestire alla grande un gruppo. Sono quattro caratteristiche che possono rappresentare l'allenatore ideale".
Gian Piero Gasperini, allenatore della Roma (Foto di Dan Istitene/Getty Images)
Nella stagione in cui eri alla Roma con Ranieri (2009-2010), la squadra sfiorò lo scudetto. Che cosa serve per vincere il campionato?
"La continuità. Nel primo tempo a Verona, prima del gol di Milito, eravamo campioni d'Italia. Poi i dettagli fanno la differenza. In una stagione arrivano infortuni e momenti difficili: bisogna riuscire a vincere anche quando non si gioca bene. La continuità si costruisce soprattutto contro le squadre più piccole, mantenendo lo stesso livello mentale anche dopo una grande partita di Champions League".
Roma e Atalanta condividono anche ambizioni europee: l'Atalanta parte tra le favorite in Conference League, mentre la Roma torna in Champions. Possono entrambe togliersi delle soddisfazioni?
"L'Atalanta ha vinto l'Europa League con Gasperini, quindi può puntare anche alla Conference. La Roma torna in Champions con un allenatore nuovo e un'idea di gioco diversa. Gasperini ha dimostrato di poter fare bene in Europa e penso che la Roma possa essere una piacevole sorpresa".
"Credo sia giusto quando una proprietà sceglie un allenatore, gli dà fiducia e crede in un progetto. Se arrivano i risultati, bisogna continuare; se non arrivano, è giusto cambiare. È una questione di coerenza".
In Serie A ci sono diversi allenatori giovani, come Fabio Grosso, Ignazio Abate e Alberto Aquilani. Chi ti incuriosisce maggiormente?
"Hai citato tre ex compagni. Grosso ha più esperienza rispetto ad Abate e Aquilani. Le pressioni di una piazza come la Fiorentina sono importanti, soprattutto dopo il mercato fatto, e gli auguro di ripartire dopo un inizio difficile. Quello che mi incuriosisce maggiormente è però Alberto Aquilani, che secondo me può fare una stagione interessante".
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