Fabio Grosso, dalla gavetta alla Serie A: è pronto per il definitivo salto di qualità?
In serie A per restarci questa volta. Il Sassuolo si gode la massima serie dopo una sola stagione disputata in Serie B, imparando dai propri errori. Uno dei protagonisti principali della cavalcata nel ritorno dalla B alla A è stato Fabio Grosso, allenatore che conosce molto bene il calcio italiano. Il suo gioco caratterizzato da numerose verticalizzazioni e una buona struttura difensiva, che hanno attualmente permesso alla squadra neroverde di conquistare l'obiettivo salvezza con diverse giornate d'anticipo. Il lavoro del tecnico romano è sotto gli occhi di tutti, tra i più promettenti del Bel Paese e con prospettive future molto importanti.
Grosso: da outsider a Campione del Mondo
Per conoscere meglio la storia di Fabio Grosso come allenatore dobbiamo partire dalle radici. Il tecnico del Sassuolo nasce a Roma il 28 Novembre 1977. Prima di diventare mister, Grosso ha avuto una carriera da giocatore molto intensa. Non è partito subito ad alti livelli, ma ha fatto tanta gavetta nelle categorie minori, giocando in squadre come Chieti e Renato Curi. La sua crescita è stata lenta ma determinata. Il salto importante arriva con il Perugia, dove riesce a mettersi in mostra in Serie A. Da lì passa al Palermo, dove diventa uno degli esterni più devastanti del campionato. Le sue prestazioni attirano l'occhio di numerosi Club di alto livello come Inter e Juventus.Le sue immense qualità tecniche e fisiche gli permettono di approdare all'Inter: qui giocherà un anno, ma sarà l'anno più importante ed emozionante della sua vita. Nell'estate del 2006 Grosso sarà protagonista assoluto del Mondiale: prima il rigore procurato contro l'Australia con una grande sterzata, poi il rigore decisivo segnato alla Francia in finale. Da quel giorno cambierà completamente la vita del terzino da tutti definito "L'Eroe del Mondiale". La sua carriera avrà anche una parentesi di circa due anni con il Lione, per poi concludere la sua carriera da calciatore professionista alla Juventus.
I primi passi in panchina
Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, Grosso decide di intraprendere un nuovo percorso, questa volta da allenatore. Il tecnico romano inizia la sua avventura con le giovanili della Juventus. Qui lavora con i giovani cominciando a capire cosa significa gestire una squadra fuori dal rettangolo verde. Agli occhi dei più esperti, non passano inosservate le qualità dell'allenatore: arriva la chiamata del Bari in Serie B. Una sfida difficile ma altrettanto importante perché per la prima volta si confronta con le difficoltà del calcio professionistico. I risultati non sempre sono dalla sua parte, ma serviranno per crescere.Successivamente, nel 2018 Grosso viene nominato allenatore dell'Hellas Verona con l'obiettivo di riportare la squadra in Serie A. La sua squadra mostra subito segnali incoraggianti: naviga nella zona playoff per tutto il campionato, ma rimanendo distante dalla posizione che permetterebbe la promozione diretta, la società decidere di esonerare l'ex terzino a 5 giornate dal termine del torneo. Brevi saranno le sue parantesi da allenatore del Brescia e del Sion.
Frosinone: la scelta giusta
La vera crescita di Fabio Grosso arriva quando prende in mano il Frosinone. Qui finalmente riesce a far vedere tutte le sue qualità da allenatore. Nella stagione 22-23 porta la squadra in Serie A vincendo il campionato di Serie B. Non è solo una questione di risultati: la squadra gioca un calcio spettacolare, è ben organizzata, attacca con coraggio e difende con ordine.Il suo calcio è semplice ma efficace: pressing costante, velocità e idee chiare. Inoltre riesce a migliorare tantissimi giocatori, facendoli crescere durante la stagione. Tra i pilastri della promozione troviamo diversi nomi: Mulattieri, punta centrale dal grande senso del gol; Calò, regista capace di dettare i tempi in maniera straordinaria; Lucioni, ottimo centrale difensivo, leader della squadra; Insigne, fratello di Lorenzo, esterno offensivo determinante per assist e gol.
La squadra mostra una forte identità, una delle migliori difese del campionato e un'ottima capacità di ripartire e rendersi sempre pericolosa. Proprio in questo contesto che Grosso smette di essere visto solo come "ex Campione del Mondo" e diventa un allenatore rispettato. Questa parte della sua carriera servirà per essere pronto ad un'altra inaspettata sfida: il Lione. Qui i risultati non hanno dato i frutti sperati e Grosso rimarrà in panchina dei francesi per sole 7 partite. Tra trend negativi e una vicenda extra-calcistica, la società decide di terminare il rapporto con il mister romano.
L'esperienza al Sassuolo: dalla promozione alla Serie A
Dopo la retrocessione, il Sassuolo sceglie Grosso per ripartire. Dopo il capolavoro compiuto con il Frosinone, la società neroverde decide di affidare il compito della promozione al tecnico romano. L'allenatore riesce a costruire una squadra forte, sicura dei suoi mezzi. Il suo percorso inizia in un clima abbastanza difficile da superare: la delusione per la retrocessione è stato un duro colpo da digerire.Con il passare delle giornate, la squadra assumeva sempre più consapevolezza: il 4-3-3 schierato dall'allenatore iniziava a dare i suoi frutti. La solidità difensiva e un attacco prolifico, portarono il Sassuolo a vincere il campionato con 5 giornate d'anticipo. L'ennessimo capolavoro del mister non passò inosservato a molte squadre di Serie A (tra tutte Fiorentina e Lazio).
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L'ottimo lavoro del Campione del Mondo è stato facilitato anche dalla forza della rosa, con giocatori importanti che ancora oggi sono protagonisti nel nostro campionato. Tra questi figurano Mimmo Berardi, il capitano del Sassuolo. L'esterno destro oramai rappresenta una vera e propria bandiera per il popolo neroverde. La sua infinita classe e la sua capacità di fornire assist sono stati elementi fondamentali per la promozione. Il numero 25 concluse la stagione con 6 gol e 14 assist.
Armand Laurientè, ancora oggi una spina nel fianco per le difese avversarie. Il numero 45 fu eletto MVP della stagione, grazie anche ai suoi numeri. Il francese segnò 15 gol e fornì 5 assist. Ancora Tarik Muharemovic, il muro bosniaco. Il giocatore in comproprietà con la Juventus ha mostrato grandi doti difensive già lo scorso anno. In questa stagione molte squadre blasonate, tra cui Inter e Milan, hanno messo gli occhi su di lui. Infine, Kristian Thorstvedt, pilastro del centrocampo neroverde. Grazie alla sua fisicità e facilità di inserimento, Grosso difficilmente faceva e fa ancor'oggi a meno del norvegese.
Fabio Grosso è pronto per fare il salto di qualità?
Dopo questa fantastica stagione, Grosso sembra davvero pronto per compiere il salto di qualità. Alla guida dei neroverdi ha dimostrato di saper ricostruire un gruppo, di dare la giusta fiducia agli elementi cardini e di proporre un calcio a tratti spettacolare. La squadra ha saputo ottenere risultati importanti anche con avversarie di alto livello, mostrando una grande organizzazione tattica e continuità di rendimento. Inoltre, il tecnico romano si è distinto per la capacità di saper valorizzare i giovani, confermandosi non solo un ottimo gestore di gruppo, ma anche un allenatore maturo e molto preparato.Per questo motivo qui, un approdo in una squadra che punti costantemente alle competizioni europee, non è più un'utopia. Il sassuolo in questo senso, potrebbe rappresentare un trampolino di lancio. Con i continui cambi in panchina estivi, chissà se a Grosso non verrà proposta una panchina più "blasonata". Il suo processo di crescita e di evoluzione non è passato inosservato ai più esperti. In un calcio fatto di tatticismo e pragmatismo, il tecnico romano potrebbe rappresentare una via di mezzo tra il risultato e il divertimento: quello che forse, nel nostro campionato, manca più di tutto.
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