DerbyDerbyDerby Editoriali L'eterna attesa di Warren Zaire-Emery: l'escluso di lusso nella Francia di Deschamps

L'eterna attesa di Warren Zaire-Emery: l'escluso di lusso nella Francia di Deschamps

Danilo Loda
Ha giocato 54 partite con il PSG, ma per Didier Deschamps sembra non esserci mai spazio. Storia del talento parigino che guarda i Mondiali 2026 dalla panchina.

Dopo aver guardato tutto l'Europeo del 2024 dalla panchina, Warren Zaire-Emery sta ripetendo lo stesso identico copione ai Mondiali del 2026. Come sottolinea il sito RMC Sport, il giocatore non ha disputato nemmeno un minuto in campo. Zero al cubo. Un dato che fa riflettere, soprattutto se pensiamo alla stagione pazzesca che ha appena vissuto a Parigi, dove Luis Enrique lo ha usato praticamente ovunque.

Didier Deschamps lo ripete spesso: "I tornei si vincono con un gruppo unito di 26 giocatori, non solo con gli undici titolari". Una bellissima frase, che però cozza con la realtà dei fatti. Il CT della Francia va dritto per la sua strada e le sue scelte sono chiarissime, anche a costo di lasciare qualcuno all'asciutto. Tolti i portieri di riserva, i giocatori di movimento ancora fermi al palo in questa Coppa del Mondo sono solo tre: Lucas Hernandez, N’Golo Kanté e, appunto, Zaïre-Emery. Ma se per i primi due pesano logiche di club e acciacchi fisici, il caso del ventenne parigino è diverso e solleva parecchi dubbi. Stiamo parlando del centrocampista più utilizzato dal PSG nell'ultima stagione, capace di collezionare ben 54 presenze tra campionato e coppe.

"Gioco anche in porta": la promessa di Warren Zaire-Emery

Prima del debutto contro il Senegal, Warren ci aveva scherzato su: "Se l'allenatore mi dice di andare in porta, io ci vado. Gioco ovunque, l'importante è aiutare la squadra". Non era una battuta campata in aria. A Parigi, Luis Enrique lo ha schierato ben 21 volte come terzino destro per far rifiatare Hakimi. Eppure, con la maglia dei Bleus, quella chance non è ancora arrivata. Né in mezzo al campo, né in difesa. Nemmeno contro la Norvegia, a qualificazione già archiviata, quando un po' di turnover sembrava la cosa più logica del mondo.

PARIGI, FRANCIA - 8 APRILE: Warren Zaire-Emery del PSG controlla il pallone durante la partita di andata dei quarti di finale di UEFA Champions League 2025/26 tra Paris Saint-Germain FC e Liverpool FC al Parc des Princes l'8 aprile 2026 a Parigi, Francia. (Photo by Franco Arland/Getty Images)

C'è da dire che l'assetto tattico della Francia non lo aiuta. Con il ritorno al 4-2-3-1, Deschamps ha tolto un uomo a centrocampo per caricare l'attacco. Lì in mezzo, la coppia formata da Adrien Rabiot e Aurélien Tchouaméni sta girando a mille, forte di un'esperienza internazionale difficile da scalzare. Come se non bastasse, nelle gerarchie è scalato in avanti anche Manu Koné: il centrocampista della Roma ha convinto tutti nelle prime uscite e oggi ha il passaporto per entrare prima di lui.

Il paradosso della versatilità: se sai fare tutto, rischi di non fare niente

Visto che a centrocampo i posti sono blindati, Zaire-Emery avrebbe potuto sperare in qualche minuto da terzino destro. Jules Koundé arriva da una stagione con più ombre che luci al Barcellona, ma Deschamps stravede per lui e non lo toglie mai. E quando decide di farlo riposare, il cambio fisso è Malo Gusto.

Viene quasi il sospetto che la dote migliore di Warren – ovvero saper fare tutto e bene – stia diventando il suo limite più grande in nazionale. È il jolly perfetto, ma non è ancora riuscito a diventare indispensabile in un ruolo specifico.

Dieci panchine di fila e una frustrazione da gestire

Per il ragazzo di Montreuil la storia si ripete, e sui social i tifosi del PSG iniziano a spazientirsi. A soli vent'anni, Zaïre-Emery ha già collezionato dieci panchine consecutive nei grandi tornei con la Francia, senza toccare campo. Un paradosso che brucia ancora di più se ricordiamo che due anni fa, proprio per andare all'Europeo a fare lo spettatore, perse l'occasione di giocare le Olimpiadi di Parigi in casa con Thierry Henry.
Deschamps, dal canto suo, tira dritto e getta acqua sul fuoco: "Cerchiamo di coinvolgere tutti, ma l'equilibrio del gruppo viene prima dei singoli. Capisco la delusione e la frustrazione dei ragazzi. Se ce l'hanno con me non è un problema, l'importante è che l'umore dello spogliatoio resti alto". Resta il fatto che vedere un talento del genere bloccato in un'eterna attesa fa male al calcio. La Francia vince, ma Warren continua a guardare la festa da lontano.