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Dando un veloce sguardo a questo 33esimo turno di Serie A, la dimensione percepita sarà quella della nostalgia. Un sentimento dilatato nello spazio e nel tempo che rimanda sempre al passato idealizzato. La temporalità già vissuta è inscindibile dal presente, vero e proprio luogo di costruzione dell'indagine sull'antico. Lo studio del passato diventa inseparabile dal qui ed ora nel momento in cui ne viene modellato e prodotto, diventando uno strumento di legittimazione dell'attualità. Roma-Atalanta e Napoli-Lazio si muovono esattamente su questi binari della percezione.
È il tempo del ricordo di Gian Piero Gasperini come colui che ha permesso alla Dea di staccarsi dal proprio ruolo sociale di classe subalterna. Il Gasp, in maniera più incisiva di Maurizio Sarri (a cui sono succeduti ben 2 tecnici in grado di superarlo per campionati conquistati), ha avuto un ruolo di grande rilevanza nell'immaginario collettivo bergamasco. La rievocazione del mito antico ha scopi e obiettivi da definire e plasmare soprattutto nel presente. Roma-Atalanta si gioca dunque nella cornice della sacralità e del racconto rituale degli eventi passati. Gasperini è utile nell'inquadrare il match ma per poter comprendere al massimo la sfida si deve partire dal mito originario del 1929.
Il primo Roma-Atalanta ha avuto luogo il 13 gennaio 1929. La capitale italiana stava vivendo, come specchio della nazione, un periodo di grandi trasformazioni socio-politiche. Poco tempo dopo la sfida del campionato italiano è avvenuto un evento dal rilevante carattere storico. L'11 febbraio 1929 arriva infatti la firma dei Patti Lateranensi che chiude la Questione Romana, iniziata nel 1870, e regolarizza i rapporti fra Italia e Santa Sede.
L'epoca risorgimentale aveva infatti relegato il potere temporale papesco ad un nulla di fatto, sottoponendo la Chiesa romana al completo controllo della nuova nazione tricolore. Uno stallo problematico reso evidente dalla completa unilateralità all'interno del processo di fine '800. Solo nel 1926 arrivano i primi segnali e le prime volontà di cercare un terreno di comune accordo. Dopo chiacchiere preliminari e vere e proprie trattative, l'11 febbraio 1929 (71esimo anniversario dalla prima apparizione di Lourdes) vengono firmati questi Patti Lateranensi (dal luogo dell'atto, San Giovanni in Laterano). L'accordo consentì così alla Santa Sede di creare un proprio Stato esentato dalle tasse, riconoscendo il cattolicesimo come religione statale, l'insegnamento della materia "religione" nelle scuole e conformando le leggi sul matrimonio e sul divorzio alle pratiche cattoliche.
Benito Mussolini invece guadagnava parecchi attestati di stima nel ruolo di paciere, aumentava il consenso attorno a sé in vista delle elezioni del marzo '29 (il plebiscito del 98%) e nonostante un'apparente indipendenza, poneva la Chiesa in una posizione di subordinazione rispetto al governo.
Se l'Atalanta giocava in uno stadio dedicato al milite fascista Mario Brumana, la Roma disputava le partite in casa nello Stadio Nazionale del PNF. L'impianto costruito nel 1911 dall'archistar fascista Marcello Piacentini, ha nel 1927 l'anno di completa presa in carico da parte della dittatura nera. Mussolini comprende gli incredibili spazi che ha la vita privata dell'individuo e cerca di entrarci da qualsiasi poro. Ci riesce nell'ambito della religione, forse l'ambito più intimo del soggetto e inizia a prendere confidenza con gli sport, o meglio, con lo sport per eccellenza, il calcio.
Collocato nei pressi di Villa Flaminia, a pochi passi da Piazza del Popolo, l'eco della struttura rimanda al canone classico dell'estetica greca di Atene. Statue enormi raffiguranti Forza, Civiltà e i 4 elementi Terra, Acqua, Aria e Fuoco. Inoltre, le sue funzioni non si limitavano solamente al calcio. Lo stadio presentava piste podistiche e ciclistiche e nella zona spalti c'erano uffici, palestre, dormitori e punti di ristoro per gli atleti.
A causa dell'usura e dei danni della Grande Guerra, il progetto architettonico arriva ad un punto di svolta. Nel 1927 Augusto Turati cambia il nome in "Stadio del Partito Nazionale Fascista". Si aggiungono così piscine (scoperte e interne), altre palestre, gli uffici istituzionali del CONI e addirittura un albergo a 3 piani per gli atleti. Il richiamo ellenico rimane e all'ingresso, Amleto Cataldi realizza quattro semicolonne con gruppi bronzei raffiguranti il Calcio, la Corsa, la Lotta e il Pugilato. Il nuovo stadio entra così nella vita quotidiana dell'Italia fascista con l'amichevole calcistica fra Italia e Ungheria del 1928, terminata 4-3 per gli azzurri. L'impianto sportivo però, deve le sue fortune alla finale del Mondiale del 1934, occasione in cui l'Italia sconfisse la Cecoslovacchia per 2-1.
Roma-Atalanta del 13 gennaio 1929 rappresenta dunque la prima occasione in cui queste due squadra hanno potuto sfidarsi. Entrambe inserite nel girone A della Divisione Nazionale 1928-29, i capitolini necessitano una conferma nell'élite del calcio italiano, mentre gli orobici devono guadagnarsi la salvezza dopo la promozione della stagione passata.
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Il match non ha storia. Le squadre hanno obiettivi e qualità diverse e ciò non viene messo in discussione nemmeno per un secondo. All'11' ecco che giunge la prima rete dell'attaccante Cesare Augusto Fasanelli che manda in tilt la difesa bergamasca. Il 1T si chiude con molteplici interventi decisivi del portiere atalantino, il 18enne Ceresoli ("esile e agilissimo" secondo la stampa romana) e qualche sortita offensiva debole della Dea. Al 58' il centravanti romano trova la doppietta personale con un colpo di testa e a 1' dal termine, "l'avvocato" Arturo Chini Ludueña sigla il 3-0 che chiude una partita mai cominciata.
Nonostante il risultato tondo, i quotidiani dell'epoca (Il Messaggero e L'Impero) non danno grandi crediti alla prestazione dei giallorossi. La partita ha avuto una sola direzione per tutto il tempo, ma l'attacco ha funzionato "mediocremente", con "evidenti lacune già segnalate in precedenza: la mediocre dorma di Volch, l'inefficace lavoro di Bossi e l'isolamento di Fasanelli". Se l'avvenire della linea offensiva non è "roseo", i complimenti per la seconda linea abbondano: "Rovida e Ferraris ne sono stati i migliori. Questa linea è il reparto migliore della compagine. Degni in particolar modo è stato ammirevole per continuità e per intelligenza di giuoco e per tempestività di intervento".
Per l'Atalanta invece fioccano critiche dal "ci aspettavamo qualcosa di più (...). Non si può fare a meno di essere severi giudicando l'Atalanta della prova odierna" al "non ha fatto altro che difendersi". Gli orobici si sono mostrati completamente inadeguati al livello della Divisione Nazionale, soprattutto nell'organizzazione offensiva: "La squadra ci è apparsa priva di ogni buona concezione di giuoco, come pure di affiatamento e di intesa. Solo nei reparti di retroguardia la squadra è sembrata a posto e in grado (...). L'attacco non è esistito: tutti i suoi sforzi sono naufragati prima di nascere. (...) La linea offensiva nerazzurra ci è sembrata priva di qualsiasi seria possibilità di passare, per la scarsa capacità a concludere o, per dir meglio, a organizzare alcune discesa che possa aver questo nome".
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