DerbyDerbyDerby Calcio Italiano ESCLUSIVA - Bellucci: "Contro il Porto si è visto il livello del Napoli. Bologna? Palladino fa divertire"

ESCLUSIVA - Bellucci: "Contro il Porto si è visto il livello del Napoli. Bologna? Palladino fa divertire"

Marco Peluso
L'ex attaccante del Napoli ripercorre le tappe più significative della sua carriera, affrontando temi attuali e ricordi che non hanno perso valore

Certe piazze non ti abbandonano mai. Anni dopo l'ultima partita, basta nominare il Napoli, il Bologna o la Sampdoria perché riaffiorino immagini, emozioni, volti e storie che il tempo non è riuscito a cancellare. E quando a raccontarle è chi le ha vissute in campo, tra pressioni, aspettative e momenti decisivi, ogni ricordo acquista un significato diverso. Dietro una partita, un gol o una vittoria si nascondono infatti episodi, sensazioni e insegnamenti che continuano ad accompagnare un calciatore anche molti anni dopo aver lasciato il terreno di gioco.

In questa intervista ESCLUSIVA a Claudio Bellucci, l'ex attaccante ripercorre alcune delle tappe più importanti della sua carriera, alternando analisi sul calcio di oggi, opinioni sulle squadre che conosce meglio e racconti che riportano indietro nel tempo tra spogliatoi, derby e grandi protagonisti del nostro calcio. Dai temi più attuali ai ricordi più significativi del suo percorso, Bellucci si racconta ai microfoni di DerbyDerbyDerby con la schiettezza e la passione che lo hanno sempre contraddistinto, soffermandosi anche su alcune delle figure che hanno inciso maggiormente sulla sua crescita umana e professionale.

Bellucci sul Napoli tra Champions, campionato e una rosa troppo corta

Partiamo dal Napoli di Allegri: che impressione le sta facendo la squadra azzurra? Si aspettava un Napoli così diverso per mentalità e interpretazione delle partite, magari rispetto alle ultime stagioni?


“Sinceramente, come penso anche Allegri, mi aspettavo qualche punto in più in campionato e magari qualche vittoria in più in Champions League. Poi è logico che, quando si cambia allenatore e si introducono dei cambiamenti, bisogna avere un po' più di pazienza. Però, insomma, a Napoli di pazienza, visto che io ci sono stato per quattro anni, ce n'è sempre meno, anche alla luce dei risultati che la squadra ha ottenuto negli ultimi anni”.

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Domenica scorsa è arrivata la sconfitta per 2-0 contro la Juventus all'Allianz Stadium. Al di là del risultato, che cosa non ha funzionato nella prestazione degli azzurri?

“Per me il Napoli ha disputato un buon primo tempo, nel quale avrebbe anche potuto sbloccare la partita. Nel secondo tempo la Juventus ha avuto un po' più di personalità nel provare a vincere la partita e, alla fine, ci è riuscita anche grazie a due giocate molto belle. A dire il vero, non è stata una bellissima partita. Diciamo che nel primo tempo gli azzurri sono stati un po' più propositivi, mentre nella ripresa è venuta fuori la Juventus, che ha segnato due gol bellissimi. Tuttavia, anche la Juve non è che mi abbia impressionato particolarmente per la prestazione offerta”.

Alla vigilia della sfida di Champions League contro il Porto, Allegri aveva dichiarato che il Napoli si sarebbe giocato la qualificazione contro il Brugge, il Viking e il Sabah. La trasferta portoghese si è poi rivelata una disfatta, con una sconfitta per 4-1. Cosa ne pensa delle dichiarazioni di Allegri e, soprattutto, della partita del do Dragão?


“Sicuramente le dichiarazioni che rilascia non le pronuncia perché pensa che il Napoli sia inferiore alle altre squadre. In questa competizione non puoi permetterti errori, così come non puoi permetterteli nel campionato italiano. Contro il Porto è stato così: vedere il Napoli perdere 4-1 fa capire il livello attuale della squadra. Allegri conosce benissimo la forza attuale del Napoli ma eri non poteva neanche effettuare determinati cambi. Non lo dico per giustificarlo, però, mentre le altre squadre possono contare su due formazioni per affrontare i vari impegni, il Napoli è costretto a far giocare sempre gli stessi calciatori. Negli ultimi anni, dal Napoli ci si aspetta sempre almeno il quarto posto e che riesca a superare la prima fase della Champions League. Purtroppo ci sono anche annate come questa. Anche Milan e Juventus stanno attraversando periodi simili”.

PORTOGALLO - 04 NOVEMBRE: Massimiliano Allegri, manager del SSC Napoli, guarda prima della partita MD4 della fase di lega della UEFA Champions League 2026/27 tra FC Porto e SSC Napoli all'Estadio do Dragao il 04 novembre 2026 a Porto, Portogallo. (Foto di Diogo Cardoso/Getty Images)

Domenica prossima al Maradona arriva la Lazio, attualmente tra le squadre più convincenti di questo campionato. Che partita si aspetta? Quali possono essere i principali pericoli che la squadra biancoceleste può rappresentare per il Napoli? 


“La Lazio ha ritmi altissimi e gioca molto bene. Contro il Cagliari voleva vincere la partita e ci è riuscita. Non si può più parlare di sorpresa. La vera sorpresa è il Frosinone, perché ha cambiato poco rispetto all'anno scorso e quello che sta facendo è incredibile. La Lazio poteva essere una sorpresa nelle prime partite, ma ha giocatori di valore. Il valore aggiunto è l'allenatore. L'arrivo di Gattuso sembrava una soluzione di ripiego. Invece la Lazio gioca molto bene. A Gattuso va riconosciuto il merito, non solo quello di aver trasmesso alla squadra la sua grinta, ma anche quello di averle dato un'identità di gioco. Ha vinto anche a Torino contro la Juventus e non è da tutti. Sarà una partita molto difficile. Il Napoli poi deve ritrovare credibilità e restituire ai tifosi l'entusiasmo. Con i ritmi del primo tempo di Napoli-Roma, la Lazio potrebbe andare in difficoltà”.

C'è un giocatore del Napoli e magari uno della Lazio che, secondo lei, potrebbero rivelarsi decisivi per la partita?

“Per la Lazio, Isaksen è un giocatore formidabile. Stra trovando la continuità che gli era mancata in passato. Adesso è diventato un punto fermo. È un giocatore che farebbe comodo anche a una squadra che ambisce alla Champions. Anche quando gioca in Nazionale riesce a fare la differenza. Isaksen, in questo momento, è devastante.

Per quanto riguarda gli azzurri, oltre Højlund, che quando gioca dà l'anima, mi piacerebbe vedere un acuto di Lucca. Lo stanno aspettando tutti, anche perché Allegri lo fa giocare spesso. Mi piacerebbe vedere qualcosa in più da parte sua. Se devo indicare un altro giocatore, direi De Bruyne, che non perde mai la bussola. È il calciatore più forte del Napoli per carriera e qualità. Magari può suscitare qualche antipatia per il suo carattere, ma tutti i grandi campioni hanno una personalità particolare e De Bruyne è sicuramente uno di questi”.

NAPOLI, ITALIA - 30 OTTOBRE: Lorenzo Lucca del Napoli durante una sessione di allenamento il 30 ottobre 2026 a Napoli, Italia. (Foto di SSC NAPOLI/SSC NAPOLI via Getty Images)

Palladino, Dovbyk e un Bologna in risalita: il pensiero dell'ex Napoli

Passiamo a un'altra piazza che lei conosce molto bene, ovvero Bologna. Con l'arrivo di Palladino, la squadra sembra aver ritrovato entusiasmo e risultati. Questo Bologna ha l'ossatura per raggiungere un piazzamento europeo o rimane comunque indietro rispetto alle altre squadre?

“Il Bologna è ormai una squadra strutturata. Il suo obiettivo minimo deve essere quello di disputare un campionato tranquillo, chiudendo tra l'ottavo e il decimo posto. Di Palladino si può dire quello che si vuole, ma l'Atalanta ha raggiunto l'Europa anche grazie al suo lavoro. Non capisco perché la società bergamasca non abbia deciso di riconfermarlo. Il Bologna ha ripreso un percorso che era stato avviato con Italiano. Il passaggio da Italiano a Tedesco, secondo me, non è stato un azzardo, perché quest'ultimo è un ottimo allenatore a livello europeo. Tuttavia, come diceva Ancelotti, non tutti gli allenatori sono adatti a tutte le piazze. Lo disse proprio quando venne esonerato dal Napoli. Con Palladino, il Bologna ha ripreso a girare e a divertire il pubblico. Per quelle che sono le sue potenzialità, secondo me può tranquillamente conquistare un posto in Europa”.

BOLOGNA, ITALIA - 31 OTTOBRE: Raffaele Palladino, allenatore del Bologna FC, osserva durante la partita di Serie A tra Bologna FC e AC Monza allo stadio Renato Dall'Ara, il 31 ottobre 2026 a Bologna, Italia. (Foto di Emmanuele Ciancaglini/Getty Images)

Il Bologna ha investito su attaccanti come Piccoli e Dovbyk. Nelle ultime partite la squadra ha dovuto fare i conti con alcune indisponibilità e con scelte tecniche che hanno portato Odgaard a giocare da centravanti. Da ex attaccante, quanto ritiene importante sentire la fiducia dell'allenatore quando si attraversa un momento complicato? E quanto può diventare frustrante essere sostituito da un giocatore adattato?

“È sicuramente frustrante, perché Odgaard viene adattato a fare la punta centrale, con un ruolo di riferimento per la manovra, quando hai a disposizione un attaccante come Dovbyk. È anche vero che Dovbyk deve capire alcune cose. Lo ha detto lo stesso allenatore sottolineando che in allenamento bisogna dare qualcosa in più. L'allenatore può aiutarti, concedendoti quindici, venti o trenta minuti di partita, ma in quel tempo devi dimostrare qualcosa. Soprattutto devi conquistarti quello spazio attraverso il lavoro quotidiano. Non è che a Palladino faccia piacere perdere le partite: se preferisce schierare Odgaard adattato nel ruolo di centravanti, evidentemente c'è un motivo. Piccoli è infortunato e Dovbyk, o non è ancora nelle migliori condizioni fisiche, oppure non è ancora riuscito a entrare pienamente nelle grazie dell'allenatore”. 


Il pensiero di Bellucci sul disastro chiamato Sampdoria

Altra tappa molto importante per la sua carriera è stata quella alla Sampdoria. La situazione blucerchiata continua ormai da anni a essere molto complicata. La squadra si trova nelle ultime posizioni della Serie B ed è arrivato l'ennesimo cambio in panchina. Come si spiega una crisi così profonda per una società che ha alle spalle una storia così importante?

“È un discorso particolare. La Samp è entrata in un circolo vizioso dal quale non riesce più a uscire e non riesce a ritagliarsi un ruolo importante nel calcio italiano. È una situazione davvero difficile da spiegare. Una società che ha 23-24.000 abbonati in Serie B, con uno stadio quasi sempre pieno, dovrebbe avere altre ambizioni. Eppure, la squadra fa fatica anche solo a raggiungere la salvezza. È inspiegabile quello che sta succedendo. Evidentemente si commettono degli errori a livello societario. Sono stati cambiati tanti allenatori ma per vincere la Serie B serve un tecnico vincente in questa categoria. Ci sono molti esempi: il Frosinone con Alvini, il Venezia con Stroppa, Pecchia e tanti altri. Bisogna investire e spendere più soldi. Quando sei in Serie B e ti chiami Sampdoria, devi avere come obiettivo tornare in Serie A. Questo è assolutamente il minimo”.

GENOVA, ITALIA - 25 SETTEMBRE: I tifosi della Sampdoria sventolano le proprie bandiere prima del calcio d'inizio della partita di Coppa Italia tra Genoa CFC e UC Sampdoria, allo stadio Luigi Ferraris, il 25 settembre 2024 a Genova, Italia. (Foto di Simone Arveda/Getty Images)

Bellucci tra ricordi speciali, notti prima del derby e figure che hanno lasciato il segno

Parliamo anche della sua carriera. Se dovesse scegliere un ricordo particolare per ognuna di queste esperienze, quindi Napoli, Bologna e Sampdoria, qual è quello che le viene immediatamente in mente?

“Alla Sampdoria, sicuramente, i due gol all'Arsenal. Ero poco più che maggiorenne e il mio allenatore, Eriksson, mi fece entrare a cinque minuti dalla fine. Riuscii a segnare due gol incredibili. È un ricordo che mi lega particolarmente a quella squadra, perché mi ha dato lo slancio per iniziare e proseguire alla grande la mia carriera. Del Napoli non dimenticherò mai il gol che realizzai contro la Juventus. Pensare al boato dello stadio mi fa ancora venire i brividi. L'allora San Paolo era stracolmo di tifosi perché sappiamo quanto sia importante per i napoletani la partita contro la Juventus

A Bologna il mio primo anno da capitano è stato davvero emozionante. Giocare con calciatori forti come Beppe Signori e Pagliuca è stato molto importante per me. Anche essere nuovamente allenato da Carlo Mazzone è stato eccezionale. Bologna è stata una piazza speciale. Lì sono cresciuti i miei figli. È un ambiente al quale sono molto legato. Ho sentito anche Lorenzo De Silvestri parlare di Bologna con lo stesso affetto con cui ne parlo io. È una città che porto davvero nel cuore e alla quale sono molto affezionato.

Infine, il ritorno alla Sampdoria è stato speciale. Ci tenevo fortemente ad andare in doppia cifra anche con la Samp. Devo ringraziare il presidente Garrone e Marotta, che all'epoca era il direttore generale. Riuscire a raggiungere la doppia cifra è stato come chiudere il cerchio della mia carriera”.

Nel corso della sua carriera, ha giocato numerosi derby con le maglie di Napoli, Bologna, Venezia e, soprattutto, Sampdoria. Come si preparano e come si affrontano partite di questo tipo?

“Ricordo che il derby più importante, per quanto mi riguarda, era sicuramente quello di Genova. Napoli, Bologna e Venezia non hanno un vero e proprio derby cittadino, mentre quello genovese era particolare. Non si riusciva a dormire già due giorni prima della partita. Durante il ritiro capitava di vedere alcuni compagni camminare nei corridoi dell'albergo fino alle undici di sera. Alla fine non vedevi l'ora di giocare perché non volevi più aspettare. C'era anche chi riusciva a rimanere più tranquillo e affrontava la partita come una gara quasi normale. Altri, come me, Palombo e Volpi invece sentivano particolarmente l'importanza di quella sfida e non vedevano l'ora di scendere in campo. Ne abbiamo vinti più di quanti ne abbiamo persi, ma era sempre bello viverli. Oggi invidio i giocatori che hanno la possibilità di disputare queste partite. Mi manca la sensazione di non riuscire a dormire la notte prima del derby”.

Proprio durante la sua permanenza alla Sampdoria ha condiviso lo spogliatoio con uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano: Roberto Mancini, oggi nuovamente CT della Nazionale italiana. Cosa ne pensa del suo ritorno sulla panchina azzurra?

“Mancini ha già dimostrato il proprio valore. Dopo la prima partita contro il Belgio, sembrava un vero disastro. Lui, però, ha invitato tutti a non trarre conclusioni affrettate. Era soltanto la prima gara, contro una delle Nazionali più forti. Alla fine ha avuto ragione: nelle tre partite successive abbiamo visto i risultati del suo lavoro. Ritrovare una squadra e un ambiente dopo tanti anni non era semplice. Soprattutto affrontando subito il Belgio, con appena due giorni di preparazione. Dopo una settimana di lavoro, però, è emersa chiaramente la credibilità che Mancini ha agli occhi dei suoi giocatori.

BOLOGNA, ITALIA - 5 OTTOBRE: Roberto Mancini, commissario tecnico dell'Italia, osserva prima della partita della fase a gironi della UEFA Nations League 2026/27 tra Italia e Turchia, disputata allo stadio Renato Dall'Ara il 5 ottobre 2026 a Bologna, Italia. (Foto di Marco Luzzani/Getty Images)

Per quanto riguarda il mio rapporto con lui, provo gran riconoscenza nei confronti di alcune persone e di una società in particolare. Sono profondamente grato alla famiglia Mantovani, al direttore Borea e a compagni come Mancini, Mannini, Attilio Lombardo e Giovanni Invernizzi. Sono stati loro a farmi capire di avere il talento per giocare in Serie A e cosa significasse davvero appartenere alla Sampdoria. Solo chi ha indossato quella maglia può comprendere il legame speciale che univa la squadra alla città di Genova. La Sampdoria di quegli anni, con campioni come Mancini, Mihajlović e Montella, era qualcosa di unico. La famiglia Mantovani rappresentava il cuore di quella società: erano, a tutti gli effetti, la famiglia Sampdoria”.

Uomini e insegnamenti che hanno lasciato il segno: il ricordo di Bellucci dei grandi della Serie A

Durante la sua carriera ha avuto la possibilità di essere allenato e di giocare con quattro uomini che hanno fatto la storia della Serie A. Sven-Göran Eriksson, Carlo Mazzone, Siniša Mihajlović e Igor Protti. Quali ricordi conserva di loro? C'è un aneddoto o qualcosa che le è rimasto particolarmente impresso nella memoria per ciascuno di loro?

"Partiamo da Eriksson. Nonostante avessi appena 17-18 anni, mi trattava già come un giocatore della prima squadra. Mi fece persino calciare un rigore nella semifinale di Coppa Italia a Pisa. Aveva probabilmente intravisto qualcosa di buono in me e mi diede la possibilità di emergere. Non faceva differenza se dovevo sostituire Chiesa, Gullit o Pippo Maniero: per lui ero parte della Sampdoria e avevo le stesse opportunità degli altri. Grazie a lui ho segnato due gol contro l'Arsenal, vinto una Coppa Italia e realizzato il mio primo gol in Serie A. Eriksson era davvero avanti di vent'anni: il suo modo di lavorare era semplicemente questo.

Con Siniša ho condiviso tanti momenti. Sono cresciuto insieme a lui e abbiamo fatto moltissimi viaggi. Eravamo entrambi fidanzati: io con mia moglie Arianna, che ha lo stesso nome della moglie di Siniša. Io ero ancora un ragazzino, mentre lui era un po' più grande. Potete immaginare quanti aneddoti mi leghino a lui. Gli ho voluto molto bene e gliene voglio ancora oggi, perché è stato un esempio importante per me.

NAPOLI, ITALIA - 28 OTTOBRE: Allenatore Sinisa Mihajlovic Bologna FC durante la Serie A match tra SSC Napoli e Bologna FC allo Stadio Diego Armando Maradona il 28 ottobre 2021 a Napoli, Italia. (Foto di Francesco Pecoraro/Getty Images)

Poi c'è Carlo Mazzone. Quando penso a un allenatore, mi viene subito in mente lui, per la sua personalità e per quello che è riuscito a trasmettermi in un momento difficile della mia carriera. L'ho avuto prima a Napoli e poi a Bologna, dove giocavo poco con Guidolin. Quando arrivò, mi trattò come un figlio e come un vero calciatore. Ero sempre dalla sua parte. Aveva una capacità di convincermi straordinaria e riusciva a farmi accettare qualsiasi ruolo. È stato davvero una figura fondamentale nella mia carriera.

Infine, Igor Protti. Ci siamo conosciuti a Napoli, nell'anno della retrocessione. Non sono mancati alcuni contrasti, ma sempre nel rispetto reciproco. Negli anni abbiamo costruito un rapporto autentico, basato sulla stima e sulla lealtà. Quando arrivai a Napoli avevo appena vent'anni. Igor mi aiutò a crescere, anche con qualche rimprovero, perché vedeva in me qualità che non riuscivo a esprimere. I suoi consigli sono stati preziosi e per questo è una persona che devo ringraziare".

Per concludere questa intervista, le propongo un gioco: le dirò i nomi di alcuni suoi ex compagni e lei dovrà associarli a un aggettivo, una parola che possa descriverli al meglio.

Walter Zenga: “Walter è un mito! Ha vinto per tre volte il premio di miglior portiere del mondo. Ho giocato con Walter Zenga, ma forse all’epoca non mi rendevo conto di quanto fosse importante. Walter è uno dei miti del calcio italiano”.

Alberico Evani: “Signore, Chicco era un signore fuori e dentro dal campo”.

Pietro Vierchowod: “Duro”.

Clarence Seedorf: “Classe. Clarence era il mio compagno di stanza alla Sampdoria".

Ruud Gullit: “Leggenda! Quando ero al mio secondo ritiro con la prima squadra della Sampdoria, mio padre mi disse che la Samp aveva comprato Gullit e io risposi che era impossibile. Poi arrivò l'ufficialità dell'acquisto e passai tutta la notte a pensare che il giorno dopo avrei giocato con lui. Dal mito dell'Olanda dell'88, vincitore del Pallone d'Oro, Gullit è una delle leggende del calcio mondiale, non soltanto della mia carriera.”.

Vincenzo Montella: “Bomber”.

Antonio Cassano: “Fantasista! Antonio è un fantasista dentro e fuori dal campo. A volte mi faceva arrabbiare, ma nell’anno in cui ho segnato 12 gol con la Sampdoria mi ha aiutato tantissimo. È un fantasista in tutto e per tutto.”.

Enrico Chiesa: “Leale. Enrico è un mio carissimo grande amico, abbiamo lavorato anche insieme nella Sampdoria dopo che avevamo smesso”.

Massimiliano Allegri: “Il professore”.

Edmundo: “Pazzo! Eddy era proprio un pazzo!”.

Gianluca Pagliuca: “Esplosivo”.

Hidetoshi Nakata: “Elegante”.

Giuseppe Signori: “Rapido”.

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