Argentina-Inghilterra, il ritorno: la mano de Dios, il gol del secolo e lo Spice Boy
Il Mondiale è ormai giunto alla fase finale. Un posto in finale se l'è già aggiudicato la Spagna, visto il 2-0 rifilato alla favorita Francia. Dall'altro lato del tabellone ci sarà una delle sfide più iconiche della storia dei mondiali: Argentina-Inghilterra. La gara vedrà di fronte gli uomini di Tuchel, trascinati fin qui da uno straordinario Jude Bellingham - autore di 6 reti - e quelli guidati da Lionel Scaloni - che puntano alla seconda finale consecutiva. Sarà anche la prima occasione per Leo Messi di sfidare l'Inghilterra. Le due nazionali infatti si riaffronteranno dopo 21 anni - ultimo precedente nel 2005 - ma in quell'occasione la pulce saltò la gara poiché espulso in una gara giocata precedentemente. Ma Argentina-Inghilterra è molto di più. Da Rattin a David Beckham, passando per il gol del secolo, ripercorriamo i momenti salienti di questa rivalità che vedrà l'ennesimo atto andare in scena Mercoledì 15 Luglio.
L'inizio della rivalità
È il 1966. In un Wembley vestito a festa si gioca Inghilterra-Argentina, partita valida per guadagnarsi l'accesso alle semifinali. La gara è giocata da entrambe le squadre in maniera concentrata ma ruvida. Non mancano gli scontri tra i giocatori delle due fazioni, ma un dubbio inizia a pervenire nella mente dei calciatori dell'albiceleste. Dopo una buona parte di partita infatti, sul taccuino dell'arbitro non compare nemmeno un nome dei calciatori inglesi. Mentre la lista degli "ammoniti" - all'epoca non c'erano i cartellini gialli, l'arbitro si limitava a scriversi i nomi dei calciatori su un taccuino appunto - argentini inizia ad allungarsi sempre di più.
E ammonito fu anche Antonio Rattin, numero 10 argentino e capitano della sua squadra. Kreiltein, l'arbitro tedesco designato per dirigere il match, continua questo arbitraggio "curioso", ammonendo qualche minuto dopo Artime, centravanti della seleccion. Rattin allora decide di chiedere spiegazioni al giudice di gara, che di tutta risposta gli dice qualcosa e lo spedisce fuori dal campo. Ma Rattin non ci sta. Il calciatore argentino prima resta per qualche minuto chiedendo un traduttore, poiché l'arbitro non conosceva lo spagnolo e lui l'inglese.
L'oltraggio
Ma ciò che fece infuriare gli inglesi per davvero furono due gesti compiuti in seguito dal calciatore. Prima, passando vicino alla bandierina, Rattin decise di stropicciare lo stendardo inglese che si trovava proprio sull'asta che indica il calcio d'angolo. Non contento, decise di sedersi sul tappeto rosso steso in quella parte di stadio dedicata alle più alte onorificenze britanniche. Un vero e proprio oltraggio, che gli inglesi non avrebbero mai accettato.
16 anni prima della vera guerra tra Argentina e Inghilterra, Rattin decise di sfidare un popolo intero. Gli inglesi passarono il turno e dopo aver sconfitto il Portogallo, sconfissero la Germania Ovest 4-2 dopo i supplementari in finale e si laurearono Campioni del Mondo per la prima ed unica volta nella loro storia. Ed ora, 40 anni dopo, rivendicano quella vittoria e vogliono riportare a "casa" la coppa.
Argentina-Inghilterra: la partita del secolo
Il destino però, sceglie sempre il momento migliore per scendere in campo. 4 anni dopo infatti, e 20 anni dopo quel quarto di finale, Argentina e Inghilterra sono di nuovo di fronte, sempre ai quarti di finale. La ferita nel cuore degli argentini è aperta ed enorme. Il campo da calcio, come spesso accaduto nella storia recente, può essere il luogo giusto per prendersi le proprie rivincite. Ma questa volta alla guida degli argentini non c'è Leopoldo Gualtieri, sfortunato generale della battaglia precedente, ma un ragazzo riccio, magrolino, e che con il pallone ha dimostrato di poterci fare quello che vuole, persino vincere una guerra: Diego Armando Maradona.
Il calciatore decide di testa sua - come spesso ha fatto - di rendere quella partita, La Partita. Non vuole solo vincere, vuole dare un segnale a tutta la sua nazione ed a tutto il mondo. "L'Argentina c'è, nonostante ci abbiate tolto le Malvinas". Questo il mantra nella testa di Diego. Diego - uomo e calciatore - è stato forse il rappresentante di questo sport che più ha incarnato, in egual maniera, il bene ed il male. E l'apice di questa convivenza si è avuto proprio in questa sfida.
La Mano de Dios
Minuto 51. Hodge, difensore inglese, prova a rinviare la palla, ma lo fa in maniera goffa. La sfera, anzichè allontanarsi dalla difesa inglese, si alza in un campanile diretto verso Peter Shilton - portiere dei tre leoni - ma a contenderla arriva proprio Diego. Ora il pallone è li, sospeso in aria in testa ai due calciatori. Peter Shilton chiude i pugni come per andarla a rinviare, ma Maradona, nonostante l'altezza non sia il suo punto forte, lo anticipa di testa.
O meglio, così sembrerebbe. Tutta la difesa inglese, guidata da Shilton, si dirige furiosa verso il direttore di gara: altroché di testa, Maradona ha segnato con la mano, rivendicano i britannici. Ma Ali Bin Nasser - giudice della gara - non ne vuole sapere, e convalida il gol del Pibe de Oro. Dopo la gara, lo stesso Maradona decise di coniare quello che ancora oggi è il nome di questo gol. L'argentino infatti intervistato dai media, alla domanda su come avesse segnato rispose: "Un po’ con la testa, un po’ con la mano di Dio". La Mano de Dios.
Maradona contro tutti
Minuto 55. Sono passati solo 4 minuti da quel controverso gol. Diego riceve palla a centrocampo. Davanti a sé ha tutto l'esercito inglese, più infuriato che mai. Il campo è lungo, forse questa volta ci sono più di 54 metri a separarlo dalla porta e da Peter Shilton. Ma per vincere una guerra ci vogliono condottieri coraggiosi, e Diego di sicuro lo è. Il gol di qualche minuto prima ne è la prova, ma potrebbe non bastare. E allora Maradona decide di dare il colpo del ko all'avversario, da solo. Conta i metri, quanti passi serviranno e quale potrebbe essere la strategia migliore. E parte. Salta di netto Beardsley, Reid, Butcher, Fenwick. Adesso tra lui e la porta c'è solo Peter Shilton, di nuovo. 14 secondi, 14 tocchi, con il malcapitato portiere che prova ad uscire per frapporsi tra lui e la rete, ma senza risultati.
La FIFA ha deciso di rinominare questo gol come "il gol del secolo", a giusta ragione. Il gol di Lineker - laureatosi capocannoniere di quel Mondiale - fu inutile per gli inglesi, e con il punteggio di 2-1 l'Argentina si qualificò alle semifinali. Gli argentini dopo aver superato il Belgio, si imposero per 3-2 sulla Germania Ovest - come l'Inghilterra venti anni prima - e vinsero il loro secondo titolo mondiale. Gli strascichi di questa sfida sono visibili ancora oggi. Nela canzone che i calciatori argentini cantano dopo ogni vittoria in questa edizione si può sentire: "Por las Malvinas" e questo sta suscitando non poche polemiche, nonostante la FIFA abbia deciso di non punire gli argentini per l'inno sebbene sia di natura politica.
David Beckham: crollo e ascesa dello Spice Boy
La trappola di Simeone
Agli ottavi di finale i calciatori dell'albiceleste si pongono un obiettivo: limitare al massimo Beckham. Simeone, che è un maestro in questo, decide di prenderlo di mira. Per tutta la gara lo infastidisce, lo punzecchia, fino a farlo esplodere. L'inglese, davanti agli occhi del direttore di gara, scalcia il polpaccio dell'attuale allenatore dell'Atletico Madrid, venendo espulso. Come dichiarò lo stesso Simeone ai giornali tempo dopo: "Sono riuscito a farlo cadere nella mia trappola".
La gara terminò 2-2, ma i calci di rigore condannarono gli inglesi all'eliminazione. La sconfitta fece passare in secondo piano anche un golazo di Michael Owen, partito in solitaria dalla linea di centrocampo. Il ritorno in patria fu devastante per la star: i tabloid inglesi sanno essere crudeli, e nel suo caso lo furono molto di più. "Piangevo come un bambino sulla spalla di mio padre. Fu il momento peggiore della mia vita": riferirà lo stesso David tempo dopo.
4 anni dopo però, la sorte ha deciso di dare a David una seconda chance. Al mondiale in Corea, Beckham ci arrivò tornando da un grave infortunio subito in Premier League - nemmeno a farlo apposta, per mano di un calciatore argentino. Le due squadre finirono nello stesso girone, il girone F. Questa volta le aspettative erano tutte sulla nazionale argentina, presentatasi al mondiale guidata dal "Loco" Bielsa dopo una campagna di qualificazione perfetta.
La vendetta
Il girone è di quelli tosti: oltre alla super favorita Argentina ci sono appunto Inghilterra, Nigeria e Svezia. Alla seconda giornata è di nuovo i 3 leoni contro l'albiceleste. La partita è giocata sul filo del rasoio, ma poco prima dell'intervallo arriva l'episodio che cambia il match, e forse la storia del torneo. Mauricio Pochettino attera Michael Owen in area di rigore. Per l'arbitro non ci sono dubbi, si andrà dal dischetto. E sul dischetto ci deve andare proprio lui, David Beckham. 4 anni dopo, le sorti del paese sono di nuovo sulle sue spalle.
Per descrivere cosa ha provato l'ex numero 7 del Manchester United bastano le sue parole: "Sapevo che c'era tantissima pressione per quello che era successo in passato, per quello che c'era in palio", ha raccontato il calciatore. "Simeone provò a distrarmi in ogni modo ma io cercai di non avere contatti con lui. Non sentivo mai la pressione dei rigori ma in quell'occasione fu diverso. Ci furono due, tre minuti prima che l'arbitro mi desse il via libera per calciare. Non riuscivo a respirare bene e ad un certo punto smisi completamente".
Ma, nonostante la pressione del mondo calcistico addosso, lo Spice Boy tirò centrale, con Cavallero che inerme guardò la palla finire in rete. La sconfitta contro l'Inghilterra e il pareggio contro la Svezia all'ultima giornata condannarono l'albiceleste ad un ritorno prematuro a casa. Dall'altro lato, David Beckham alla fine della partita dichiarò: "Alla fine ce l'ho fatta. Nella mia vita sono successe diverse cose ma dopo quattro anni posso finalmente mettermi alle spalle questo aspetto".
Argentina-Inghilterra: atto finale
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