DerbyDerbyDerby Editoriali Quando i soldi non fanno la felicità: Chelsea, l'ossessione per il futuro e l'assenza di un presente
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Quando i soldi non fanno la felicità: Chelsea, l'ossessione per il futuro e l'assenza di un presente

Francesco Di Chio
Non basta spendere tanto per avere una squadra che vince. Il Chelsea purtroppo lo sa, e cerca da anni un modo per uscire da questa palude, tra miliardi spesi e allenatori sbagliati.

Il mondo del calcio spesso ci insegna cose che valgono anche per la vita fuori dal rettangolo verde. Il Chelsea, per esempio, incarna una di quelle frasi che più spesso ci vengono dette, soprattutto da bambini: i soldi non fanno la felicità. Purtroppo per loro, i tifosi dei Blues hanno preso piena consapevolezza di questa frase così banale, ma - nel loro caso - così veritiera. Il club londinese, nonostante i - tanti - soldi spesi, continua a girovagare in un limbo che sembra infinito. Ogni anno a Stamford Bridge arrivano nuovi calciatori, promesse del calcio mondiale, allenatori all'ultimo grido. Ma, nonostante ciò, non c'è ombra di una progettualità o di un futuro, nemmeno per sbaglio.

LONDRA, INGHILTERRA - 18 AGOSTO: Vista generale all’interno dello stadio mentre le squadre entrano in campo prima della partita di Premier League tra Chelsea FC e Manchester City FC a Stamford Bridge il 18 agosto 2024 a Londra, Inghilterra. (Foto di Julian Finney/Getty Images)

Chelsea, vincitori per caso

C'è da dire però che il palmares del Chelsea nell'ultimo decennio, nonostante la premessa, si è riempito di nuovi titoli. I Blues sono i Campioni del Mondo in carica, avendo vinto il primo mondiale per club della storia. Oltre a questo trofeo, negli ultimi 6 anni sono state vinte una Conference League e una Champions League. Niente male per un club che sembra non avere né capo né coda. Ma la verità è che sembra che questi trofei siano arrivati più per un incastro degli astri che per una progettualità vera e propria.
Se guardiamo i posizionamenti del Chelsea negli ultimi 6 anni (a partire dal 20/21, anno del trionfo in Champions League) ad esempio, notiamo che i Blues si sono piazzati una volta al 3° posto, 2 volte al 4°, poi al 6°, 12° e quest'anno sono al 9° posto. Ecco, guardando alla Premier League e quindi ad un torneo che richiede più costanza all'interno di un anno, abbiamo più chiaro il quadro. Un'altro dato a favore della tesi, a parte Thomas Tuchel che ha finito due stagioni - 20/21 e 21/22 - sulla panchina dello Stamford Bridge, per ogni stagione successiva compare il nome di un allenatore differente. Quest'anno siamo già a 3: Maresca in partenza, poi Liam Rosenior, ed ora Calum McFarlane a traghettare la squadra fino al finale di stagione.

Certo, alcuni club italiani metterebbero la firma per 3 trofei internazionali in 6 anni, e questo non possiamo negarlo. Ma i trofei ad eliminazione diretta vivono sempre più di giornate e periodi rispetto ai campionati. Ma siamo certi che l'obiettivo della dirigenza del club non sia quello di vivacchiare nella speranza di vivere un'annata positiva, e gli investimenti - troppi - fatti nel tempo ce lo confermano.

LONDRA, INGHILTERRA - 10 AGOSTO: Malo Gusto ed Enzo Fernández del Chelsea effettuano un giro di celebrazione con i trofei della Conference League e della FIFA Club World Cup durante la partita amichevole pre-campionato tra Chelsea e AC Milan a Stamford Bridge il 10 agosto 2025 a Londra, Inghilterra. (Foto di Richard Pelham/Getty Images)

La lista della spesa

Non possiamo certo dire che la dirigenza del Chelsea non le sta provando tutte per portare il club a livello di competitors con più successo. In Inghilterra abbiamo 3 esempi perfetti di come si può gestire una squadra con un budget infinito a disposizione e comunque avere in mente un'idea: il Manchester City, l'Arsenal e il Liverpool. I 3 club citati hanno avuto dei budget incredibili a disposizione negli ultimi anni, ma danno idea di solidità e di avere una direzione.

LONDRA, INGHILTERRA - 10 NOVEMBRE: Mykhailo Mudryk del Chelsea in azione durante la partita di Premier League tra Chelsea FC e Arsenal FC a Stamford Bridge il 10 novembre 2024 a Londra, Inghilterra. (Foto di Mike Hewitt/Getty Images)

Questo al Chelsea non accade: basta pensare, come già detto, alla mole incredibile di allenatori che si sono succeduti sulla panchina dei Blues nelle scorse stagioni. Anche la scelta stessa dei tecnici a cui affidare la squadra è sembrata confusa: sono stati scelti da allenatori con curriculum di un certo tipo - Mourinho, Conte, Tuchel - ad allenatori giovani e con delle idee all'apparenza innovative - Maresca, Rosenior, Potter - fino ad ex bandiere del club come Lampard. Il filo conduttore però è sempre lo stesso, poco tempo a disposizione ed esonero quasi certo fino a fine anno.

Dal punto di vista del campo, cambia ben poco. Nella stagione 24/25, per intenderci, la rosa del Chelsea è arrivata a contare 43 calciatori a disposizione, di cui 7 portieri. Un dato semplice, ma che spiega la confusione che c'è nella gestione del club. Per allestire la rosa sono state - e continuano ad essere - spese centinaia di milioni di sterline, ma con dei risultati non all'altezza. Mudryk ne è l'esempio più lampante. Al netto della squalifica per doping, il calciatore è stato acquistato per una cifra intorno ai 100 milioni di sterline senza mai ripagare l'investimento, neanche in minima parte.

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Chelsea, che futuro?

Il club londinese ce la sta mettendo tutta per uscire da questa situazione intricata. La stagione in corso è appesa solo alla FA Cup, che con una vittoria oltre a mettere il trofeo in bacheca consentirebbe l'accesso ai gironi di Europa League. Dal campionato infatti, nella migliore delle ipotesi, il club potrà ricavare solo l'accesso alla Conference League, distante al momento 3 punti.
Nonostante la probabilità di alzare un trofeo anche quest'anno, la sensazione è che il Chelsea continui a muoversi senza direzione. Come se ogni estate rappresentasse un nuovo inizio, ma allo stesso tempo la fine prematura della stagione precedente. Dalle parti di Stamford Bridge si ha sempre la sensazione di un investimento a lungo termine, ma col presente che resta incompleto. Forse è proprio questo il paradosso di questo Chelsea: investire tanto sul domani senza pensare ad oggi.